Recensione Là Bas - Educazione Criminale

Racconto di formazione sulla criminalità nel Sud Italia attraverso gli occhi degli immigrati clandestini

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A quattro anni di distanza dal folgorante Gomorra (2008), il cinema italiano torna a parlare di criminalità organizzata nel meridione italiano attingendo dai vari fatti di cronaca che quotidianamente occupano le prime pagine delle principali testate giornalistiche cartacee e telematiche.
Lo fa proprio con lo stesso stile documentaristico che costituiva una delle peculiarità del film di Matteo Garrone e che rappresenta, anche in questo caso, uno degli aspetti di maggior riguardo dell’intera pellicola.
Vincitore del premio Luigi De Laurentiis - Leone del futuro quale miglior opera prima alla XXVI Settimana internazionale della Critica all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, Là-bas - Educazione criminale porta la firma dello stesso Guido Lombardi che fu tra i responsabili - insieme, tra gli altri, a Paolo Sorrentino e Mario Martone - dell’apprezzato documentario Napoli 24 (2010), incentrato sui pregi e i difetti del capoluogo campano, e di Vomero Travel (2010), storia di un ragazzino napoletano che incontra il suo gruppo musicale hip-hop preferito.
E dallo sfondo metropolitano visto in quest’ultimo, risaliamo dunque in superficie affacciandoci dalle parti di Castelvolturno, altra difficile realtà partenopea ideologicamente simile alla gomorriana Scampia ma qui mostrata dal punto di vista della cosiddetta “plebe”. Infatti, se nel film di Garrone, a fare le veci del “protagonista” era la camorra, questa volta ci si concentra sul fenomeno dell’immigrazione clandestina.

NON E' UN ALTRO STUPIDO "SCARFACE" PARTENOPEO

Due giovanotti di colore, zaino in spalla, camminano per strada sotto una flebile pioggia campana. Uno domanda: “Cos’è questo rumore?” “E’ il mare...” risponde l’altro. “Posso vederlo?” chiede di nuovo. “Perché, non hai mai visto il mare?”. “Solo dall’aereo, quando sono arrivato...”
Già da questo dialogo con cui si apre l’opera prima di Guido Lombardi appuriamo di avere a che fare con due immigrati (clandestini), venuti in Italia in cerca di lavoro. Uno di questi, quello che ci accompagnerà lungo il corso della storia, si chiama Yssouf. E’ un ragazzo timido, sensibile, con un animo da artista e determinato ad accumulare i soldi necessari per poter acquistare un costoso macchinario con cui produrre le sue opere.
Al fine di poter realizzare il suo desiderio, Yssouf si rivolge allo zio Moses, responsabile di gran parte del traffico di cocaina sul territorio, che gli procura dapprima un lavoro in autolavaggio alle dipendenze di un suo conoscente e coinvolgendolo poi nelle sue attività di spaccio, così da permettergli di guadagnare soldi più velocemente.
Incentrato sulla strage di Castelvolturno avvenuta nel 2008 che vide l’uccisione di sei giovani clandestini ad opera del Clan dei Casalesi volta a stabilire il controllo del traffico di droga sul territorio, Là-bas non si limita tuttavia a essere un ritratto limpido e veritiero di ciò che succede nei luoghi e nelle realtà prese come riferimento, ma riporta inoltre tratti tipici del romanzo di formazione grazie ai quali il contenuto dell’opera riesce ad assumere una propria identità senza essere l’ennesimo - falso - clone della trasposizione cinematografica del romanzo di Roberto Saviano. E’ senz’altro un punto di vista diverso sulla criminalità del Sud Italia, sulla violenza, sull’ingiustizia e sulle atrocità che prima conoscevamo soltanto dall’ottica dei camorristi e che ora vediamo attraverso gli occhi dei clandestini. Ma, più di tutto, è un racconto pregno di sentimento e di sentimenti.
Il giovane Yssouf cresce, si evolve, vive una storia d’amore impossibile con una ragazza incontrata al supermercato che si rivela essere una prostituta, viene travolto dal proprio conflitto interiore derivato dal fatto di trovarsi in un ambiente troppo spietato per la sua anima fragile e troppo crudele per la persona fondamentalmente onesta quale è.
Ciò che differenzia il film di Lombardi da molti film-inchiesta sulla camorra prodotti in tempi recenti è proprio la grande attenzione riposta sulla componente psicologica del racconto e che rappresenta, come detto, anche il tratto distintivo di un protagonista davvero efficace, il quale apporta un fondamentale valore aggiunto a una pellicola che si fa apprezzare grazie soprattutto a una grande sincerità di fondo.

Là Bas - Educazione Criminale In apparenza simile al Gomorra di Matteo Garrone giustamente divenuto un simbolo del nuovo cinema italiano, l’opera prima di Guido Lombardi, basata sulla strage di Castelvolturno avvenuta nel 2008 e premiata a Venezia con il Leone del futuro, si fa apprezzare grazie al notevole spessore psicologico della storia e soprattutto del protagonista. Di sicuro un punto di vista diverso sulla criminalità organizzata del Sud Italia, raccontato come se fosse un romanzo di formazione.

7

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