Recensione La famiglia Fang

Jason Bateman, Nicole Kidman e Christopher Walken protagonisti di un film tra realtà e follia, giocato attorno al senso della "rappresentazione"

recensione La famiglia Fang
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Qual e il confine tra arte e follia? Si possono sacrificare la propria ‘normalità' e le proprie convenzioni sociali pur di vivere una vita da artista? Sono i dubbi sollevati dalle attività de La famiglia Fang, nucleo composto da padre, madre e due figli (Annie e Baxter, ribattezzati per le scorribande artistiche semplicemente come A e B) che negli anni '70 era noto per la sua arte estemporanea, veri e propri numeri creati dal nulla, per la strada e nei locali, a insaputa degli altri, divenuti loro malgrado spettatori casuali di esibizioni alquanto (a volte troppo) estrose e bizzarre. Numeri folli, provocatori, sempre in bilico tra realtà e pazzia che hanno fatto del quartetto famigliare dei Fang un nucleo davvero sui generis, idolatrato e studiato da qualcuno come espressione di un'arte originale e avanguardista, e odiato da molti altri. Un retaggio che tanti anni dopo gli oramai adulti Annie (Nicole Kidman) e Baxter (Jason Bateman) non si sono ancora riusciti a scrollare di dosso, rimasti invischiati loro malgrado nell'imprinting concettuale di quei genitori cosi volitivi, stravaganti, fuori dagli schemi. Una lezione impartita difficile da elaborare (sfogata tutta in quel brano messo su a suo tempo dai due fratelli e dal titolo "Uccidete tutti i genitori"), incarnata in particolar modo dal padre (Christopher Walken), realmente ossessionato dalla sua ‘essenza' di artista e incapace di vivere appieno ogni altra cosa, inclusa la propria paternità e la relazione d'affetto con moglie e figli. L'imprevisto, o meglio l'ennesimo mirabolante spettacolo, sarà l'occasione per aprire gli occhi sulle ‘falle' di quell'educazione, e liberare (finalmente) le esistenze dei due ex ragazzi a una nuova vita, consapevoli del fatto che non importa quanto ostinatamente ci impegniamo a cambiare gli altri, ma quanto realmente siamo disposti a migliorare noi stessi.


Rappresentazioni d'arte e di vita

Tratto dall'omonimo romanzo di Kevin Wilson (edito in Italia da Fazi), La Famiglia Fang di Jason Bateman (che incarna qui sia il ruolo di regista sia quello di protagonista, affiancato da Nicole Kidman) è la riduzione ‘spettacolare' di un rapporto genitori figli complesso, emblematico, conflittuale, raccontato da una dimensione artistica che evade ogni concetto di razionalità per inseguire la pura, disinibita espressione delle proprie idee, immaginazioni, fantasticherie. Il percorso di potenziale riconciliazione con una genitorialità difficile, e di conseguenza con sé stessi, è il nucleo centrale attorno al quale ruota il senso del film firmato dal regista statunitense. Alcuni momenti alzano l'asticella dei contenuti, innervando l'opera con una interiorità particolare, originale, e tutto sommato coinvolgente. D'altro canto, sono le linee e gli scambi principali a soffrire invece di eccessiva retorica e a veicolare l'opera verso un terreno di avvertibile ‘canonicità'. Pur non brillando per scelte o qualità tecniche, La Famiglia Fang conserva comunque il pregio di portare alla ribalta una riflessione non solo sull'arte in generale e sul suo potenziale d'ingerenza, ma soprattutto sulla complessità del rapporto genitori-figli e sulla sempreverde questione del cosa significhi diventare adulti, maturare e crescere, creando (ove necessario) anche una sorta di cesura con le proprie origini. In soldoni, guardare le cose da una nuova prospettiva.

La famiglia Fang Adattando per il cinema il romanzo di Kevin Wilson La Famiglia Fang, l’attore e regista Jason Bateman si affida ai volti noti di Nicole Kidman e Christopher Walken, per realizzare un film sull’arte, sulla follia, e su quei legami famigliari che talvolta diventano fardelli oppressivi difficili da lasciar andare. Ossessione e rappresentazione sono i due cardini di un’opera che infila alcune buone riflessioni, ma spreca parte del suo potenziale e della sua ‘estrosità’ nella riduzione fin troppo canonica e lineare del soggetto.

6

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