L'Ora Più Buia ovvero i giorni che cambiarono il mondo, la recensione

Gary Oldman è un cangiante Winston Churchill, esuberante primo ministro inglese che ha cambiato il corso della storia.

recensione L'Ora Più Buia ovvero i giorni che cambiarono il mondo, la recensione
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Nei drammatici giorni fra il 26 maggio e il 4 giugno 1940, il vecchio continente ha vissuto probabilmente i momenti più delicati, complessi e difficili della sua intera storia.
Mentre la Germania continuava la sua marcia trionfale in territorio francese, l'esercito degli alleati veniva spinto in modo critico sulle coste di Dunkerque, teatro di una sanguinosa battaglia durata per l'appunto dieci interminabili giorni - come sappiamo bene dopo aver visto Dunkirk di Christopher Nolan la scorsa estate. Come topi in gabbia, i soldati francesi e soprattutto inglesi non avevano via di fuga, non c'erano più mezzi disponibili per permettere l'evacuazione di 420.000 uomini, o almeno non ve n'erano abbastanza. Mentre il sangue, la tensione e la disperazione serpeggiavano sulla sabbia al di là della Manica, a Londra si giocava una partita ancora più tesa fra chi spingeva per una resa quasi incondizionata e chi invece voleva strenuamente combattere fino alla fine, ostacolando Hitler e la sua armata di morte fino all'ultimo respiro. Per riassumere quel terribile momento storico in poche, concise parole, in quei giorni si è deciso il futuro del mondo: bastava una decisione avventata per consegnare l'Europa al Führer tedesco, c'è stato invece un uomo che ha avuto il coraggio e la lucidità di prendere letteralmente per mano un Paese intimorito e riportarlo alla gloria, Winston Churchill.

Plasmare la storia

L'eccentrico primo ministro inglese non è certo nuovo al grande e al piccolo schermo, come vi abbiamo raccontato in questo articolo più volte l'arte ha pescato a piene mani da questa figura. Del resto era tutt'altro che lineare e regolata: alternava momenti di quiete ed euforia ad altri disperati, in preda a una depressione lancinante. Eppure, nonostante il suo essere schivo, scorbutico e irritante, è riuscito a diventare simbolo e icona della nostra storia recente. Il perché è spiegato ne L'Ora Più Buia, nuovo ritratto biografico del regista inglese Joe Wright che, senza divagare eccessivamente, si focalizza proprio sulle ore decisive di Dunkerque, momento cruciale fatto di scelte e decisioni fondamentali.
Se Nolan ci ha portati in prima linea insieme alle truppe alleate compresse sulle spiagge francesi, Wright fa il lavoro inverso, regalandoci il punto di vista esclusivo degli uffici, dei ministeri, delle sale del potere.
Lo scheletro della storia ci è ovviamente già noto, si parte dalla crisi definitiva di Neville Chamberlain, e dunque dall'insediamento dello stesso Churchill il 10 maggio 1940, sino all'Operazione Dynamo, che grazie alle imbarcazioni civili ha reso possibile l'evacuazione degli alleati dalle coste francesi. Ancora una volta la meta finale è messa da parte, ciò che davvero conta è il viaggio, le battaglie politiche per evitare una resa (e dunque un accordo con nazisti e fascisti), i sentimenti contrastanti che hanno portato a una scelta tanto disperata quanto rischiosa di coinvolgere i civili in operazioni militari.

