L'Inganno, la recensione: l'ordine e il caos secondo Sofia Coppola

Sofia Coppola indossa i suoi abiti migliori e confeziona il suo film più maturo ed elegante, dissezionando la mente umana e i suoi istinti.

recensione L'Inganno, la recensione: l'ordine e il caos secondo Sofia Coppola
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1864, Virginia. La Guerra Civile americana volge ormai al termine, una terra devastata, arida e abbandonata a se stessa piange centinaia di migliaia di morti di ogni fazione e colore della pelle. Dalla scuola femminile di Martha Farnsworth, cuore pulsante de L'Inganno, sono scappati pressoché tutti, studenti, schiavi e insegnanti, ad esclusione della docente Edwina Morrow e cinque giovani allieve. Nonostante gli spari e le esplosioni all'orizzonte, la vita all'interno del collegio scorre senza troppi scossoni, finché un giorno la piccola Amy incontra nel bosco il caporale dell'esercito degli Stati Uniti John McBurney, ferito e in fin di vita. L'istinto è ovviamente di salvarlo e portarlo in casa, nonostante il potenziale pericolo che un'azione simile potrebbe portare. L'ingresso in casa dell'uomo, aitante e gentile, destabilizza ovviamente tutti gli equilibri della casa. Sul tavolo della discussione, feroce, animata, finiscono interessi morali, politici, perfino sessuali, poiché gli ormoni delle giovani occupanti subiscono un inevitabile terremoto alla vista del caporale - interpretato da un affascinante Colin Farrell. Da una parte il dovere che impone la consegna del prigioniero ai confederati il prima possibile, legando un iconico drappo bianco alla cancellata principale, dall'altra il desiderio di accudire e rimettere in forze un uomo elegante e protettivo, un impulso troppo allettante per essere abbandonato a se stesso.

Passione e forza visiva

Sofia Coppola, che evidentemente dà il meglio di se in progetti in costume, mette in scena quello che è senza alcun dubbio il suo film più elegante e autoriale, che fa delle inquadrature, della messa in scena sinuosa e ragionata, dei dialoghi asciutti, delle interpretazioni misurate e profonde un'opera d'arte a tutto tondo. Aiutata dall'occhio e dalla fotografia di Philippe Le Sourd, già cinematographer di The Grandmaster per gli intenditori, la regista di Lost in Translation sfrutta la nebbia della Virginia del 1800 per raccontare l'animo umano nelle sue pieghe più nascoste. Il collegio della signora Farnsworth diventa l'involucro della nostra mente, all'interno del quale ogni emozione o intenzione prende la forma di un personaggio, sia esso bambino o più maturo. Ogni donna all'interno del quadro generale infatti ha un'età diversa, e ogni azione viene affrontata in modo differente a seconda della maturità interiore e della volontà di ognuna. Sotto i riflettori invece vi è il caos: basta un semplice dettaglio esterno per scardinare l'ordine normale delle cose. Quando il mazzo di carte sul tavolo viene lanciato in aria, diventa interessante capire come ogni carattere possa reagire in base al proprio istinto e background.

Le regole del caos

Se poi l'elemento che scombina l'ordine è tutt'altro che superficiale, ma è abile nel doppio gioco, nell'indossare maschere, nell'apparire l'esatto contrario di ciò che è realmente, il dipinto generale si fa ancora più intrigante, difficile e rischioso. Una mossa sbagliata può significare perdere una battaglia se non l'intera guerra, ovvero morire e cadere sul campo. Il caporale McBurney è l'elemento di disturbo che ci spinge a pensare e ad agire in modo differente sia il presente che il prossimo futuro. È un doppiogiochista di professione, pronto a tutto per il proprio tornaconto e la salvezza, anche all'inganno. Non fraintendete però, il nuovo film di Sofia Coppola non è pedante, non ruota su se stesso e la sua complicata filosofia; la superficie di tutto è una trama lineare e appassionante, ricca di eleganza e mistero. Intuiamo sin dalle prime battute che succederà qualcosa, inoltre sappiamo che prima o poi avverrà "l'inganno" suggeritoci dallo stesso titolo, ma non sappiamo mai quando, in che modalità e da parte di chi. Un dettaglio che, al pari di qualsiasi altro McGuffin, spinge la messa in scena ad essere sempre più avvincente nonostante la grazia della regia.


