La Chiesa, la recensione dell'horror di Michele Soavi

Il cult horror di Michele Soavi arriva in alta definizione, trascinandoci nuovamente nelle inquiete atmosfere di una cattedrale maledetta.

recensione La Chiesa, la recensione dell'horror di Michele Soavi
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Siamo nel Medioevo. Un gruppo di cavalieri teutonici compie un vero e proprio massacro di inermi civili, considerati quali seguaci del demonio. Sulla fosse comune dove sono stati seppelliti i corpi, al fine di scongiurare il ritorno del Male, viene deciso di costruire una cattedrale.
Ai giorni nostri la struttura, frequentata da decine di fedeli, è luogo di opere di restauro e il nuovo bibliotecario Evan scopre degli antichi manoscritti narranti di una leggenda riguardante proprio La Chiesa; durante le successive indagini, l'uomo apre accidentalmente un sigillo nel sottosuolo, dando via libera a entità demoniache che da lì a poco torneranno in superficie prendendo il controllo di chi frequenta il luogo religioso.
In prima persona rimarrà coinvolta anche la bella restauratrice Lisa, con la quale Evan aveva appena iniziato una relazione, e la giovane Lotte, figlia del sagrestano la cui identità sembra nascondere ben più di un segreto. E quando le porte dell'inferno rischiano di spalancarsi sul mondo esterno, le uniche speranze rimangono nella determinazione di un giovane prete di colore.

Nel nome di Satana

Doveva essere il terzo capitolo del fortunato franchise di Demoni, ma dopo l'abbandono di Lamberto Bava (impegnato nelle riprese di Fantaghirò) il progetto ha preso un'altra direzione per volontà del subentrante Michele Soavi, reduce allora (nel 1991) dai buoni risultati di pubblico e di critica dell'esordio Deliria (1989). Nonostante la volontà di Dario Argento e degli altri sceneggiatori di mantenere una continuità tematica coi precedenti film, La Chiesa è considerata dal suo regista come un'opera a sé stante, pur condividendo con i succitati titoli diverse somiglianze a livello narrativo, con l'ambientazione religiosa in questo caso a fare da ideale sfondo all'escalation demoniaca che ha luogo nei cento minuti di visione.
Dopo un breve ma affascinante prologo medievale, con un'armata di cavalieri teutonici che senza pietà e su comando degli organi ecclesiastici compie una vera e propria strage di uomini, donne e bambini (per il quale sono state dichiarate evidenti ispirazioni all'incipit di Conan il barbaro, 1982), l'azione si sposta nel presente adottando lo stile tipico di quell'horror nostrano che ha fatto scuola, lasciando che le atmosfere inquiete, sempre più macabre, e i movimenti della macchina da presa diventino catalizzatori visivi in grado di far chiudere un occhio su una narrazione non sempre coesa e nella quale si palesano diverse forzature.
La struttura che ha ospitato le riprese è in realtà la Chiesa di Mattia che ha sede nella piazza Szentháromság a Budapest, e si rivela palcoscenico perfetto almeno nelle parti in "superficie", dato che le numerose sequenze nei sotterranei sono state girate in studio.

Le origini del male

Anche i personaggi sono costruiti su misura per un racconto in cui non vi è un vero proprio protagonista, ma bensì un'ideale ed eterogenea convivenza tra elementi scatenanti e vittime sacrificali, i cui ruoli ben presto finiscono per mischiarsi inesorabilmente quando la pazzia comincia ad assalire tutto e tutti, sia in folli gesta di violenza che in spaventose allucinazioni, scatenando un vero e proprio climax orrorifico di indubbia efficacia estetica. Un'ascesa narrativa ottimamente supportata da soluzioni quasi pittoriche ed effetti speciali semplici ma capaci di raggiungere l'obiettivo primario con incredibile naturalezza.
Tra soggettive stilisticamente ineccepibili (in primis quelle attraverso l'elmo dei cavalieri teutonici, a forma di croce) e inquadrature dalle posizioni più impensabili, La Chiesa (ora disponibile in alta definizione per il mercato home video grazie a CG Entertainment) si annida come un incubo di celluloide in cui il pubblico ha modo di identificarsi con il fondamentale sguardo della giovane Lotte, ottimamente interpretata da una Asia Argento allora quattordicenne, vero e proprio veicolo empatico attraverso cui assistere ai sempre più tortuosi e drammatici eventi.
L'eterogenea colonna sonora è firmata da artisti del calibro dei Goblin, Philip Glass e Keith Emerson, e si insinua incisivamente nel teso scorrere della storia, fino a un epilogo volutamente ambiguo che dona ulteriore fascino a un'opera forse imperfetta ma ricca di un alchemico magnetismo.

La Chiesa Un numeroso gruppo di personaggi, tra principali e secondari, alle prese con entità demoniache risvegliate dopo anni di letargo in una cattedrale, le cui fondamenta vennero costruite su una fossa comune in cui vennero seppelliti decine di presunti eretici. Alla fine degli anni '80, Michele Soavi diede alla luce un horror gotico dalla magistrale impronta visiva, i cui meriti estetici e d'atmosfera compensano ampiamente uno script non sempre impeccabile, curato tra gli altri da Dario Argento (e con la giovane Asia in un ruolo fondamentale). Pensato originariamente come il terzo capitolo della saga di Demoni, La Chiesa possiede una propria, ferale identità. Utilizzando tutti gli archetipi stilistici del filone nostrano, ci trascina in un vortice di lussuria demonica messa in scena con una cura maniacale per le atmosfere e le sensazioni di un terrore che, attraverso figure mostruose o disturbanti allucinazioni, cattura lo sguardo con magistrale e inquieta efficacia di genere.

8

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