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La festa delle fidanzate, la recensione del film originale Netflix

Uno scrittore di biglietti d'auguri in crisi creativa si trova al centro di un intrigo noir quando viene istituita una nuova celebrazione.

recensione La festa delle fidanzate, la recensione del film originale Netflix
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Ray Wentworth vive in una realtà dove gli scrittori di cartoline d'auguri sono delle vere e proprie celebrità. L'uomo, dopo un passato glorioso nel relativo settore, sta attraversando una profonda crisi creativa che lo porta anche a essere licenziato dal posto di lavoro con conseguente difficoltà a pagare l'ultima rata dell'affitto. Completamente allo sbando Ray vede una luce in fondo al tunnel quando il governatore istituisce una nuova celebrazione, La festa delle fidanzate, ma la fresca opportunità di rientrare nel giro che conta lo catapulta al contempo in una serie di omicidi e intrighi criminali che lo vedranno coinvolto in prima persona, mettendo la sua stessa vita a repentaglio.

L'uomo che non c'era

Con San Valentino appena trascorso anche quest'anno, tra coppie di fidanzati pronte a proclamarsi amore eterno e orde di single in attesa dell'anima gemella, eccoci puntare l'attenzione su una produzione originale Netflix non recentissima ma che si adatta parzialmente alla suddetta giornata. L'esordio nel cinema di finzione del documentarista Michael Stephenson, un progetto fortemente voluto dal protagonista (e autore della sceneggiatura) Bob Odenkirk, volto caro agli appassionati di Breaking Bad, è una commedia dal taglio noir che parte da uno spunto surreale, trasportandoci in una realtà in cui gli scrittori di biglietti d'auguri sono considerati delle star dall'opinione pubblica. Ed è proprio quest'alone di mitizzazione a dare il via al gioco poliziesco in cui si trova ben presto coinvolto il Nostro, un incastro di situazioni paradossali dove il numeroso gruppo di personaggi secondari si trova invischiato in una partita di stampo gangsteristico che omaggia in chiave farsesca gli stereotipi del filone. La festa delle fidanzate trova nella sua leggerezza di fondo sia pregi che difetti: se difatti la visione, complice l'esigua durata (70 minuti scarsi), scorre in un lampo, con alcuni momenti di puro divertimento, è altrettanto palese l'ingenuità di fondo di una narrazione che si muove tra forzature surreali e inverosimili fino al classico e prevedibile happy ending. Il regista coglie però discrete sfumature fotografiche e ambientali nella messa in scena della bizzarra vicenda, lasciando a briglia sciolta un Odenkirk gigione quanto basta per conquistare la simpatia del pubblico.

La festa delle fidanzate Commedia dal taglio noir partente da una premessa surreale, La festa delle fidanzate è un film divertente ma fin troppo esile nel suo aggiornamento farsesco ai canoni del filone, con inverosimiglianze e colpi di scena non sempre centrati a speziare una narrazione popolata da numerosi personaggi secondari, alcuni più palliativi che realmente necessari. La breve durata, le discrete atmosfere e l'efficace performance del protagonista Bob Odenkirk fanno comunque chiudere un occhio sui vizi di una sceneggiatura poco coraggiosa.

5.5

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