Recensione L'ultima alba

Bruce Willis e Monica Bellucci sono un tenente dei Navy Seal e una dottoressa missionaria in Nigeria in L'ultima alba, film di guerra diretto da Antoine Fuqua pregno di istinti retorici.

recensione L'ultima alba
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Una squadra di Navy SEAL, capitanata dal rude tenente A.K. Waters, è incaricata di una pericolosa missione in quel della Nigeria, da poco scossa da un violento colpo di stato che ne ha rovesciato il governo democratico. I soldati hanno infatti il compito di recuperare la dottoressa Lena Kendricks, cittadina americana per matrimonio, che da anni opera nelle lande africane in qualità di dottoressa missionaria presso una missione religiosa. Giunti sul luogo Waters e i suoi uomini trovano la donna, decisa a seguirli soltanto se anche i feriti nativi in grado di muoversi verranno portati in salvo. Il tenente fa buon viso a cattivo gioco ma poi decide di venire meno ai suoi ordini per mettere al sicuro quante più persone possibili, scortandole fino al confine col Camerun; sulle loro tracce però vi è un gruppo di ribelli intenzionati a catturare uno dei fuggitivi, in realtà figura importante nelle logiche politiche del Paese.

Tears of the Sun

Dopo il grande successo di Training Day (2001), Antoine Fuqua decide due anni dopo di mettersi in gioco in un film di guerra, venendo meno però alle aspettative. L'ultima alba è infatti un titolo approssimativo e figlio della tipica retorica americana, nel quale i classici soldati senza macchia si trovano ad ergersi protettori di un popolo indifeso andando contro ogni logica tattica e militare. Questo non sarebbe ad ogni costo un fattore negativo se quantomeno lo spettacolo avesse garantito la giusta dose di adrenalinico spettacolo di genere, ma a conti fatti anche l'intensità action non riesce mai a coinvolgere del tutto, esplodendo soltanto in un finale confuso e roboante nel quale si sprecano improbabili atti di eroismo. Uno dei maggior difetti risiede proprio nella sceneggiatura di Alex Lasker e Patrick Cirillo, ispirata ai racconti di rifugiati sopravvissuti agli orrori della guerra, che si adagia su risvolti forzati (in primis la platonica love story in divenire tra Waters e la dottoressa) che trovano nell'assurdo colpo di scena di metà visione, con l'improvviso cambio di idea del tenente, un escamotage atto ad allungare la visione e a mettere in mostra gratuitamente i valori molari del gruppo dei Navy Seal. Da lì in poi il film diventa un banale bignami etico che ci mostra la brutalità vigente in terra africana, con uomini, donne e bambini trucidati senza pietà da bande di soldati, alternando la visione con una manciata di sparatorie e discorsi idealistici più che scontati; lo stesso potenziale fascino della fauna e della flora giunglesca, luogo predominante della narrazione, non viene mai sfruttato appieno, impedendo alla tensione emotiva di emergere con la giusta carica. Bruce Willis, che ha voluto fortemente questo film (tanto da imporre il titolo originale Tears of the Sun, originalmente pensato per il quarto capitolo di Die Hard), è in uno dei ruoli più incolori e monolitici della sua carriera, accompagnato da un cast più che anonimo includente anche la nostra Monica Bellucci (paradossalmente non la peggiore). Piacevole invece la colonna sonora ricca di sonorità etniche, tra i pochi elementi godibili di un'operazione riassumibile nella postilla conclusiva dello scrittore britannico Edmund Burke "Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male è che gli uomini di bene non facciano nulla".

L'ultima alba Operazione pregna di un'irritante e banale retorica vedente un gruppo di coraggiosi soldati americani sacrificarsi per salvare quanti più innocenti possibili, L'ultima alba è un passo falso nella carriera di Antoine Fuqua, poco a suo agio in queste atmosfere action belliche di involontaria grana grossa. Se il messaggio alla base rimane certamente condivisibile, la messa in scena si basa su risvolti narrativi forzati e improbabili cercando di coniugare spettacolo ed impegno etico con scarsi risultati; la seconda parte, con i Nostri in fuga nella giungla africana tra massacri di innocenti e gesta eroiche, si appoggia su una fastidiosa monotonia scossa solo dalla scoppiettante, ma non del tutto coinvolgente, resa dei conti finale. Tra una regia che si concentra sugli sguardi delle vittime inermi, con una gratuita ricerca di pietismo filmico, e un cast che non riesce ad elevare le già poco curate caratterizzazioni dei personaggi (lo stesso Willis è meno carismatico del solito), le due ore di visione si trascinano stancamente senza raggiungere nessuno degli obiettivi prefissati.

5

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