La casa dei 1000 corpi Recensione

Un gruppo di ragazzi diventa carne da macello per una famiglia di psicopatici cannibali ne La casa dei 1000 corpi, esordio cult del cantante Rob Zombie.

recensione La casa dei 1000 corpi
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Il 30 ottobre 1977, il giorno della vigilia di Halloween, quattro ragazzi sono a caccia di luoghi bizzarri da inserire in una futura guida ad hoc. Poco prima di far ritorno alla loro cittadina natale i giovani si fermano alla stazione di servizio gestita dal bizzarro Capitan Spaulding, uomo di mezz'età che ha il vezzo di conciarsi da clown e gestisce un negozietto di memorabilia assortite. Dopo aver visitato il particolare museo degli orrori del proprietario, il gruppo si rimette in viaggio per raggiungere il poco distante albero sul quale sarebbe stato impiccato il misterioso Dr. Satan, personaggio del folklore locale e, durante il tragitto, danno un passaggio ad una bella e bionda autostoppista che sostiene di abitare nei pressi. Sarà soltanto l'inizio di un vero e proprio incubo a occhi aperti giacché la nuova passeggera altro non è che la figlia minore di una famiglia di psicopatici assassini cannibali.

La casa degli orrori

Tutto e di più nell'esordio registico di Rob Zombie, vero e proprio contenitore di influenze e citazioni dal mondo del cinema horror con particolare riguardo per gli anni '70 del genere, Non aprite quella porta (1974) e Le colline hanno gli occhi (1977) in primis. Il popolare cantante heavy metal ex-leader dei leggendari White Zombie non si risparmia in questo suo debutto dietro la macchina da presa, uscito nelle sale nel 2003 dopo essere rimasto in naftalina per ben tre anni dopo il rifiuto di Universal di distribuirlo per i contenuti considerati troppo estremi dalla major. E in effetti La casa dei 1000 corpi è un film che non va certo per il sottile nei suoi eccessi di pura e gratuita violenza gore, pur smorzata da un continuo cambio di stili registici (soggettive, split screen, campo largo, immagini volutamente sporche e amatoriali, bianco e nero e colorazioni assortite) che spesso nascondono i momenti più truci in cui torture e smembramenti vari hanno luogo. La costante ironia macabra che permea la totalità della visione, con una gestione dei personaggi pressoché caricaturale e costantemente sopra le righe, dona inoltre all'operazione un appeal quasi giocoso in una sorta di luna park splatter senza freni in cui la narrazione assume finalità assolutamente secondarie ai fini della vicenda. Si cerca perciò un disgusto in chiave kitsch e volutamente trash che, piacendo o meno, ha sicuramente diverse frecce al suo arco a cominciare proprio dalla varietà di inquadrature e situazioni messe in campo dal novello cineasta, capace di riportare alla memoria anche istinti del cinema argentiano di prima maniera e ripetuti omaggio al cinema d'orrore a stelle e strisce degli anni '30 e '40. La famiglia di cannibali vive della spiccata caratterizzazione riservata ad ogni componente, citante o meno figure classiche dell'iconografia del filone, e si avvantaggia di un cast popolato di vecchie glorie quali Karen Black, Bill Moseley e Sid Haig, nonché di esordienti come la bella Sheri Moon, moglie del regista. Regista che ha puntato, e non poteva essere altrimenti, su una colonna sonora ad alto impatto rock, inserendo diverse sue canzoni in numerosi momenti del minutaggio e che ben si adatto alle atmosfere istintive e viscerali del racconto.

La casa dei 1000 corpi Macelleria fa rima con ironia nell'esordio registico di Rob Zombie, folle e schizzato omaggio al cinema horror che fu, con una particolare dedizione al periodo d'oro degli anni '70. La casa dei 1000 corpi non va per il sottile, gettando sangue e membra a profusione in faccia al pubblico nei suoi novanta minuti di visione, trovando però in un tono macabramente sarcastico e in una regia che affievolisce parzialmente i passaggi più crudi una via di lettura lontana dai futuri eccessi del torture-porn. Qui splatter e gore sono al servizio di una narrazione nevrotica e volutamente derivativa, semplice mezzo per mettere in scena una storia di sbudellamenti e torture assortite che, se presi con il giusto piglio da appassionati, sa garantire un sano e gustoso divertimento di genere.

7

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