Recensione L'ultima casa a sinistra

Cosa siete disposti a fare per difendere la cosa che più amate al mondo?

recensione L'ultima casa a sinistra
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Cosa vi ha insegnato la mamma in tutti questi anni? Non accettare caramelle da uno sconosciuto, chiudi sempre a chiave la porta di casa, non far guidare la macchia a gente di cui non ti fidi, non mettere cose di metallo dentro il microonde e risolvi i diverbi sempre con le parole e mai con la violenza. E come invece hanno cercato di istruirvi i registi di film horror? Vi hanno detto di non fuggire in soffitta se un qualcuno vi insegue, di non lasciare l’arma vicino al cadavere del serial killer, di non camminare per casa da soli con le luci spente come se aveste il potere della visione notturna. Bene, adesso prendete tutti questi avvertimenti e frullateli insieme per creare L’ultima casa a sinistra, remake del primo film del regista cult Wes Craven.

Combattere per sopravvivere

E se all’improvviso scopriste che la persona a cui più tenete al mondo è stata violentata ed uccisa dalle stesse persone che avete gentilmente accolto in casa vostra? Emma (Monica Potter) e John Collingwood (Tony Goldwyn) hanno una tranquilla casa al lago ed una figlia, Mari (Sara Paxton), che ha deciso di passare la notte fuori casa insieme alla sua amica Paige. Il buio cala e di Mari non si riescono più ad avere notizie. Nel frattempo, alla porta dell’ultima casa a sinistra, bussa una famiglia reduce da un incidente stradale: l’evaso Krug (Garret Dillahunt), i suoi fratelli, il pervertito Francis e la sociopatica Sadie, e suo figlio Justin, succube della pressione familiare. Ma gli equilibri vengono presto meno e le due famiglie si troveranno a dover combattere tra loro per la propria sopravvivenza.

Prima dell'ultima casa...

Nel 1972, due giovani Wes Craven (Scream) e Sean Cunningham (Venerdì 13) decidono di creare un thriller che, partendo dalle convenzioni adottate dai B-movie, mostrasse la violenza nella sua accezione più reale. L’ultima casa a sinistra, creato da una squadra tecnica di appena 15 membri e con un budget ridottissimo, diviene presto un cult nei circuiti universitari e si scontra subito con la censura, che ne taglia a piacimento i pezzi più cruenti e brutali (in Gran Bretagna, fino ad oggi la BBFC non ha mai autorizzato la versione integrale della pellicola, nemmeno nel formato home video).
Dato lo straordinario successo degli ultimi remake dei classici horror americani dei '70s Non aprite quella porta e Le colline hanno gli occhi, si è deciso di riportare alla luce anche questo classico del repertorio vintage, rendendolo adatto al pubblico contemporaneo. La prima versione prendeva spunto dal film di Ingmar Bergman, La fontana delle vergini, e si inseriva in un contesto storico in cui la gente era atterrita dalle brutture che la guerra in Vietnam ogni giorno mostrava loro. Una situazione che, se da un lato ha garantito il successo del film negli anni ’70, risulterebbe poco adatta a degli spettatori abituati a vedere sul grande schermo ogni genere di deturpazione, propinata dai moderni horror. Così Craven e Cunningham si sono messi alla ricerca di qualcuno con abilità visivamente innovative, che possedesse non solo un’immaginazione macabra, ma anche un senso dell’umorismo e del terrore molto neri, in modo da rivisitare e allo stesso tempo mantenere le caratteristiche del film originale.

L'ultima casa dopo...

