La Bambola Assassina, recensione: Chucky è tornato, più tecnologico che mai

31 anni dopo l'uscita del primo La Bambola Assassina, Lars Klevberg aggiorna il mito di Chucky avvisandoci dei pericoli della tecnologia.

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È notte fonda e il cielo è tempestato di nuvole nere e saette. Charles Lee Ray, un efferato serial killer, viene finalmente localizzato dalla polizia di Chicago e in particolare dal detective Mike Norris, con il quale inizia un inseguimento fino all'ultimo respiro. Un trambusto che spaventa e mette in fuga il complice di Ray, ora costretto a giocare - solo e abbandonato - al gatto e al topo con le autorità all'interno di un negozio di giocattoli.
Ha così luogo una sparatoria che termina nel peggiore dei modi per il criminale, che spira di fronte a una pila di bambole pronte per essere vendute durante il periodo natalizio. Una di queste assorbe lo spirito malvagio del killer, diventando così viva ed efferata. Tutto questo accadeva nel novembre del 1988, mese in cui il primo La Bambola Assassina diretto da Tom Holland (in originale Child's Play) arrivava nelle sale, capostipite di una saga che avrebbe poi avuto ben sei sequel. Oggi, 31 anni dopo, il mondo è cambiato nel profondo, i bambini non sognano più di ricevere una bambola per Natale, al contrario vogliono nuovi smartphone, tablet, smart speaker, droni e quanto di meglio il mercato tecnologico abbia loro da offrire. Come rilanciare dunque la figura de La Bambola Assassina in un reboot della saga?

Vuoi essere (ancora) mio amico?

Vi era probabilmente un solo modo per dare nuovo smalto a uno dei pupazzi Buddi, che nel corso della narrazione prende poi il classico nome di Chucky, riempiendo gli scaffali dei negozi odierni senza farlo sembrare fuori dal tempo: trasformarlo in un hub intelligente in grado di connettersi al cloud e compiere diverse azioni semplicemente utilizzando la parola e il linguaggio naturale, come del resto avviene davvero oggi con i nostri telefoni, gli smart speaker e altri dispositivi simili.
Un'idea geniale che lo sceneggiatore Tyler Burton Smith ha sviluppato dando vita a un horror grottesco che affronta tutti i pericoli della tecnologia presente e futura: archiviata, con onore, la storyline del killer morente, la cui anima infestava poi il corpo di Chucky, le bambole del 2019 sono strumenti connessi in grado di prendere il controllo di fotocamere, droni, televisioni, speaker, persino di auto a guida autonoma.
Sul piatto ci sono tutti i rischi che derivano dall'intelligenza artificiale, il nuovo Chucky è infatti una sorta di essere senziente che impara e assorbe azioni e istruzioni dal mondo reale, comportandosi di conseguenza. Certo con dei limiti e dei paletti: tutti i Buddi in commercio hanno comunque un software tarato appositamente per mantenere comportamenti retti, linguaggi garbati, essere in definitiva i migliori amici dei loro proprietari, tutto ciò che è informatico è però anche fragile e soggetto alla manomissione.

Connessione stabilita

Questo aspetto fotografa alla perfezione i tempi in cui viviamo, con un Buddi in particolare che viene hackerato e liberato da tutti i "freni inibitori", i firewall e le righe di codice con cui di norma esce dalla fabbrica. Il nuovo La Bambola Assassina parte infatti da lontano, criticando le condizioni in cui tutti i dispositivi odierni vengono prodotti nei Paesi asiatici da operai depressi e quasi schiavizzati, "macchine" senza orizzonte che assemblano e impacchettano in serie, per la maggior parte della loro giornata. È proprio uno di questi lavoratori a far saltare il meccanismo e a immettere sul mercato un Buddi fallato, che senza una corretta direzione mette a soqquadro un'intera cittadina.
Prima di tutto questo però approda nelle mani del nuovo Andy, non più un bambino ma un adolescente dalla vita complicata (una scelta che mette anche a fuoco il target prediletto del film), figlio di una ragazza-madre che lo alleva fra mille difficoltà, senza una figura paterna ma con compagni che cambia di frequente. Anche da questo punto di vista il reboot ha fatto un salto non indifferente, risultando più maturo e maggiormente ragionato rispetto al film originale, che è comunque figlio del suo tempo e conserva un fascino inarrivabile.

