Recensione L'incredibile storia di Winter il delfino

La vera storia del delfino che perse la coda

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Ai più, il nome di Charles Martin Smith potrà dire poco o nulla, ma basterebbe menzionare solo uno dei tanti titoli della sua filmografia per far capire di chi stiamo parlando. Una filmografia, la sua, che conta svariate partecipazioni in ruoli secondari a pellicole come Pat Garrett & Billy the Kid (1973) di Sam Peckinpah, American Graffiti (1973) di George Lucas e Gli Intoccabili (1987) di Brian De Palma.
Sarebbe sbagliato, tuttavia, relegare Charles Martin Smith al solo appellativo di “attore”, perché, durante la sua carriera, Smith ha portato a compimento anche sette opere dietro la macchina da presa (l’horror Morte a 33 giri (1986) - interpretato, tra gli altri, dall’ex leader dei Black Sabbath Ozzy Osbourne - e la commedia per famiglie Air Bud - Un eroe a quattro zampe (1997), solo per citarne alcune) e L’incredibile storia di Winter il delfino è l’ultima di queste.

DOLPHIN TALE

Un titolo, quello della settima fatica registica di Charles Martin Smith, che ha un evidente doppio significato. Già, perché il sostantivo tale, in inglese, vuol dire favola, racconto, ma ha una chiara -voluta?- assonanza con 'tail', coda. Un connubio che sintetizza in modo perfetto quelle che sono le componenti primarie del film.
Abbiamo infatti a che fare con una coda, quella che il dottor Clay Haskett (Harry Connick Jr.) è costretto ad amputare a Winter, una femmina di delfino arenatasi su una spiaggia dopo essere rimasta aggrovigliata a una trappola per granchi.
Portata in salvo grazie all’aiuto del giovane Sawyer (Nathan Gamble) e tenuta sotto costante osservazione dal dottor Haskett nel suo Clearwater Marine Aquarium, Winter si ritrova costretta a nuotare senza coda rischiando di rovinarsi la spina dorsale e compromettere quindi la sua stessa vita.
Sawyer convince dunque il dottor Cameron McCarthy (Morgan Freeman) a creare una protesi da applicare alla parte posteriore di Winter in grado di farla muovere correttamente e impedire che si faccia del male.
Quale sarà, allora, il destino del dolce mammifero?

AN INCREDIBLE, REAL STORY

Il suo destino, ovviamente, già lo conosciamo. E’ infatti d’obbligo ricordare che il film di Charles Martin Smith è tratto dalla reale vicenda che vide protagonista lo stesso esemplare di delfino nel 2005, tutt’ora in vita nel Clearwater Marine Aquarium di Miami.
Lungometraggi e serie tv sui delfini se ne sono fatti a decine, e l’esempio più rappresentativo è senza dubbio quello del telefilm Le nuove avventure di Flipper, interpretato tra il 1995 e il 1997 da una giovanissima Jessica Alba e a sua volta ispirato all'omonima serie degli anni '60 con protagonisti Brian Kelly, Luke Halpin e Tommy Norden.
Anche qui, i toni di narrazione e lo stile di regia adottati da Smith assumono un look molto “televisivo”, a cominciare da alcuni ralenti davvero poco entusiasmanti che rimandano la memoria proprio al suddetto telefilm.
Ma, in prodotti come questo, l’estetica, si sa, riveste sempre un ruolo marginale, perché l’importante è che il pubblico di riferimento - in questo caso quello più giovane - trovi nella storia il giusto divertimento alternato magari a momenti di riflessione.
Obiettivi che il film di Smith porta a compimento grazie a un ritmo piuttosto brillante che si mantiene tale fino alla fine, un buon cast animato dall’astro nascente Nathan Gamble (già visto ne Il cavaliere oscuro (2008) e The Hole (2009) ) e dai veterani Morgan Freeman, Kris Kristofferson e Ashley Judd, e uno script in grado di bilanciare a dovere dramma e commedia senza risultare eccessivamente melenso e magniloquente.
Ne scaturisce una sorta di documentario romanzato che, come era lecito aspettarsi, preme molto il pedale delle emozioni sacrificando l’originalità in favore della lacrima facile.
Una soluzione di certo non nuova in questi (e altri) tempi ma che, almeno in questo caso, non sembra così forzata come in molti altri prodotti visti di recente sul grande e piccolo schermo.

L'incredibile storia di Winter il delfino Dalla vera storia del delfino Winter, Charles Martin Smith realizza una pellicola che fa dei luoghi comuni e della lacrima facile i suoi ingredienti principali, riuscendo tuttavia a conquistare gli apprezzamenti del pubblico grazie soprattutto a un buon ritmo e a un cast pienamente all’altezza. Potrà sembrare l’ennesimo remake di Flipper il delfino, ma, almeno in questo caso, il risultato è pienamente sufficiente. Eccezion fatta per il 3D, che ha l'unica funzione di migliorare leggermente la qualità dell'immagine senza sortire altri effetti.

6

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