Recensione L'Uomo D'Acciaio - Second Opinion

Seconda opinione (che dividerà) su L'Uomo D'Acciaio!

Recensione L'Uomo D'Acciaio - Second Opinion
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Se guardiamo ai principali cinefumetti dell'anno, almeno quelli maggiori delle case editrici di punta (Marvel e Dc Comics), L'Uomo D'Acciaio era quello che attendevamo di più. Non solo al recensore che vi scrive, né alla redazione, giustamente, ma soprattutto alla Warner Bros. Pictures. e alla Dc Comics (o Entertainment, che dir si voglia). Rispetto agli altri tre titoli (tutti e tre Marvel), questo nuovo Superman non ha le porte del futuro spalancate. Si, ha un sequel già annunciato e in fase di scrittura ma la storia (della Warner) ci ha insegnato che tutto può cambiare nel giro di poco tempo (ricordate il sequel di Lanterna Verde annunciato e poi cancellato dopo il flop del film, si?). Gli altri tre, in fondo, se la passano meglio. Iron Man è al suo terzo episodio (quarto se contiamo The Avengers) ed è già confermato per altri due film dedicati ai Vendicatori, Thor è già apparso in due film e apparirà sicuramente in almeno un altro Avengers e Wolverine, al di là della poi effettiva validità delle sue pellicole, è un personaggio ormai collaudato che si avvia alla sua ennesima partecipazione ad un film già nel 2014. Ma Superman no. Non ha ancora nulla di sicuro. Nemmeno la tanto decantata Justice League o l'Universo cinematografico Dc sono ancora sicuri al 100%, almeno finché non vedremo un annuncio 'nero su bianco' apparire sul web. Insomma, Superman ha un peso bello grosso stavolta. E i commenti piuttosto negativi alla pellicola in giro per il web non hanno giovato per nulla alla pellicola, che già registra un brusco calo al box office americano. Ma veramente è cosi brutto come dicono? Entriamo nella Fortezza della Solitudine e indossiamo il costume con la S ("non è una S, nel mio mondo significa speranza") e iniziamo a volare... speriamo alto!
(ma attenzione agli spoiler! Se volete evitarli, c'è sempre la recensione pubblicata in anteprima, spoiler free!).

Superman Begins

Questo nuovo Superman, chiamato solo L'Uomo D'Acciaio (sullo stile dei film di Batman titolati semplicemente Il Cavaliere Oscuro), è diretto da Zack Snyder. Chi è Zack Snyder? E' uno dei registi più amati e, allo stesso tempo, disprezzati che ci siano sulla faccia della Terra. Capace di realizzare prodotti artisticamente incredibili e poi rifilare anche flop megagalattici. Ad esempio, a chi scrive sono piaciuti Watchmen e 300 e odiato Sucker Punch (sebbene l'idea di fondo sia ottima e i primi minuti siano da antologia).
Ma non aspettatevi i rallenty e il sangue tipici di Snyder, qui (almeno in parte) siamo più sullo stile di Christopher Nolan, qui in veste di 'produttore', che sicuramente ha semplicemente prestato il nome ed è stato preso come modello d'ispirazione, ma niente più.
Il film, almeno inizialmente, ricorda molto Batman Begins, primo episodio firmato da Nolan dedicato proprio a Batman. La soluzione dei flashback, il tentativo di caratterizzare Kal-El/Clark Kent... è evidente che Snyder e lo sceneggiatore David S. Goyer abbiano ripreso, e non poco, quanto già visto nel 2005. Poco male: funziona.
Tutta la prima parte della pellicola è più che ottima. Alcuni momenti sono da brividi e Snyder, incredibilmente, riesce a confezionare quelli che sono tra i 'flashback di origini' migliori della storia del cinema recente. Parliamo non solo di situazioni interessanti e dialoghi brillanti o comunque funzionali, ma anche di una regia più ricercata, una fotografia particolare e uno score (di Hans Zimmer) toccante. Ed è qui che troviamo le interpretazioni più riuscite della pellicola: Diane Lane che interpreta Martha Kent, Kevin Costner che impersona un più che interessante Jonathan Kent e, soprattutto, il 'dannatamente in parte' Russell Crowe come Jor-El. Tutto ciò, ovviamente, dà alla pellicola un ritmo piuttosto riuscito, grazie anche ad un montaggio particolare ma apprezzabile. E poco importa se poi la morte di Jonathan Kent è un po' ridicola e sottotono, perché funziona bene. Per non parlare poi del prologo a Krypton (che ricorda la Pandora di Avatar), che non fa altro che dare conferme sul fatto che Snyder è un regista capace di azzeccare in pieno i primi minuti di film e sbalordirti, anche con poco. 

Jesus of Smallville

Forse troverete il titolo del paragrafo un po' azzardato: ebbene... no. Non lo è. I riferimenti alla figura di Gesù Cristo nel film sono piuttosto evidenti e palesati senza problemi. Ma in questo paragrafo non parleremo di questo, quanto della figura del Clark Kent pre-Superman. Eh si, stiamo ancora parlando della prima parte del film. Come infatti dicevo la prima parte del film funziona benissimo, grazie anche all'ottima caratterizzazione data al Clark Kent pre-Superman. Una figura misteriosa, schiva, insicura. L'interpretazione di Henry Cavill riesce perfettamente a sposarsi bene con questo 'inedito', se vogliamo, Clark Kent, lontano dal classico Superman di Chistopher Reeves. E quando il nostro indossa per la prima volta il costume e vola (per la prima volta anche questo!), noi voliamo con lui. Da brividi.

