La casa delle bambole - Ghostland, recensione dell'horror con Crystal Reed

Pascal Laugier torna a dirigere un horror dal sapore particolare, non pienamente originale ma con degli spunti meritevoli di nota.

recensione La casa delle bambole - Ghostland, recensione dell'horror con Crystal Reed
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Anche se guardando i suoi film non si direbbe mai, Pascal Laugier è una persona molto solare, divertente, sempre con la battuta pronta e il sorriso spianato. Allo stesso tempo però sa essere schivo, taciturno, almeno quando si parla di lavoro. Probabilmente per questo nel giro di 25 anni, dal 1993 al 2018, è riuscito a girare solo 4 lungometraggi e 2 corti, fra cui Tête de citrouille, che ha fatto conoscere il suo nome in tutto il mondo.
Parliamo di un regista davvero particolare, che lavora molto per immagini e suggestioni, mettendo raramente d'accordo il pubblico e la critica. La Casa delle Bambole - Ghostland, in sala dal 6 dicembre, non fa assolutamente eccezione e rispecchia a pieno il carattere e lo stile del suo autore. È un horror difficile da inquadrare, che procede per "quadri", sequenze, pescando a piene mani dai più classici cliché del genere e giocando vorticosamente sia con il tempo (materiale e filmico) che con l'idea delle bambole di ceramica, di cui il cinema horror abusa senza vergogna da decenni.
Messa così, questo nuovo film non parte sotto l'ala dei migliori auspici, eppure potrebbe riservarvi qualche sorpresa.

La casa (non) stregata

Vera e Beth sono due adolescenti molto diverse, la prima testarda e materialista, con i piedi per terra, ben salda alla realtà, la seconda con la testa fra le nuvole, appassionata dei racconti dell'orrore e di H. P. Lovecraft, con il sogno nel cassetto di diventare una scrittrice di successo.
Insieme alla madre Pauline, sono spinte dagli eventi ad abitare in una vecchia villa piena all'inverosimile di cimeli e bambole, ereditata da una zia ormai defunta. Basterebbe questo prologo per portare la vostra mente verso un pattern ben preciso, già visto milioni di volte, con la casa stregata di turno che - a poco a poco - lascia fuoriuscire l'energia che contiene.
In realtà non è così, bisogna aggiungere alla formula uno spaventoso camioncino dei gelati, come ce ne sono a migliaia negli Stati Uniti, e una coppia di violenti energumeni che farebbero paura alla Morte in persona. Quando questo sgangherato carosello su quattro ruote tira il freno a mano appena fuori l'uscio di Pauline, Vera e Beth, la loro esistenza è destinata a cambiare per sempre.

L'arte del depistaggio

Pascal Laugier ama portarvi fuori strada, sin da subito, lasciando intendere come fra le bambole di ceramica di una defunta signora si nascondano chissà quali spiriti e demoni. I pupazzi però non mettono tutto lo spavento che si narra in giro, sono soltanto oggetti inanimati, con braccia rigide, tozze, e occhi di vetro, inanimati. È molto più probabile che sia l'uomo in carne ossa, senziente, vivo, muscoloso, a provocare paura e dolore. È davvero difficile che una bambola, nella vita reale, vi metta le mani al collo per strozzarvi o infilzi la vostra schiena con un cacciavite. Siamo noi stessi i mostri più terrificanti "del circondario", quando ci trasformiamo in orchi o in madri troppo apprensive, che per il loro pargolo (anche quando questo è ormai alto un paio di metri e sferza schiaffi in grado di uccidere) farebbero qualsiasi cosa, anche ammazzare.
Abbiamo percorso un passo in più, non è neppure in questo però che La Casa delle Bambole - Ghostland mostra a pieno il suo carattere.
Cercando di fare meno spoiler possibili, possiamo soltanto dirvi di fare attenzione ai tempi del racconto, ai salti e ai ritorni, agli elementi del futuro che combaciano con il passato e quelli che invece non calzano affatto; alle immagini mentali e alle apparizioni fisiche, reali, che possono aiutarvi a riunire tutti i (veri) tasselli della storia.

Dilatare il tempo

Pascal Laugier ama giocare, come non mai, con la nostra mente, con la linearità del tempo, dilatando all'inverosimile gli 89 minuti del suo ultimo lavoro. Certo di tanto in tanto inciampa in qualche sequenza un po' troppo didascalica, si affida in modo eccessivo agli standard del filone (che, come avrete capito, si avvicina più all'home invasion che alla ghost story), eppure ciò che ha da raccontare ha un "non sappiamo che" di affascinante, di magnetico, che ci spinge divertiti fino alla conclusione, con la tensione che non diminuisce neppure quando la verità è ormai svelata.

Questo perché la realtà non fa meno spavento del sogno, dell'allucinazione, del desiderio e dell'immaginazione, al contrario può essere molto peggio. Si parla proprio di questo, fra le righe di sceneggiatura, di quanto sia preferibile - a volte - rifugiarsi nella propria fantasia per non vedere cosa ci circonda davvero, di come diventare una bambola inanimata, in grado appena di respirare senza emettere alcun suono, possa rivelarsi vitale, anziché fuggire a gambe levate verso l'ignoto.
La Casa delle Bambole - Ghostland è anche un omaggio ai "punti di riferimento" della nostra vita, a una madre, a H. P. Lovecraft per esempio, racconta di quanto sia importante avere una fonte d'ispirazione, pronta a diventare all'occorrenza una via di fuga - mentre chi è più arido ed egocentrico ha meno scappatoie e rischia di "restare al palo". Un tema molto attuale, in una società che ha perso valori e "stelle polari", che unito a un'atmosfera da brivido, una regia che spesso e volentieri non mostra ma lascia soltanto intuire, a una Crystal Reed bella come non mai forma un titolo meritevole di un'occasione.

La casa delle bambole - Ghostland Pascal Laugier dirige un film che non brilla certo per originalità assoluta, ma che nasconde - fra le righe di sceneggiatura - un tema particolare, relativo all'importanza dei "punti di riferimento" e della nostra stessa immaginazione. Più che cercare fantasmi e demoni all'interno di una villa abbandonata, e decine di bambole di ceramica, è dentro noi stessi che dobbiamo guardare: è proprio l'uomo che può far paura quando diventa violento o arido nello spirito. Inoltre la messa in scena gioca costantemente con i piani temporali, stuzzica la nostra mente e fa letteralmente volare gli 89 minuti di visione - che probabilmente valgono il prezzo di un biglietto, per una serata all'insegna delle sorprese.

7

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