Recensione L'Esorcista

Il capolavoro di Friedkin in edizione digitale director's cut

recensione L'Esorcista
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Solo nel 2010 è entrato a far parte del National Film Registry della Biblioteca Nazionale del Congresso degli Stati Uniti, ma, come ormai è risaputo, si tratta del lungometraggio horror che, firmato trentasette anni prima da William Friedkin, futuro autore di Vivere e morire a Los Angeles (1985) e Killer Joe (2011), non solo fece discutere molto a causa di svenimenti e malori a quanto pare causati agli spettatori nel corso delle sue proiezioni in sala in giro per il mondo, ma ha avuto modo di tornare più volte al centro dell'attenzione perché sembra vi fossero legati diversi strani eventi che hanno contribuito a fargli guadagnare la fama di film maledetto.
Strani eventi spazianti da un incendio sul set che distrusse quasi del tutto gli interni della casa dei protagonisti alla caduta di una croce alta due metri che, posta quattrocento anni prima sul tetto di una chiesa in prossimità del cinema Metropolitan di Roma dove la pellicola era proiettata, venne colpita da un fulmine.
Strani eventi che, comunque, rientrano con ogni probabilità nella folta schiera delle leggende metropolitane legate al variegato universo della Settima arte, la quale non ha potuto fare a meno di emulare in più occasioni l'opera friedkiniana, se consideriamo lavori come lo spagnolo L'eretica (1975) di Amando De Ossorio, gli italiani L'anticristo (1974) di Alberto De Martino e Chi sei? (1975) di Ovidio Assonitis e Robert Barrett (probabilmente Roberto D'Ettore Piazzoli), la versione all black Abby (1974) di William Girdler e, addirittura, la parodia Riposseduta (1990) di Bob Logan.

Linda Blair witch project

Parodia che ha visto protagonista la stessa Linda Blair trasformatasi in reginetta del cinema dell'orrore proprio dopo che, a soli quattordici anni, incarnò in maniera stupefacente la dodicenne Regan, figlia dell'attrice Chris MacNeil alias Ellen"L'ultimo spettacolo"Burstyn, continuamente in preda alla manifestazione di violenti e assurdi comportamenti destinati, a lungo andare ed a seguito di accertamenti medici, a lasciare intuire che il suo corpo sia posseduto da una malvagia entità demoniaca.
Il demone Pazuzu, precisamente, per espellere il quale Chris si rivolge al giovane gesuita Damien Karras, interpretato dal compianto Jason Miller, che, a sua volta, convoca l'anziano sacerdote cattolico Lankaster Merrin, con il volto di Max von Sidow, malato di cuore, ma reduce da un caso simile di esorcismo legato al suo passato.
Mentre il tenente Kinderman, nel cui ruolo troviamo Lee J. Cobb, indaga sulla tragica morte del regista Burke Dennings, ovvero Jack MacGowran, precipitato dalla scalinata accanto alla casa della donna proprio quando era stato lasciato a badare a Regan.

Riedizione Speciale

L'Esorcista torna al cinema per la sola giornata del 19 giugno, domani, esattamente 40 anni dopo l'uscita in sala del 1973. L'edizione sarà quella più completa, la Director's Cut, con 11 minuti di scene assenti nella prima edizione cinematografica. Potete trovare l'elenco delle sale aderenti all'evento su www.nexodigital.it.

Il grande Friedkin

E, ovviamente, è la lunga ed estenuante sequenza del rito a rappresentare il momento maggiormente ricordato dagli spettatori di quello che, tra disgustoso vomito verde ed eccellenti effetti speciali di trucco per mano di Dick Smith, s'immerge in una efficace, grigia atmosfera autunnale per costruirsi sull'ottima sceneggiatura a firma di William Peter Blatty, tratta da un suo romanzo e aggiudicatasi il premio Oscar, come pure il curatissimo sonoro.
Sonoro che permette ancora oggi alla pellicola di generare spaventi improvvisi, man mano che Friedkin, attraverso lenti ma coinvolgenti ritmi di narrazione, struttura un ideale percorso intrapreso dal maligno - da un mendicante alla casa MacNeil - per giungere fino alla pura Regan, che arriva anche a sverginarsi con un crocifisso.
Percorso tempestato in maniera opportuna di momenti disturbanti (si pensi solo a quello dell'iniezione nel collo della bambina) e che bisogna essere totalmente privi di cuore per non avvertire almeno un minimo di commozione nel corso del suo svolgimento.
Perché, se nella storia dell'arte viene definita romantica la scuola che mira alla rappresentazione di profonde e toccanti emozioni, non si può certo negare che L'esorcista, a partire da quello della paura, sia un elaborato principalmente basato sull'esplorazione dei sentimenti umani.
Dal timore del distacco dai propri familiari al senso di sacrificio per il benessere del prossimo, testimoniando tutte le carte in regola possedute da Friedkin, eccellente direttore del suo ottimo cast, al fine di potersi aggiudicare il titolo di uno dei più dotati registi della Settima arte, come riconfermato, in seguito, dalla maggior parte delle sue opere.

L'Esorcista Quarant’anni e non li dimostra affatto! Diffuso in versione director’s cut digitale di oltre due ore e dieci, comprendente, tra le altre, la mitica sequenza - assente nell’edizione del 1973 - in cui l’indemoniata Regan scende velocemente le scale in posizione di ragno, L’esorcista presenta ancora oggi non solo le fattezze di intramontabile capolavoro della Settima arte (non semplicemente dell’horror), ma anche di irraggiungibile vetta artistica raggiunta dal suo autore William Friedkin, tra i più dotati dell’universo della celluloide. Quindi, nell’epoca dell’abuso di effetti in CGI e noiosi esorcismi da schermo, non esiste Vivere e morire a Los Angeles (1985) o Killer Joe (2011) che regga il confronto con l’avvolgente mix di paura, sentimento di abbandono e mitica colonna sonora di Mike Oldfield che ha finito anche per generare due sequel e un prequel diretti da altri registi (nell’ordine, John Boorman, William Peter Blatty e Renny Harlin), tutti inferiori al capostipite.

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