The Not So Amazing Superman

Quella che, però, non convince è la seconda parte. La pellicola è nettamente divisa in due e Zack Snyder, come altri registi prima di lui, non riesce a dare un film convincente per tutta la sua durata. Se Snyder riesce bene a trattare Clark Kent nella sua giovinezza e nella sua vita precedente alla vita da 'salvatore del mondo', quando indossa il mantello fa tutto il contrario. Per fare un paragone con un cinefumetto recente, la pellicola ricorda molto The Amazing Spider-Man di Marc Webb. Anche lì, con risultati più discreti, Webb riusciva a confezionare una prima parte convincente con un Peter Parker alle prime armi, primi amori, prime scoperte per poi fallire nella seconda parte con Spider-Man. Il problema, lin entrambi i casi, sta nel fare un film di origini diviso in due, con una prima parte confezionata bene e una seconda piena d'azione, veloce, che tenta di colmare l'assenza di pugni ed effetti visivi che mancano nella prima. Ed è un peccato perché il ritmo, anche se diventa più veloce, paradossalmente cala. Tra effetti visivi non sempre convincenti e battaglie che alla lunga stancano per ripetitività degli scontri. Ed ecco arrivare un altro limite: la prolissità. Come detto, mettere nella seconda parte tutta l'azione assente nella prima, velocizzarla ed estenderla. Ma se in un film come The Avengers funziona perché abbiamo a che fare con sei personaggi diversi su cui concentrarsi (e in cui il montaggio spazia), qua abbiamo sempre lo stesso personaggio. Dunque sempre gli stessi poteri usati più volte, stesse mosse, stessi edifici che crollano. E quindi: ripetitività. 

Realtà vs. Finzione

Una delle cose più assurde che ci si parano davanti nella seconda parte è l'evidente assenza di cura particolare ai dettagli. Ora, non senza timore di esser tacciati quali fanboy Marvel o DC, prendiamo come esempio per questo paragrafo The Avengers perché, tra i recenti cinefumetti, è l'unico che ha uno scontro colossale in una città come ultimo atto del film. The Avengers è un film scanzonato e ambientato in una realtà 'finta', ovvero che si prende poco sul serio, molto cinematografica; L'Uomo D'Acciaio, al contrario, anche se parla di alieni e semidei, è più realistico o almeno cerca/tenta di farlo. E' ovvio che ci si aspetti una valanga di dettagli non curati dal primo e una cura maniacale nel secondo. Invece, paradossalmente, accade tutto il contrario. Delle situazioni (e qui è colpa di Goyer) sono trattate molto male già in fase di script, con situazioni idiote e dialoghi telefonati e scemi. Prendiamo l'esercito: per tutto il secondo atto continuano a sparare ai Kryptoniani anche se capiscono, sin da subito, che pallottole e armi non gli fanno proprio niente. Ma loro continuano a farlo. In un film scanzonato come The Avengers, invece, anche se con una battuta/gag, la polizia e l'esercito, poco dopo l'inizio dell'attacco, capiscono che non possono far niente contro i Chitauri ed iniziano ad aiutare i cittadini (ricordate la gag con Captain America?).
Ne L'Uomo D'Acciaio, Superman potrebbe salvare tutti i cittadini in poco tempo ma, in una sequenza particolare, salva un tizio mentre un elicottero si schianta al suolo dietro di lui. Superman non fa nulla... ha la velocità! Poteva correre a salvare gli altri, invece no, perde tempo a chiedere come va alla persona appena salvata mentre dietro di lui l'elicottero si schianta a terra; in The Avengers, gli eroi tentano di salvare il salvabile (comeCaptain America in banca) e di certo non fanno morire cosi stupidamente persone o mettono in pericolo le loro vite. Dulcis in fundo, Metropolis è devastata, con edifici interi crollati, non passa molto tempo che è ricostruita come se niente fosse; New York, al contrario, a fine film di The Avengers è ancora devastata con edifici disastrati e si sta riprendendo poco a poco. E non è finita qui: non siamo tra i detrattori che hanno odiato la 'scelta' di Superman finale sul come eliminare Zod. No. Ma abbiamo odiato il dopo. Non puoi fargli fare una scelta del genere e poi fargli dimenticare il tutto la sequenza dopo, non va bene. E' come se quella scelta (che apparentemente lo colpisce) non avesse poi ripercussioni, oltre al pianto e alla disperazione finale! E questi sono solo alcuni dei problemi, magari superficiali, che non giovano alla seconda parte. Perché pecca anche la sceneggiatura ed i dialoghi diventano meno brillanti e più 'scemi', le caratterizzazioni diventano pessime (Amy Adams sprecata, Laurence Fishburne come Perry White anonimo) e persino i villains (Michael Shannon immenso, brava Antje Traue) soffrono di una seconda parte 'peggiore' dopo esser stati protagonisti di un prologo perfetto. Peccato. Peccato perché alla fine, dopo aver assistito ad una seconda metà molto 'Michael Bay', scritta peggio e diretta cosi e cosi, Snyder t'infila una sequenza con Clark Kent bambino che gioca con un mantello, guardato da papà Kent e ti ricordi perché hai amato la prima parte e, soprattutto, l'occasione che Snyder e Goyer hanno sprecato per gli ultimi minuti di film. Se avessero continuato con tutto ciò che avevano fatto nella prima parte, il film sarebbe stato perfetto. Cosi non lo è.

L'Uomo D'Acciaio L'Uomo D'Acciaio è un film sulle origini di Superman molto buono ma, ahinoi, imperfetto. Come Iron Man 3 pochi mesi fa, anche questo ha qualche problema di sceneggiatura che finiscono per rovinare una pellicola che sarebbe potuta diventare qualcosa di più. Ad una prima parte poetica ed interessante, ne segue una meno convincente e piena di difetti. Snyder e Goyer hanno tutte le 'carte' per fare un sequel migliore, se non perfetto. Basta solo riconoscere gli errori del primo.

7.5

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