Con queste premesse si arriva così ad analizzare tutti i principali pericoli di quella tecnologia che oggi divoriamo quotidianamente, minuto dopo minuto. Prodotto dalla Kaslan, multinazionale tecnologica che immette sul mercato decine di dispositivi smart, dagli speaker ai robot aspirapolvere, passando per le futuristiche auto a guida autonoma, Buddi WiFi (la cui seconda versione è in uscita) si può comandare tramite smartphone e con la voce, può avviare la musica, chiamare taxi senza conducente, registrare video con i propri occhi e compiere azioni potenzialmente infinite, grazie alla potenza del cloud a cui è connesso.
Nel mondo reale tutto questo avviene in un "ambiente protetto" grazie a numerosi protocolli di sicurezza, qualora le protezioni saltassero però sarebbe il vero caos, provate solo a immaginare cosa potrebbe accadere qualora il nostro assistente vocale iniziasse a fare tutto ciò che gli diciamo, anche per scherzo. Attenti dunque a dire che una determinata persona non vi va più a genio e che non vorreste più vederla sulla faccia sulla Terra...

Intelligenze demoniache

La Bambola Assassina del 2019 scherza così (nascondendo sfumature da disaster movie tecnologico) con tutto ciò che per noi è ormai abitudine, mettendoci in guardia dai pericoli delle nuove tecnologie. Lo fa parlando un linguaggio grottesco, senza prendersi mai davvero sul serio, citando continuamente gli anni '80 e '90 e non dimenticando l'anima slasher del suo alter-ego originale.
Non è di certo il classico thriller/horror che ci toglie il sonno la notte, al contrario si ride e sorride per la maggior parte del tempo, nonostante questo abbiamo comunque coltelli "che volano", personaggi innocenti barbaramente uccisi e scuoiati, schizzi di sangue in ogni dove, chi ama dunque la violenza sarà in ogni caso soddisfatto. Nel corso dei 90 minuti di visione si incappa anche in qualche jump-scare fisiologico ben assestato, non è questo però il mezzo prediletto utilizzato dal lungometraggio per farci paura; come anticipato, non è neppure questo il fine ultimo dell'opera, che ci spinge invece a pensare a proposito del mondo connesso che abbiamo costruito e che stiamo già vivendo.
Le minacce del futuro possono arrivare da ogni fronte, da un semplice robot aspirapolvere come da un drone di piccole dimensioni, con lame al posto delle tradizionali pale. Si tocca persino il delicato tema della auto a guida autonoma, senza conducente, che arriveranno sul mercato già dal prossimo anno - e che dunque non possono più considerarsi fantascienza.

Ben presto, nel giro di un decennio, le maggiori città del mondo avranno sulle strade automobili autonome in grado di connettersi alle reti 5G e condividere migliaia di GB di informazioni ogni giorno, ma cosa potrebbe succedere qualora un hacker, un virus, un bug si insidiasse in internet? È materia di discussione reale nel settore automotive e La Bambola Assassina riesce ad affrontare anche questo aspetto, sempre in maniera scanzonata e perfettamente a fuoco.
Di certo non siamo di fronte al "film perfetto", al contrario alcune parti di sceneggiatura risultano poco originali e parzialmente telefonate, con alcuni personaggi secondari che incarnano vere e proprie macchiette del genere. Alcune sequenze appaiono poi eccessive, poco credibili, bisogna però entrare nello spirito della produzione e divertirsi senza usare troppo il cervello, godendosi le atmosfere grottesche costruite dal regista Lars Klevberg e ridere dei disastri causati dal nuovo Chucky, ancora più ridicolo e dunque spaventoso rispetto al passato.
Le venature sovrannaturali hanno ceduto il posto alla tecnologia, che essendo gestita da "banali software" può essere fallibile e rivoltarsi contro i suoi stessi creatori. Una deriva certo fantasiosa ma che ormai è pane quotidiano per tutti noi, che anche in questo momento siamo connessi a una rete, alla mercé dell'ignoto.

La Bambola Assassina Come contestualizzare una bambola nel 2019? Lars Klevberg e Tyler Burton Smith hanno probabilmente scelto il modo più intelligente per farlo, creando un hub smart capace di connettersi al cloud e alla rete, scherzando sui pericoli che la tecnologia odierna - che caratterizza le nostre vite ogni giorno - potrebbe generare. Il nuovo La Bambola Assassina, reboot "a briglia sciolta" del film del 1988, abbandona così le sfumature sovrannaturali dell'opera ispiratrice per aggiornarsi ai tempi e colpire al cuore soprattutto i millennials, ma non solo. Il risultato è un film grottesco che non genera paura ma mira a divertire nel modo più scanzonato e brillante possibile, spingendo continuamente il pubblico a riflettere sul mondo connesso che stiamo costruendo. Si ride e si sorride, si citano continuamente gli anni '80 e '90, mentre i personaggi secondari lasciano la pelle sul campo per il nostro piacere. Nonostante qualche sequenza telefonata e personaggi secondari sotto forma di macchietta, per 90 minuti ci si abbandona al più puro intrattenimento di genere infarcito di tagliente ironia, esattamente ciò che un reboot simile doveva probabilmente fare.

6.5

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