Il politico e l'uomo

L'Ora Più Buia riesce a bilanciare splendidamente la figura di Winston Churchill tratteggiando in modo alternato caratteri dell'uomo e del politico. Una volta chiuse le porte delle stanze del potere restano i salotti privati, le camere da letto, i dialoghi coniugali, le conversazioni private con il Re Giorgio VI, padre dell'attuale Regina Elisabetta II. Un Re dapprima contrario all'elezione forzata di Churchill, spinto da una larga coalizione quasi a mo di fantoccio temporaneo, e poi irreprensibile sostenitore, pronto a tutto pur di non scendere a patti con il nemico. Joe Wright trasforma in cupa poesia una sceneggiatura di Anthony McCarten votata a trasformare il mito di Churchill in pura metafora. Nei modi di fare dello statista, nel suo essere lunatico all'estremo, si nasconde in realtà un animo gentile, delicato, di sani principi.
Un carattere duro a morire e a piegarsi proprio come il popolo inglese, che alla prima occasione utile, nel corso dell'Operazione Dynamo, ha dimostrato al mondo il suo spirito di condivisione e la sua eterna voglia di libertà. Un concetto che al giorno d'oggi si può (e forse si deve) traslare anche oltremanica, poiché viviamo tempi bui per svariati e ovvi motivi e arrendersi è l'ultima delle opzioni possibili.

Gary Oldman su tutti

Il regista di Orgoglio e Pregiudizio, Espiazione e Anna Karenina traduce tutto questo in un prodotto fruibile a tutti, realizzato con un linguaggio diretto, essenziale e profondamente emozionante, soprattutto nelle battute finali. Battute finali forse troppo artificiose, didascaliche, ma non abbastanza da mettere in ombra la splendida messa in scena che le precede (altro pianeta rispetto al flop Pan). L'eleganza della regia de L'Ora Più Buia si trova a combaciare alla perfezione con un'interpretazione destinata a rimanere negli annali: Gary Oldman è forse il miglior Winston Churchill visto al cinema sino ad ora, irriconoscibile per via del pesante e necessario trucco sul volto, ma non per questo meno efficace e graffiante.

A "tradire" costantemente l'attore inglese sono gli occhi, sempre riconoscibili e pronti a schizzare dalla calma alla follia. Il lavoro maggiore però è stato fatto sulla voce del personaggio, roca e sofferente al punto giusto, il risultato di decenni di sigari e alcolici ("La mia religione mi impone come rito assolutamente sacro il fumare sigari e il bere alcolici prima, dopo e durante tutti i pasti e nell'intervallo tra un pasto e l'altro", diceva Churchill).
Una presenza ingombrante quella di Oldman, che per forza di cose offusca le colleghe Lily James e Kristin Scott Thomas, nei delicati e rispettivi panni della segretaria personale Elizabeth Layton e della moglie Clementine. La prima è importante per capire il carattere cangiante di Churchill, odioso prima e amorevole poi, la seconda per mostrare come si poteva tenergli testa in ogni occasione o quasi - del resto era l'unica persona in grado di farlo in modo davvero intimo e diretto.

L'Ora Più Buia Ripartiamo dunque dalla battaglia di Dunkerque mostrata da Christopher Nolan per chiuderci nelle sale del potere londinesi. Ambienti ostili, oscuri, a prova di bomba, sentimenti e talvolta di ragione. Joe Wright sfrutta le ore precedenti l'Operazione Dynamo per raccontare un personaggio storico dall'alto valore morale, quel Winston Churchill grazie al quale esiste il mondo libero che conosciamo oggi. Senza di lui probabilmente il Regno Unito si sarebbe arreso a trattare con il nemico nel momento peggiore della seconda guerra mondiale. L'Ora Più Buia però non si limita a tratteggiare la storia intima, sofferta, appassionante di un uomo e di un popolo, vuole anche trasformare tutto in metafora per traslare i valori che hanno smosso il Regno Unito in quei drammatici giorni in attualità. Obiettivo assolutamente raggiunto, sia dal punto di vista della messa in scena che del racconto, a rimanere impresso nella memoria però è soprattutto un Gary Oldman divino e in odore di Oscar, irriconoscibile, appesantito e incredibilmente cangiante, nonostante il pesante trucco. Un film che affronta temi importanti e universali con un linguaggio semplice, rivolto a tutti, da non perdere.

7.5

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