Il progetto del remake de L’ultima casa a sinistra è stato affidato a Dennis Iliadis, giovane regista greco fattosi apprezzare dalla critica per Hardcore, l’inquietante storia di quattro giovani prostitute adolescenti nell’Atene dei giorni nostri. Utilizzando la sceneggiatura originale come base di partenza, il film è stato modificato nelle sue linee generali, cambiando situazioni ed attitudini dei personaggi, per mantenere la sua aura di verosimiglianza, quell’impressione che si tratti di una storia plausibilmente svoltasi per davvero. I protagonisti assumono tratti moderni e comportamenti consoni al proprio ruolo: non più genitori che si rivolgono allo sceriffo di zona per ritrovare la figlia scomparsa o giovani corpi lasciati a marcire nel bosco nei pressi di un concerto, ma persone che si aggrappano alla vita con tutte le proprie forze, che reagiscono, combattono, non arrendendosi alla morte. Le differenze con l’originale, a livello di sceneggiatura e caratterizzazione dei personaggi, sono davvero tante, ma, contrariamente a quanto si possa pensare, non rovinano in alcun modo la narrazione ed, anzi, le attribuiscono un ritmo ben cadenzato e dei colpi di scena precedentemente inesistenti. Fare un paragone tra la trama ed il modo in cui la stessa è stata costruita nelle due differenti versioni, risulta molto difficile se non si vogliono svelarne i particolari ed ammazzare la suspense e ci limiteremo, quindi, ad analizzare l’opera in maniera indipendente.

Tra thriller ed horror

L’ultima casa a sinistra è la risposta cinematografica a tutto ciò che gli horror anni ’90 ci hanno mostrato. Prediligendo le sensazioni di angoscia ed ansia, a discapito di coreografiche morti splatter, il film di Iliadis riscrive i canoni di comportamento della moderna eroina. Piuttosto che nascondersi sotto il letto o fuggire in cima alle scale verso un corridoio senza uscita, i componenti della famiglia Collingwood non si arrendono agli eventi e reagiscono di conseguenza. Il tipico schema che prevede che i buoni si sottomettano alla brutalità dei cattivi viene improvvisamente infranto ed il tutto si trasforma in una battaglia per la sopravvivenza in cui vengono meno i consolanti stereotipi sceneggiatoriali e ci si ritrova a chiedersi: chi è civile, e chi non lo è? Chi è violento, chi normale? Il viscerale thriller diretto da Iliadis si trasforma così in una interessante analisi della natura umana e del suo trasformarsi in qualcosa di completamente opposto a seconda delle situazioni.
La foresta ed il lago del Pacific Northwest, dove le vicende si svolgono, sono state affidate alla fotografia di Sharone Meir (Mean Creek) che ne ha evidenziato le atmosfere lugubri: tutto è invaso dalla fredda luce filtrata dagli alberi che non appare mai solare, mai portatrice di calore. Prevalgono gli azzurri ed i grigi e persino il rigoglioso fogliame della natura circostante, sembra essere in procinto di spegnersi. Un’oscurità che non terrorizza, ma tormenta, affliggendo lo spettatore che scruta nelle ombre alla ricerca di qualcosa che spesso non appare.

L’ultima casa a sinistra si snoda tra il thriller travagliato e l’horror, conquistando lo spettatore empaticamente, con un montaggio ben costruito ed una colonna sonora piena di improvvisi picchi e lamentosi strascichi, e, visivamente, con atti crudeli che serrano alla poltrona con le sue sanguinose uccisioni. Tra la generale inquietudine, il film nasconde anche piccole chicche, atteggiamenti irriverenti che fanno sorridere e mostrano quell’indispensabile umorismo nero che Craven dissimila sotto lo strato superficiale delle sue opere, mantenuto anche in questo riuscito remake.

Il Blu Ray.

Il film doveva inizialmente essere distribuito al cinema lo scorso agosto, ma poi Universal Italia ha optato per una distribuzione direct-to-video.
Per le caratteristiche tecniche del blu ray, rimandiamo all'apposito box informativo. Gli extra presenti, si limitano alle scene eliminate e al dietro le quinte.

The Last House On the Left L'ultima casa a sinistra la si potrebbe definire come la classica storia in cui il bene trionfa sul male, in cui persone normali si trovano a dover affrontare circostanze straordinarie. La naturale propensione di Wes Craven di portare la suspense all'estremo, e il passionale modo di Iliadis di intrecciare il trhiller viscerale con dei personaggi complessi, rendono questo film un piccolo gioiello del mondo dei remake, in cui di solito "il secondo" non raggiunge mai l'originale. In questo caso i due film partono da una stessa matrice, ma seguono strade diverse che permettono alla versione moderna dell'opera di vivere indipendentemente dal suo predecessore e di non soffrire sotto il peso della sua storia di film cult.

7

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