Un cielo stellato

Sofia Coppola ha alle spalle una carriera quantomai sfaccettata, non priva di sbavature, questa volta però è impeccabile, statuaria, matura come mai prima. Conosce alla perfezione i suoi obiettivi, i suoi personaggi, i suoi interpreti tanto che riesce a dirigerli con fare deciso e invisibile, senza rinunciare alla forza visiva delle immagini. Non è affatto un caso che allo scorso Festival di Cannes abbia vinto il premio per la Miglior Regia, del tutto meritato. Bisogna anche dare merito ad un cast eccellente: al di là dell'ottimo Colin Farrell, già nominato in apertura, la statuaria Nicole Kidman incarna una perfetta matrona dell'epoca, intenta a nascondere i vizi e i piaceri sotto una spessa maschera di acciaio; più ingenua Kirsten Dunst, pronta a credere a tutto e a cedere al primo accenno di tenerezza; Elle Fanning invece è il simbolo più spietato della giovinezza, ribelle fuori, insicura dentro. Le protagoniste principali vengono supportate da piccoli ruoli minori che acquistano molta importanza nel racconto, e quasi guidano la scena e le azioni sui giusti binari. Bisogna però stare molto attenti a non trasformare L'Inganno in un manifesto femminista come potrebbe sembrare, per stessa ammissione della regista/sceneggiatrice fra l'altro. Parliamo di un ritratto interamente al femminile, laddove la bilancia pende chiaramente dalla parte delle donne, ma i ruoli possono intercambiarsi senza alcun problema; di quante femme fatale in grado di manipolare gli uomini è popolato il mondo e il cinema? Per una volta la prospettiva è completamente ribaltata e il risultato è fenomenale sotto qualsiasi punto di vista. Anche senza l'aiuto di una vera e propria colonna sonora.

Sangue e maturità

La Coppola si tuffa a capofitto nelle atmosfere dell'epoca ed evita ogni musica estranea alla narrazione, al contrario di come aveva fatto invece in Marie Antoinette. A supportarla ci sono soltanto gli strumenti che le ragazze della scuola hanno appreso grazie ai loro insegnanti e il canto, lo spettatore è così inglobato interamente all'interno della narrazione, diventa un abitante della grande casa signorile in cui avviene ogni cosa, non ha elementi estranei che possano trascinarlo fuori dal contesto. Prima che possa calare del tutto il sipario arriva poi il sangue: a livello formale la violenza, che in qualche modo torna protagonista in questo lavoro della Coppola, chiude un vero e proprio cerchio. Dalle vene tagliate (e non solo) delle vergini suicide a L'Inganno sono passati esattamente 18 anni, il tempo necessario ad un qualsiasi uomo o donna per maturare nella mente e nel corpo. Evidentemente un concetto che vale anche per l'artista.

L'Inganno Sofia Coppola veste i suoi abiti migliori e confeziona il film più elegante, avvincente e maturo della sua carriera. Sospinta da un cast di attori eccezionali, la regista di Lost in Translation affronta il caos della mente umana, combattendo con freddezza e brutalità le sorprese della vita. Il tutto all'interno di una casa sperduta nella campagna americana alla fine della guerra civile nel 1800, fotografata in maniera superlativa da Philippe Le Sourd, già DOP di The Grandmaster. Non un manifesto femminista ma un lucido ritratto del caos e dell'ordine, elementi che si scontrano in una battaglia elegante e affascinante. Uno dei migliori titoli del 2017.

8.5

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