Venezia2007

Recensione L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Un'epopea western atipica e trasognata per Brad Pitt e Casey Affleck

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Stati Uniti d'America, anni '60 dell'Ottocento. Gli sconfinati cieli del Montana e la Monument Valley erano il simbolo di un mondo che oggi non c'é più; lente locomitive a vapore attraversavano il paese, portando gente e merci alla scoperta dell'ultima grande frontiera della colonizzazione della storia umana. Benvenuti nel Far West.Era l'epoca delle leggende, dei pistoleri, dei buoni, dei brutti e dei cattivi, ed è proprio in quest'epoca che agì uno dei più contestati "eroi" della storia americana: Jesse James (Pitt). La storia de L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford (d'ora in avanti semplicemente, L'Assassinio di Jesse James...), prende le mosse proprio da qui, raccontando per filo e per segno l'avventura del bandito del Missouri dagli inizi, fino al suo omicidio da parte, appunto, del giovane Robert Ford (Affleck).

Questo film ha una storia molto particolare: pur essendo pronto dal 2005, la Warner Bros. ha deciso di presentarlo al pubblico solo in occasione della Mostra di Venezia di quest'anno, dopo svariati rimontaggi della pellicola ed alcune polemiche con il regista (l'esordiente Andrew Dominik). Effettivamente si nota che questo film ha avuto una vicenda travagliata anche solo vedendolo, e neppure con un occhio particolarmente critico. Alcuni passaggi narrativi sono piuttosto artificiosi, così come la struttura complessiva dell'opera, che mischia atmosfere da western classico a suggestioni quasi proustiane sul tempo perduto e la ricerca della propria identità. L'eccessiva lunghezza, poi (quasi tre ore), non aiuta a mantenere il filo del discorso che, inevitabilmente, anche alla seconda o terza visione, si perde in mille rivoli, per poi richiudersi su se stesso nel finale didascalico e troppo retorico.Al regista non interessa costruire una nuova epopea western (come invece fa molto bene il recente 3:10 to Yuma), piuttosto indaga a fondo le psicologie dei vari personaggi, da Jesse James, ben interpretato da un istrionico ed inquietante Brad Pitt (che però non meritava assolutamente il Leone per la miglior interpretazione), al vero protagonista, Robert Ford. Il giovane bandito, cui da volto e voce un ispiratissimo Casey Affleck (fratello minore del più famoso Ben), è un personaggio completo, vero e terribilmente struggente nel suo continuo tentativo (che sfocia quasi nell'omosessualità) di avvicinarsi a Jesse, senza però mai appagare la sua ambizione frustrata. Tutta l'opera si centra su questo percorso, potremmo quasi dire questa educazione sentimentale, che dall'ammirazione porta all'odio ed infine al delitto. Bravi anche i comprimari che reggono bene la scena ai due protagonisti e riescono a non scivolare quasi mai nella caricatura o nel già visto.Nonostante la bravura del cast, però, il film non regge; i già citati screzi in fase di produzione ed una generale lungaggine narrativa gli tolgono il respiro che avrebbe potuto avere, costringendo gli attori a muoversi su set diafani, quasi onirici, che non ricordano per nulla il west che abbiamo amato con John Ford e Sergio Leone. Il tentativo di fare filosofia spicciola, dunque, non va per nulla a buon fine, senza poi contare che, se la prima parte del film si difende grazie ad alcune scene d'azione (come gli assalti ai treni) ed alla carismatica presenza di Pitt, la seconda (cioé tutta quella post-omicidio) pare fin troppo tirata per i capelli ed inutilmente retorica, complice anche l'invadente voce fuori campo. Il tentativo finale, poi, di rendere il tutto metaforico con la vicenda del secondo fratello Ford, che nella fantasia malata di Bob diventa un succedaneo di Jesse, fa crollare tutto l'impianto narrativo costruito fino ad allora, conducendo una storia ormai agonizzante verso un finale fin troppo annaccquato.

L'assassinio di Jesse James... dunque è il classico film che volendo puntare alle stelle si ritrova con ben pochi pregi; fra questi annoveriamo sicuramente un cast d'eccellenza, soprattutto per quanto riguarda Affleck jr., che per talento drammatico è migliore del più blasonato fratellone e che sicuramente potrà ambire a traguardi artistici molto importanti. Dal canto della regia un plauso va, fuor di dubbio, alla splendida fotografia crepuscolare di Roger Deakins , che ci regala alcune sequenze (soprattutto quelle invernali) da antologia. Peccato però che Dominik abbia la tendenza ad essere eccessivo, accostando splendide panoramiche con alcuni dei peggiori piani sequenza che la storia del cinema recente ricordi.

L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford L’assassinio di Jesse James..., già dal titolo fa capire di essere un film di non facile lettura; la sua pesantezza, unita ad un’interpretazione abbastanza atipica del Western potranno scoraggiare molti (anche fra i maggiori fan del genere), tuttavia un buon cast e la bella fotografia riescono a risollevare questo film dalla mediocrità. Anche se sia da Dominik che da Affleck ci aspettiamo, in futuro, opere migliori.

6.5

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