L'incredibile Burt Wonderstone, la recensione del film con Steve Carell

Il mago Burt Wonderstone, tra i più famosi sulla piazza, è in crisi con lo storico partner e deve affrontare un nuovo e pericoloso rivale.

recensione L'incredibile Burt Wonderstone, la recensione del film con Steve Carell
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Nel 1986 il giovane Albert è preso di mira dai bulli della scuola e trascorre spesso le giornate da solo, viste le continue assenza da casa della madre. È proprio la donna a regalare al bambino il set di trucchi magici di Rance Holloway, uno dei più famosi maghi sulla piazza in quel periodo. Col passare del tempo Albert è diventato un famosoartista del settore conosciuto con il nome d'arte di Burt Wonderstone, grazie anche all'amicizia e alla collaborazione col socio e collega Anton Marvelton, incontrato sui banchi di scuola.
Donne e ricchezze non gli mancano e la sua decennale attività col ricco magnate alberghiero Doug Munny continuano a garantirgli cospicue entrate finanziarie. In L'incredibile Burt Wonderstone il rapporto tra i due maghi però è da tempo agli sgoccioli e l'arrivo di un nuovo rivale, il più giovane Steve Gray, dedito a performance sempre più estreme, rischia di mettere in crisi l'iconico duo. Fino a quando Albert decide di mettersi in proprio finendo però per rimanere isolato da tutti e non ottenere lo sperato salto di qualità, rimanendo al verde e trovandosi a ripensare agli errori compiuti.

Questione di trucchi

Sette anni in cantiere per un'uscita effettiva nei cinema solo nel 2013, rivelatasi poi un vero flop al botteghino con soli 27 milioni di dollari incassati a dispetto dei 30 di budget. Non si può certo dire che L'incredibile Burt Wonderstone sia stato il successo sperato dai produttori, confermandosi inoltre come il titolo allora a più basso incasso nelle carriere sia di Steve Carell che di Jim Carrey, qui rispettivamente protagonista e nemesi. Eppure sulla carta il progetto aveva le potenzialità per svecchiare la commedia americana contemporanea, troppo spesso adagiata in una farsa demenziale o in derive romantiche, adottando un approccio più classico capace di attirare un pubblico eterogeneo.
I motivi dell'insuccesso sono però da ricercare proprio in una palese mancanza di coraggio, con una messa in scena con la quale si è preferito andare sul sicuro nell'ibridazione dei buoni sentimenti e di un'ilarità all'acqua di rose che, soprattutto per i gusti del pubblico contemporaneo, finisce per apparire démodé e sorpassata. Perché se gli omaggi alle atmosfere archetipiche vanno più che bene, l'abuso ne rischia di compromettere le buone intenzioni e il percorso di redenzione di Albert ha un sapore di visto e rivisto che impedisce di appassionarsi completamente alla storia e ai suoi personaggi.

Passato e presente

Il paragone tra cinema e magia è ben più che suggerito ed è facile comprendere come la critica alle performance sempre più estreme e gratuite dell'antagonista Steve Gray e la celebrazione di quell'incanto vecchia scuola, atto alla meraviglia e non al raccapriccio, segnino anche un confronto di messa in scena tra il passato e il presente della Settima Arte, laddove le narrazioni e gli effetti artigianali sono spesso in secondo piano rispetto al digitale e alla deriva sempre più pirotecnica dei moderni blockbuster. E se dietro alla figura del vate / maestro interpretato da Alan Arkin si nascondono perciò più profondi significati, all'operazione manca quel minimo di inventiva per esprimere con forza tale concetto, qui in secondo piano rispetto alla trasformazione morale del protagonista.
L'incredibile Burt Wonderstone dopo i primi minuti, in cui fa presagire un approccio più arioso ed originale, scade infatti nei consueti cliché del genere e segue ogni passaggio prestabilito nella più prevedibile delle maniere, esibizione finale inclusa (pur non priva di una certa, cinica, ironia). Per un intrattenimento gradevole ma che non aggiunge nulla di nuovo, lasciando gli spunti più interessanti alla calcata performance di Carrey, vero e proprio mattatore sopra le righe che si vorrebbe vedere per un minutaggio maggiore di quanto concessogli.

L'incredibile Burt Wonderstone La celebrazione di una magia "old-school" appare come un'ode al modo classico di fare commedie, ma L'incredibile Burt Wonderstone pone troppo l'accento sul paragone perdendosi poi nei vari luoghi comuni del filone, redenzione e riscatto del protagonista inclusi. Un artista che ha perso fama, successo e amici deve ricominciare dal basso per riscoprire la genuina passione per l'arte illusionistica, dovendo anche affrontare un nuovo rivale dedito a performance sempre più scioccanti. Un film metaforicamente ricco di spunti di interesse che si perde proprio nel ricalcare gli stereotipi di quella commedia garbata per tutta la famiglia, pur con un paio di sequenze (che vedono protagonista il personaggio di Jim Carrey, il più brillante di un cast spesso mal utilizzato) parzialmente disturbanti per il pubblico dei più piccoli. E i cento minuti di visione, proprio nel loro intento rassicurante, perdono di freschezza e originalità nel proporre un intrattenimento tanto gradevole quanto dimenticabile. Il film andrà in onda giovedì 3 gennaio alle 23.25 su CANALE 5.

5.5

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