La canzone della vita - Danny Collins, la recensione del film con Al Pacino

Dopo aver ricevuto una lettera scrittagli da John Lennon molti anni prima, un anziano cantante decide di dare una svolta alla propria vita.

recensione La canzone della vita - Danny Collins, la recensione del film con Al Pacino
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Negli anni '70 Danny Collins era un cantante di successo e ancora ai giorni nostri l'artista riesce a riempire gli stadi, perlopiù di vecchi fan ancora desiderosi di assistere alla sue esibizioni sul palco. L'uomo vive nella ricchezza insieme alla giovane fidanzata, che ha la metà dei suoi anni e lo tradisce con un amante, ma tutto cambia quando il suo manager e amico di una vita gli regala per il compleanno una lettera scritta di proprio pugno da John Lennon decenni prima, nella quale la leggendaria icona gli proponeva di collaborare con lui.
La missiva, mai giunta prima al diretto destinatario, provoca in Danny un turbolento scossone emotivo: abbandonata la fedifraga compagna e sospeso il tour che era da poco iniziato, il Nostro si rifugia in un hotel nel New Jersey per tentare di dare una svolta artistica alla propria carriera, decidendo di scrivere nuovi pezzi dallo stile cantautoriale. In La canzone della vita - Danny Collins il protagonista cerca anche di recuperare il rapporto con il figlio mai conosciuto, ormai adulto e con una moglie (incinta) e una bambina piccola affetta da disturbi comportamentali, anche se la strada per la redenzione sembra più difficile del previsto.

Voce e cuore

Ha dell'incredibile la storia vera di cui è stato protagonista Steve Tilston, cantante folk inglese attivo fin dagli anni '70, che ottenne proprio nel primo decennio di attività il maggior successo di pubblico. L'artista è tornato alla ribalta nel 2010 quando si è diffusa la notizia di una lettera a lui scritta da John Lennon e Yoko Ono nella quale la leggendaria icona dei Beatles gli proponeva una collaborazione ma che non arrivò mai prima di allora al destinatario, cambiando di fatto il suo intero futuro professionale. Da questa paradossale vicenda prende ispirazione il film diretto dal produttore e sceneggiatore, tra gli altri, di cult d'animazione quali Cars - Motori ruggenti (2006) e Rapunzel - L'intreccio della torre (2010), Dan Fogelman, qui al suo esordio assoluto dietro la macchina da presa. Un'operazione che fin dall'annuncio del casting dava l'impressione di puntare in grande, ingaggiando nel ruolo principale Al Pacino e circondandolo di volti noti di Hollywood del calibro di Annette Bening, Christopher Plummer, Jennifer Garner e Bobby Cannavale. Questa si rivela come un libero adattamento della fonte d'ispirazione, con il cambio del nome del personaggio e anche quello di location, spostando l'ambientazione negli States.

Malinconia e risate

Il risultato è un efficace "finto bio-pic" che raggiunge il suo scopo, trovando un coinvolgente equilibrio nella gestione delle componenti più leggere e quelle drammatiche, lasciando che i cento minuti di visione scorrano veloci e frizzanti senza tempi morti di sorta. Merito di un ritmo scatenato che alterna situazioni in serie, dalle vicende familiari del protagonista fino alle esibizioni live: da notare la straordinaria abilità di Pacino di calarsi anche nelle parti vocali, tanto che due dei pezzi presenti nella colonna sonora, che comprende anche diverti brani di Lennon, sono cantati dall'attore in prima persona e con un'ottima resa.
Con la retorica resa più scorrevole grazie alla notevole alchimia tra gli interpreti e le avvincenti dinamiche con le numerose figure secondarie, su tutte la direttrice dell'hotel interpretata dalla Bening, la regia è vibrante al punto giusto e dopo l'intenso prologo, intento a mostrare particolari e dettagli esterni del popolare cantante (la camera che si concentra su mani, piedi e spalle in attesa di svelarlo in tutto il suo gigantesco carisma), il film cattura le sfumature psicologiche del protagonista, fino ad un finale semi-aperto che imprime un liberatorio senso di speranza.

La canzone della vita - Danny Collins Una rockstar incapace di affrontare l'arrivo della vecchiaia, passando la sua esistenza tra tour sold-out, festini a base di droga e belle ragazze, trova una nuova ragione di vita quando riceve come regalo di compleanno una lettera a lui indirizzata scritta di proprio pugno, oltre quarant'anni prima, da John Lennon. Ispirato a un'incredibile storia vera, La canzone della vita - Danny Collins punta molte delle proprie carte sulla straordinaria interpretazione di Al Pacino, istrionico e scatenato al punto giusto sia nei passaggi leggeri che in quelli più amari, e sull'eccellente cast di contorno. Ma anche dal punto di vista registico e narrativo riesce sempre a imbastire soluzioni fresche e originali che svecchiano il pur canonico intreccio con al centro un personaggio famoso prossimo ad un percorso di redenzione sugli errori commessi in passato. Dando vita a cento minuti di visione mai noiosi e ricchi di una contagiosa umanità. Il film andrà in onda stasera, martedì 23 ottobre, alle 21.15 su CIELO in prima visione tv.

7

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