L'ottava nota, Dustin Hoffman in un dramma musicale di formazione Recensione

Un ragazzino orfano di madre cerca riscatto in un coro di voci bianche in L'ottava nota, dramma musicale di formazione con protagonista Dustin Hoffman.

recensione L'ottava nota, Dustin Hoffman in un dramma musicale di formazione
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Stet è un ragazzino di dodici anni con problemi comportamentali, situazione dovuta anche alla sua difficile realtà familiare: il giovane infatti vive con la madre alcolizzata in condizioni precarie. Quando la donna muore in un incidente stradale Stet fa la conoscenza del suo vero padre che, non potendo prendersi cura di lui in quanto avente già un'altra famiglia, decide di pagargli la retta di un prestigioso istituto frequentato da coetanei dotati di talento vocale. Il suo inserimento non è però facile, e il carattere turbolento non lo aiuta di certo ad attirarsi le simpatia di compagni e insegnanti; l'unico a credere in lui sembra essere Maestro Carvelle, l'anziano capo del coro.

La nota fuggente

Definito generosamente come una sorta di Whiplash (2014) più giovanile e ambientato nel mondo delle voci bianche, L'ottava nota è in realtà un banale dramma di formazione che segue tutti gli stereotipi del filone, lontano anni luce dalla ferale grinta filmica che caratterizzava il film vincitore di tre premi Oscar. Una classica evoluzione degli eventi ha infatti luogo nei cento minuti della pellicola del canadese Francois Girard, regista persosi per strada dove il sorprendente exploit de Il violino rosso (1998). Tutto lineare e scontato, lieto fine incluso, nessun sussulto capace di infondere una reale passione per la musica; senza nulla togliere alle armoniose esibizioni dei piccoli membri dell'American Boychoir School, l'operazione si rivela un compitino privo di mordente, salvata parzialmente solo dalle ottime performance di un cast-all star. Dustin Hoffman primeggia di par suo trovandosi comunque in buona compagnia: Kathy Bates, Debra Winger e il giovanissimo Garrett Wareing (visto anche in Independence Day - Rigenerazione (2016)) fanno del loro meglio, ma questo non basta a rivitalizzare personaggi bidimensionali, degni figli di una sceneggiatura che va dal punto A al punto B senza deviazioni di sorta. Rivalità, riconciliazioni, caduta e riscatto si susseguono telefonicamente in una messa in scena spenta e pretenziosa, in cui i toni ricattatori invece di far affezionare ai protagonisti ne sortiscono l'effetto contrario.

L'ottava nota Un ragazzino ribelle che ha da poco perso la madre cerca il riscatto nella musica, diventando la potenziale stella di un prestigioso coro di voci bianche. Ne L'ottava nota il racconto di formazione classico è servito in un estenuante tour-de-force di banalità assortite trainanti ovviamente verso il più scontato degli epiloghi. Le emozioni latitano e le sole esibizioni canore dei piccoli cantanti / attori non riescono a generare il corretto e costante impatto empatico, così come le ottime interpretazioni di un cast di prima grandezza capitanato da Dustin Hoffman nulla possono per risollevare una narrazione vista e rivista più volte nel cinema a tema.

5

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