L'occhio del male, su Prime Video il film da un'opera di Stephen King

Un avvocato obeso investe una zingara, uccidendola, e riceve una maledizione che lo porterà a dimagrire in maniera innaturale e pericolosa.

recensione L'occhio del male, su Prime Video il film da un'opera di Stephen King
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Billy Halleck, amorevole marito e padre di famiglia, è uno degli avvocati più rispettati della città. L'uomo, che ha appena vinto uno spinoso caso nel quale si trovava a difendere un boss mafioso di origini italiane, ha un problema con il cibo, essendo arrivato a pesare ben 135 kg. La moglie gli consiglia una dieta che però non dà i risultati sperati e Billy continua ad abbuffarsi ogni volta che ne ha l'occasione.
In L'occhio del male una sera, dopo aver festeggiato al ristorante un successo professionale, la coppia ha un incidente in macchina mentre la donna esegue una fellatio al compagno alla guida: a farne le spese è un'anziana zingara che muore sul colpo. Il legale, buon amico del giudice e benvoluto dalla comunità locale, viene assolto anche tramite false testimonianze e il il centenario genitore della vittima, un trasandato sciamano, maledice Billy all'uscita del tribunale, accarezzandolo sulla guancia e augurandogli di dimagrire.
Da quel giorno l'uomo inizia effettivamente a perdere peso in maniera innaturale e, nonostante il suo appetito aumenti, i kg diminuiscono velocemente: l'unica soluzione per evitare il peggio è quello di rintracciare la carovana di zingari e farsi togliere il malocchio.

Togliersi un peso

Tra i meno conosciuti adattamenti per il grande schermo dei romanzi di Stephen King, L'occhio del male (disponibile nel catalogo Prime Video) è in realtà un film da rivalutare, certamente imperfetto ma non privo di fascino soprattutto grazie alla base narrativa di partenza. Diretta nel 1996 da Tom Holland, regista di due cult horror quali L'ammazzavampiri (1985) e La bambola assassina (1996), questa trasposizione riesce in più di un'occasione a restituire l'inquietudine delle pagine cartacee e a trascinarci nell'incubo, sia fisico che psicologico, vissuto dal protagonista, uomo di giustizia che sfrutta la legge e le conoscenze a proprio vantaggio pur di evitare il processo e una possibile condanna.
Poco importa che l'incidente sia imputabile a una serie di casualità nonché da imprudenza da parte della vittima, poiché la legge degli zingari è senza pietà e obbliga a una vendetta disumana: proprio il confronto tra la cultura dell'uomo bianco e quella nomade, pur qui visualizzata in un aspetto folkloristico e caricaturale, risulta l'elemento più centrato del racconto, con la diatriba che si fa sempre più aspra e trova momenti di grande intensità nell'acceso botta e risposta tra i contendenti che ha luogo nell'ultima parte.

Vendetta zingara

Gli elementi visionari sono naturalmente presenti, con un incubo delirante del quale è vittima il Nostro che presenta notevoli spunti anche a livello spettacolare, e i buoni effetti di trucco e make-up rendono ben visibili gli effetti delle relative maledizioni lanciati agli insabbiatori del crimine/incidente. Robert John Burke, già interprete di Alex Murhpy nel sequel Robocop 3 (1993), dimostra una sorprendente duttilità nell'adattarsi a un ruolo ambivalente, inoltre in un paio di sequenze strappa applausi a scena aperta, con la versione ingrassata resa credibile dalle protesi.
Più forzato invece si rivela il sentimento di gelosia nei confronti della moglie, con alcune scelte da parte della donna che non hanno il necessario tempo di sviluppo per risultare verosimili, forse anche colpa della limitata durata complessiva (novanta minuti, titoli di coda inclusi).
Il peggior difetto dell'operazione risiede però in una messa in scena fin troppo impersonale che, tolte un paio di scene già citate, sembra pensata più per il mercato televisivo che per il buio della sala e toglie incisività all'intero insieme, rendendolo una visione sicuramente godibile ma mai memorabile.

L'occhio del male La maledizione di uno zingaro ultracentenario, che brama vendetta per la morte dell'anziana figlia morta in un incidente stradale, colpisce un brillante avvocato affetto da obesità che, da un giorno all'altro, inizia a dimagrire in maniera innaturale rischiando di arrivare al punto di non ritorno. L'occhio del male, adattamento dell'omonimo romanzo di Stephen King (ai tempi pubblicato sotto pseudonimo), è una produzione che appassiona grazie all'intrigante plot narrativo, ai buoni effetti di make-up e alla convincente interpretazione del protagonista Robert John Burke, ma cade soprattutto nella seconda metà in soluzioni di messa in scena memori più del panorama televisivo dell'epoca (metà anni '90) che del solido e ingegnoso cinema di genere contemporaneo.

6

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