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La Fine, la recensione del film Netflix con Theo James e Forest Whitaker

David M. Rosenthal dirige un survival movie davvero poco ispirato e dal sapore acerbo, che forse è meglio evitare.

recensione La Fine, la recensione del film Netflix con Theo James e Forest Whitaker
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Negli scorsi mesi, parlando di altre produzioni a marchio Netflix, abbiamo avuto modo di sottolineare come la piattaforma di Reed Hastings sia divenuta ormai una sorta di "raccoglitore" di produzioni che probabilmente non verrebbero neanche considerate per una distribuzione in sala.
Al netto di un paio di idee riuscite, con molte altre che viaggiano su binari qualitativi appena sufficienti, molti titoli che sbarcano quotidianamente sul servizio streaming sono davvero poca cosa, come ad esempio questo La Fine, in originale How It Ends.
Si tratta di un disaster-survival movie diretto da David M. Rosenthal, che vede protagonisti Theo James e Forest Whitaker nei rispettivi panni di genero e suocero, che è poi forse l'unico spunto originale di un film poco ispirato, che guarda ai grandi narratori come Cormac McCarthy o a classici del genere come La città verrà distrutta all'alba, con ambizioni ridotte e una scarsa riuscita.

Viaggio di famiglia

Da un regista come Rosenthal, che in carriera ha diretto soprattutto thriller di poco interesse, non ci si poteva certo aspettare il miracolo, e infatti La Fine non solo non è "biblico" o memorabile, non basta neppure a passare due ore davanti allo schermo nel caldo afoso di luglio.
La storia si apre come se ci trovassimo in un Indovina chi viene a cena?, con ogni cifra commediata smorzata in favore di una drammaticità spicciola e accessoria, utile alla formazione delle "parti" - che sono poi quelle di Tom, padre di Samantha interpretato da Whitaker, e Will, futuro sposo di Samantha, nei cui panni troviamo invece Theo James.
Per comunicare ai genitori l'imminente matrimonio, Sam e Will decidono di organizzare una cena, che si rivela un enorme disastro, con Tom che considera Will soltanto un fallito e lo accusa persino di essere interessato esclusivamente al patrimonio di famiglia.
Al di là di questi problemi familiari, Will ha un'incombenza a Chicago, proprio dove sono i suoceri, ma la moglie è a Seattle, e la mattina dopo un'emergenza nazionale non meglio specificata tronca completamente le comunicazioni tra le due coste degli Stati Uniti, con tutti i voli cancellati, per giunta. Intenzionato a raggiungere Sam, Will decide con Tom di partire alla volta di Seattle in macchina, questo nonostante i due non si vedano di buon occhio, per il bene della figlia e futura moglie.
Nel frattempo, come nel più classico dei The Road o in una sorta di Mad Max "ridimensionato", l'intero Paese è sprofondato nel caos, preso di mira da bande armate che razziano negozi e vetture abbandonate.
Tom e Will scelgono così di difendersi senza troppi problemi con le armi, decidendo di non aiutare nessuno per strada, così da arrivare a Seattle il prima possibile. Con loro, almeno per la prima parte del viaggio, c'è questa giovane meccanica di nome Ricki che non riesce proprio a sottostare ai dictat morali necessari alla sopravvivenza dei due compagni di viaggio, tanto da uscire di scena quasi improvvisamente, senza che poi se ne sappia più nulla.
In sostanza, una scelta narrativa forzata per dare margine di movimento a un personaggio femminile che, altrimenti, non avrebbe trovato spazio all'interno della storia, e forse sarebbe anche stato meglio.
Quasi tutto il film si regge comunque sul rapporto tra Tom e Will, entrambi fermi nelle loro posizioni e con un solo interesse comune: il bene di Sam, che è poi l'elemento di unione tra due caratteri differenti pronti anche a esplodere.

Nella sua generalità, La Fine è un road trip movie forte dell'elemento thriller e di sopravvivenza, ma con i cugini del genere non condivide né la giusta misura della tensione, né la capacità intrinseca di generare interesse o suspence sulla lunga distanza. Forest Whitaker si dimostra comunque un attore straordinario, che all'interno di un film mediocre in ogni suo aspetto (effetti speciali e azione compresi) svetta quanto basta per essere l'unica nota positiva di un prodotto ampiamente evitabile.
Meglio recuperare The Rover di David Michod, lo stesso The Road di John Hillcoat o addirittura Zombieland, tutti film che fanno del viaggio il fulcro centrale di narrazione e sviluppo degli eventi, senza però dimenticarsi di un punto fondamentale: la qualità della produzione che, anche senza essere al 100% originale, comunque intrattiene, emoziona e/o diverte, come La Fine non riesce a fare.

How It Ends Se pensavate di mettervi comodi sul divano e dare una possibilità a La Fine di David M. Rosenthal, riflettete bene. È un film che tenta di guardare con fare ispirato a classici come La città verrà distrutta all'alba o alla narrativa di Cormac McCarthy (soprattutto The Road), ma che con poca originalità e un continuo di situazioni abbozzate non riesce né a intrattenere a dovere, né a emozionare o divertire. Volevate un disaster-survival movie di qualità? Guardate altrove, a The Rover di David Michod o allo stesso The Road.

4.5

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