Recensione La Casa (2013)

Evil dead... oltre trent'anni dopo!

recensione La Casa (2013)
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"Ero convinto che fosse venuto il momento di raccontare ancora questa bella storia di fantasmi, usando, però, la qualità della visione e del sonoro che la tecnologia permette oggi. Il primo film lo abbiamo dovuto girare in sedici millimetri, il suono era mono, perché non potevamo metterci lo stereo, figuriamoci un sistema 5.1, e mi pare che ne vennero stampate solo sei copie, quindi uscì in pochissime sale, perché non aveva il visto della censura. Quasi tutti lo hanno visto in cassetta o in dvd. E quando è arrivato al cinema, l'immagine e il sonoro erano compromessi".
Sam Raimi, oggi conosciuto per Il grande e potente Oz e, soprattutto, per la trilogia Spider-Man, sintetizza in questo modo le motivazioni che lo hanno portato a produrre - insieme allo storico socio Robert Tapert e al Bruce Campbell protagonista del lungometraggio originale - un rifacimento di Evil dead, suo esordio dietro la macchina da presa che, datato 1982 (e non 1981 come erroneamente riportato da più fonti) e conosciuto dalle nostre parti con il titolo La casa, non tardò a trasformarsi in uno dei più amati cult dell'horror su celluloide, generando anche i due sequel La casa 2 e L'armata delle tenebre.
Rifacimento che porta la firma dell'uruguayano classe 1978 Fede Alvarez, il quale ha attirato l'attenzione di Raimi e colleghi tramite il suo cortometraggio del 2010 Panic attack, che, con soli cinque minuti riguardanti un attacco da parte di robot giganti a Montevideo, ha raggiunto oltre sette milioni di contatti su YouTube.

Evil dead 2013

Rifacimento che parte dalla figura della giovane Mia alias Jane Levy, la quale, segnata dal lutto e dalla tossicodipendenza, per liberarsi dai suoi personali demoni chiede a quattro persone di unirsi a lei nel vecchio cottage di famiglia: il fratello David, con le fattezze dello Shiloh Fernandez di Cappuccetto rosso sangue, la ragazza di lui Natalie, con quelle della Elizabeth Blackmore della serie televisiva La spada della verità, e gli amici d'infanzia Olivia ed Eric, rispettivamente interpretati dalla Jessica Lucas di Big mama: Tale padre tale figlio e dal Lou Taylor Pucci di The horsemen.
Senza immaginare, però, che la lettura di alcuni passaggi di un antico libro trovato da quest'ultimo nella cantina dell'abitazione, tempestata di animali mummificati, provveda a scatenare malvage presenze pronte a possederli l'uno dopo l'altro per trasformarli in tanto spaventose quanto sanguinarie creature.

Fede in Raimi

Creature che, complice soprattutto lo sboccato linguaggio verbale sfoderato, appaiono simili alla Regan de L'esorcista più di quanto lo fossero quelle del capostipite, di cui, bene o male, il plot di base viene fedelmente riproposto.
Come pure la minacciosa soggettiva e gli alberi stupratori, man mano che il nuovo, disturbante campionario annovera lingue mozzate, aghi conficcati negli occhi e liquidi fisiologici assortiti, fino all'entrata in scena di sparachiodi e coltelli elettrici.
Ma, sebbene, nel complesso, il risultato - al cui interno non mancano neppure apparizioni influenzate dall'horror di matrice orientale - funzioni e, tra un massacro e l'altro, riesca nell'impresa di non lasciare affatto delusi i giovani, irrequieti spettatori d'inizio terzo millennio in cerca di forti emozioni, Fede Alvarez non sembra essere in grado di conferire al tutto quella dinamicità tramite cui Raimi trasformò il suo film in un ottovolante di celluloide impazzito e senza tregua.
Quindi, sequenze come quella della pioggia di sangue si rivelano, di sicuro, visivamente interessanti, ma la circa ora e mezza di visione - fornita anche di chiari riferimenti a La casa 2 - appare confezionata, dal punto di vista del ritmo narrativo, in maniera decisamente classica, priva di quel particolare tocco che contribuì a mutare istantaneamente in un classico il film del 1982.
Senza contare il fatto che, per tutti coloro che pensano alla saga di Evil dead avendo in testa l'immagine dell'imbranato protagonista Ash impegnato a squartare demoni di ogni tipo tramite motoseghe ed altri pericolosi oggetti, l'epilogo di questo remake non può fare a meno di risultare decisamente inaccettabile.

La Casa Con quella “c” maiuscola a forma di falce insanguinata posta sulla locandina italiana, La casa (1982) rimane ancora oggi uno degli esempi di cinema horror più influenti della storia della Settima arte, tanto più che venne realizzato con un budget ristretto. Il regista Sam Raimi, nel frattempo divenuto uno dei più acclamati cineasti viventi, ne produce un rifacimento diretto dall’esordiente Fede Alvarez che, con un cast di giovani attori, ricalca, bene o male, il plot su cui venne costruito il capostipite. Ma, tra consueti eccessi gore e nefandezze assortite concepite, questa volta, con molti più soldi a disposizione, sembra soltanto accontentarsi di aver confezionato l’ennesimo splatter da destinare ai giovani spettatori fracassoni; senza regalare nulla di particolarmente nuovo e deludendo, in (buona) parte, i fan del film di Raimi, ai quali il brivido più grande, con ogni probabilità, viene trasmesso dall’apparizione del protagonista originale Bruce Campbell dopo i titoli di coda.

6

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