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La casa inquietante, la recensione del film Netflix

L'austriaco Daniel Prochaska firma un innocuo horror, che adatta il classico tema delle case infestate per un pubblico di giovani spettatori.

La casa inquietante, la recensione del film Netflix
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Il sedicenne Hendrik, ragazzo di città recentemente rimasto orfano di padre, vede la sua vita cambiare da un giorno all'altro quando la madre trova lavoro in un piccolo paesino nel sud dell'Austria, e obbliga il nucleo familiare - che include anche il secondogenito, il piccolo Eddi - a trasferirvisi in fretta e furia.
L'impatto con la nuova realtà non è per nulla semplice per Hendrik, costretto ad abbandonare la natia Germania e gli amici di sempre per ricominciare da zero. La nuova casa inoltre non sembra in ottimo stato e questo è motivo di ulteriore tensione.
Come se ciò non bastasse, la dimora è infestata da inquietanti presenze legate al tragico passato dei precedenti proprietari e Eddi comincia a comportarsi in modo sempre più strano, per via di una sorta di voce che sembra richiamarlo alla soffitta. Con l'aiuto della bella Ida e del giovanissimo Fritz, un ragazzino ricco di risorse, Hendrik cercherà di svelare il mistero della lugubre dimora, per evitare che quanto avvenuto in precedenza non si ripeta e metta a repentaglio la vita dei suoi cari.

Un orrore scolastico

Verrebbe da definirlo come un classico teen-horror, ma l'età davvero bassa dei protagonisti gli impedisce di entrare a pieno diritto in tale categoria. Al centro della vicenda troviamo infatti due adolescenti e due bambini, alla prese con una ghost-story dai toni leggeri e scanzonati, dove il terrore e la violenza di genere vengono volutamente lasciati da parte.
Anche nei passaggi più a tema, con possessioni improvvise e specchi rivelatori che mostrano la presenza di entità sovrannaturali, il tutto è sempre all'acqua di rose e chi è in cerca di emozioni forti farebbe meglio a tenersene alla larga, giacché l'operazione è chiaramente indirizzata a un target di giovani spettatori, alle prese con i loro primi spaventi cinematografici.
Contestualizzato in tale ottica, La casa inquietante può anche risultare gradevole e divertente, dato che per tempi e modi la sceneggiatura scorre con una certa naturalezza e si arriva ai titoli di coda quasi senza accorgersene, sempre se interessati o meno a quanto sta avvenendo sullo schermo.

Prendere o lasciare

Nuovo originale del catalogo Netflix, il film diretto da Daniel Prochaska - al suo esordio in un lungometraggio - è un titolo dunque atipico, che recupera qua e là toni e atmosfere anni '80 e cerca di adattare l'horror per un pubblico poco avvezzo a jump-scare e a toni cupi e ansiogeni. Anzi qui vi si mescolano sprazzi avventurosi, come nella parte finale in cui due dei personaggi principali - al centro anche di una platonica love-story - si trovano a lottare per la propria sopravvivenza in mezzo alla furia della natura.
Lo svelamento dell'effettivo mistero può apparire abbastanza prevedibile , ma è un difetto che non si sente più di tanto ed è comunque perdonabile in una pellicola di questo tipo, pensata senza troppe pretese e come già detto chiaramente rivolta a certe platee.
Il cast di imberbi interpreti se la cava discretamente, sicuramente meglio di quello adulto che d'altronde è un semplice supporto alla sbarazzina missione dei quattro, che tra sedute spiritiche e disperate fughe notturne faranno di tutto per scoprire la verità che si cela dietro a La casa inquietante.

La casa inquietante Il target è indubbiamente un pubblico di giovanissimi, prossimo ad avvicinarsi per la prima volta all'horror e ad affrontare progressivamente diverse situazioni tipiche del filone. La casa inquietante nel suo addolcire i toni classici, ammantandoli di atmosfere avventurose anni '80 e svolte mystery, è un'operazione atipica e divertente che, se approcciata in maniera del tutto innocua e scanzonata, potrebbe potenzialmente intrattenere anche uno spettatore più adulto. Chi è in cerca di tensione e paura, come il pur maldestro titolo italiano peraltro poteva ampiamente suggerire, stia alla larga: qui il genere è confezionato in una mistura all'acqua di rose, con i quattro giovani protagonisti che vanno dall'infanzia alla prima adolescenza e come tali richiedono una platea di coetanei.

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