Recensione L'ultima foglia

Disastrosi rapporti di coppia a basso costo

Recensione L'ultima foglia
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Si parte dalle figure del metronotte Zeno e della sua compagna Rossana, musicista, i quali, rispettivamente con le fattezze del Fabrizio Ferracane della serie televisiva Squadra antimafia e della Giorgia Cardaci vista nel verdoniano Io, loro e Lara, si trasferiscono a Roma per motivi di lavoro, ritrovandosi, però, avvolti da una profonda crisi di coppia.
Infatti, mentre lei, perso il posto proprio a causa del trasferimento, arriva a chiudersi in se stessa in quanto incapace di trovare nuovi stimoli, lui trascorre le notti immerso nel suo mestiere insieme all'esuberante e scanzonato collega Tom alias Alfio"La scuola è finita"Sorbello.
E, sotto la regia dell'esordiente classe 1976 Leonardo Frosina, nella parte del capo di questi ultimi, coinvolto in una partecipazione amichevole, troviamo il Ninni Bruschetta di Buongiorno papà e Aspirante vedovo; man mano che all'interno della monotona vita notturna del protagonista entra la giovane barista straniera Ela, ovvero Kristina"Gianni e le donne"Cepraga, la quale, passando da carezze e sguardi furtivi alla passione, comincia a rappresentare per lui un conforto e un motivo in più per scappare di casa, dove la sua dolce metà, che scopre nel frattempo di aspettare un bambino, si è rintanata come fosse una gabbia.

La coscienza di Zeno

Nato dall'esigenza di raccontare una sorta di indolenza sentimentale che sempre più spesso si verifica nei rapporti, in quanto non pochi fattori - a partire dalla precarietà del lavoro portante all'instabilità economica - arrivano a condizionare le coppie d'inizio terzo millennio, costringendole a rimandare decisioni importanti in attesa di condizioni più favorevoli, L'ultima foglia ha preso forma grazie alla casa di produzione Josei ("donna" in giapponese), costituita da Barbara Bruni, Manila Mazzarini e Silvia Ricciardi, le quali hanno reso possibile la concretizzazione dei circa ottantasette minuti di visione sfruttando soltanto 25000 euro (30000 se consideriamo le spese affrontate per la distribuzione) di budget.

Circa ottantasette minuti di visione che, girati con camera Canon EOS 5D e 7D, non sguazzano una volta tanto nell'abusatissimo centro storico romano, ma ricercano le proprie scenografie negli spazi aperti dell'EUR e in altri meno lussuosi quartieri della capitale tricolore, dal Prenestino a San Lorenzo, passando per il Quadraro e Tor Vergata.
Scenografie che, spesso immortalate nei momenti notturni, contribuiscono in maniera efficace ad amplificare la tutt'altro che serena situazione vissuta dai protagonisti, immortalati soprattutto tramite abbondanza di riprese eseguite a spalla, mentre l'alternanza di ralenti e time lapse (accelerazioni estreme) provvede a conferire in maniera efficace la loro sensazione di vivere un'esistenza che scorre via veloce, nonostante il suo lentissimo incedere dovuto alle preoccupazioni quotidiane.
Perché è proprio su lenti ritmi di narrazione che Frosina costruisce il tutto, ottenendo un'opera prima che, non priva neppure di occasioni per spingere lo spettatore a sorridere, può lasciar intravedere sì i difetti tipici delle operazioni concepite a basso costo, a partire da una recitazione non sempre convincente (in ogni caso, la Cardaci è stata premiata al RIFF), ma si rivela confezionata decisamente meglio - tenendo conto della differenza di budget - rispetto a tanti pubblicizzatissimi lavori sfornati dalle major nostrane.
E il suo coraggioso finale aperto altro non rappresenta che la testimonianza di un cinema che, nonostante la non nuova tematica affrontata, manifesta un approccio alla materia tutt'altro che banale.

L'ultima foglia La crisi di coppia d’inizio XXI secolo affrontata attraverso un’opera prima concepita con soli 25000 euro di budget. A partire da una non sempre convincente direzione degli attori, i difetti dell’elaborato a basso budget possono essere avvertiti, l’esordiente Leonardo Frosina, però, riesce comunque nell’impresa di sfoderare la propria conoscenza del mezzo tecnico e della messa in scena, concretizzando un attuale dramma da schermo non eccelso, ma capace di coinvolgere in maniera efficace attraverso i suoi lenti ritmi di narrazione e una certa sensazione di claustrofobia conferita allo spettatore nonostante l’abbondanza di esterni... fino al coraggioso finale aperto.

6.5

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