L'Uomo Sul Treno, la recensione dell'action-thriller con Liam Neeson

Jaume Collet-Serra torna al cinema dopo due anni dal suo Paradise Beach confezionando un film di genere solido con un grande Liam Neeson.

recensione L'Uomo Sul Treno, la recensione dell'action-thriller con Liam Neeson
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Raggiungendo la fama internazionale grazie all'inquietante Orphan nel 2009, il regista di origini catalane Jaume Collet-Serra è in realtà entrato nel giusto giro di Hollywood grazie alla sua passione per il genere action, che ha ampiamente approfondito nella sua veste narrativa più classica sin dal 2011 e sempre in collaborazione con Liam Neeson, a tutti gli effetti suo attore feticcio. Solo nel 2016 ha deciso di tornare al primo amore, l'horror, con Paradise Beach scegliendo come protagonista la bella Blake Lively, ma il distacco dal suo genere di appartenenza tout court è durato per poco, dato che il regista è tornato adesso al cinema con l'interessante L'Uomo Sul Treno - The Commuter. Nel farlo ha ovviamente deciso di riunire le forze con Neeson, confezionando un action-thriller solido e dall'azione spettacolare, uno dei suoi film organicamente più riusciti e completi.

La routine uccide

L'Uomo Sul Treno parte da un quesito tutt'altro che scontato: "Fareste qualcosa di apparentemente insignificante ma dagli esiti non certi in cambio di denaro?". Sembra ovvio pensare che venire pagati per portare a termine un compito relativamente semplice possa essere considerata una fortuna sfacciata, ma il problema risiede in realtà in una serie di variabili sconosciute che minano inevitabilmente le basi di un'equazione forse ritenuta erroneamente risolvibile in poco tempo. Questo lo sa bene Michael MacCauley, assicuratore di New York che da 20 anni conduce una vita da pendolare, prendendo 5 giorni a settimana il treno che lo porta al lavoro. Michael è un assicuratore con una bella famiglia, ma tutto cambia quando senza alcun preavviso viene licenziato in tronco. Il fatto di avere 60 anni e una carriera da ex-poliziotto non gioca ovviamente a suo favore nella ricerca di una nuova occupazione, assolutamente necessaria a fronte delle spese economiche per il college del figlio. Con questo peso sulle spalle e un'angoscia esistenziale non di poco conto, Michael sale sul treno per tornare a casa. Essendo un habitué, il protagonista conosce molti altri pendolari, con alcuni dei quali è in un rapporto di confidenza maggiore rispetto ad altri. Ha insomma un'idea precisa su chi sia o non sia un frequentatore assiduo del treno, che poi nelle intenzioni degli sceneggiatori Byron Willinger e Philil de Blasi era una della basi essenziali per la riuscita di questa storia originale, anche se poi non tutto va come previsto.
Avvicinato da una sconosciuta, Michael subisce il quesito di cui sopra, dando inizio a una successione di eventi dai risvolti appunto incerti. La storia de L'Uomo Sul Treno è originale in diverse sue parti, molto affine a un tipo di cinema di genere figlio degli anni '70-'80, vicino a un Giustiziere della Notte o a un Die Hard, con i quali ha in comune al contempo un personaggio forte e l'esagerazione (positiva) in alcune trovate stilistiche.

A rendere la trama il più delle volte prevedibile è questa sua volontà di attenersi ai canoni classici dell'action-thriller, nonostante poi Willinger e de Blasi riescano a piazzare sapientemente in una sequela di cliché narrativi un plot twist davvero inaspettato, ma questo a causa di un velocità forse eccessiva che non permette di analizzare a fondo la situazione, anche se poi potrebbe essere considerato a tutti gli effetti un brillante escamotage. Con questo non si vuole assolutamente insinuare che la narrazione del film sia da buttare, perché anzi crea un effetto nostalgia efficace e intrattiene discretamente per l'intera sua durata, eppure non è questo il punto forte del titolo di Collet-Serra.

Te le "suono" di santa ragione!

Le premesse di un buon action-thriller sono essenzialmente due, almeno a rigor di logica: deve avere una storia il più possibile tesa e accattivante ed essere corredato da scene d'azione spettacolari. Se di film di genere si tratta, infatti, dovrebbe essere scontato rafforzare i punti che lo rendono tale, andando a creare un connubio funzionale e di sano intrattenimento che possa catturare per una presunta sofisticatezza della trama e sorprendere per un'azione muscolare o ipercinetica. Purtroppo sono pochi i titoli che riescono a miscelare perfettamente i due aspetti, dato che si esagera spesso in uno dei due sensi, ma L'Uomo Sul Treno, in questo, è davvero encomiabile. Sia chiaro: non è in alcun modo un film con una scrittura da manuale o fecondo di idee innovative, seminali, eppure riesce nel complesso ad avvincere e divertire grazie a un Liam Neeson in grande spolvero e a una regia sorprendente, nel senso di inaspettatamente robusta, specie nelle scene d'azione. Che il volto di Neeson e la sua fisicità siano di per sé adatte agli action movie è ormai un dato di fatto, partendo dalla saga di Io vi troverò fino a La preda perfetta, ma vederlo muoversi e combattere in modo così fluido e naturale all'età di 65 anni sorprende davvero. Proprio la costruzione, la direzione e le coreografie delle sequenze d'azione sono i punti in cui L'uomo sul treno eccelle. Questo perché non si tratta di una successione random di scazzottate o inseguimenti fini a se stessi, data la necessità sia di strutturare in spazi ristretti le scene in questione sia di amalgamarle nella storia senza sovrastarla.
In aggiunta, poi, le scene creano un sincero stupore per come sono ideate, una in particolare su tutte, di diritto prima sequenza d'azione memorabile del 2018 con protagonista una pistola, due uomini e una chitarra elettrica, pensata rifacendosi in parte a Old Boy di Park Chan-wook e alla frenesia tecnica di Kingsman. Semplicemente eccezionale! Tutto questo eleva senza dubbio il film a piccolo cult di genere insieme ad altre sostanziose trovate, ed è più di quanto potessimo aspettarci.

L'Uomo Sul Treno Confezionando un action-thriller solido e di sano intrattenimento, Jaume Collet-Serra torna al cinema con uno dei suoi migliori film, un titolo che si rifà alla classicità degli action anni '70-'80 con una storia estremamente moderna. L'Uomo Sul Treno non è certo un capolavoro di scrittura a causa di diversi cliché narrativi, ma un plot twist ben piazzato, un Liam Neeson in stato di grazia e diverse scene d'azione spettacolari (una davvero eccezionale!) fanno del film un piccolo cult di genere, divertente e ben strutturato. Un must-see a tratti tecnicamente frenetico e sorprendente adatto a tutti gli amanti di un cinema muscolare e senza troppe pretese.

7

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