Recensione L'arte di cavarsela

Direttamente dal Sundance, una piacevole commedia priva di retorica

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Inserire nel trailer la dicitura 'Dalla stessa casa di produzione di Juno' non è probabilmente la formula più adatta per lanciare un film di questo genere: di fronte a tale affermazione, difatti, le aspettative di vedere qualcosa di molto simile al film di Jason Reitman del 2007 con protagonista Ellen Page sono infatti più che giustificate, ma non verranno comunque soddisfatte. Il che non rappresenta necessariamente un “difetto di fabbrica”, poiché, sebbene molto diverso dal modello appena citato, il risultato finale appare tutt’altro che sgradevole.

JUNO O NON JUNO?

Scritto e diretto dall’esordiente Gavin Wiesen, L’arte di cavarsela (The Art of Getting By in originale) vede al centro della narrazione il personaggio di George (Freddie Highmore), adolescente apatico senza alcun interesse verso la scuola né per nessun’altra attività.
Un giorno, Sally (Emma Roberts), una sua coetanea, viene sorpresa a fumare sul tetto della scuola, e George se ne addossa la colpa, al che Sally decide di sdebitarsi invitandolo a diventare suo amico. Iniziano così a fare lunghe passeggiate per le strade di New York, partecipano a svariati eventi mondani e instaurano un saldo rapporto che, ben presto, andrà ben al di là della semplice amicizia...
Esposta in questo modo, la trama di L’arte di cavarsela potrebbe sembrare quella di un qualsiasi altro teen-movie sulla scia della vasta quantità di prodotti più o meno meorabili visti negli ultimi periodi, e la supposizione non sarebbe neanche così sbagliata, non fosse per la spiazzante e piacevole originalità che rappresenta il fiore all’occhiello dello script e della storia in sé.
Avrete quindi intuito che, malgrado l’apparenza, l’opera prima di Gavin Wiesen ha tutte le potenzialità per riservare al pubblico il giusto livello di sorprese, riuscendo inoltre nella difficile impresa di farsi ricordare al termine della visione.
Lungi da noi catalogarlo sotto la voce “capolavoro” o “fenomeno cinematografico dell’anno”, l’esito non è certamente questo, ma, come si dice in questi casi, diamo a Cesare quel che appartiene a Cesare, o meglio, diamo a Wiesen quel che appartiene a Wiesen, dimostratosi capace di realizzare un prodotto che soddisfa appieno i propri intenti e che concede il giusto livello di sentimentalismo senza risultare retorico né fastidioso.
E una buona prova, oltre al regista, la forniscono anche i protagonisti Freddie Highmore, enfant prodige del cinema commerciale divenuto famoso per aver affiancato Johnny Depp in Neverland - Un sogno per la vita e nella versione Burtoniana de La fabbrica di cioccolato, ed Emma Roberts, recentemente vista in Scream 4. A fare da spalla ai due giovani interpreti, troviamo anche una “vecchia” conoscenza del cinema indipendente a stelle e strisce quale Michael Angarano, fattosi notare, in passato, più per la sua relazione amorosa con Kristen Stewart che per le sue effettive doti attoriali.
Come già messo in evidenza, L’arte di cavarsela è un film che non cerca di emulare i fasti di quello che potrebbe essere - erroneamente - considerato un suo parente “acquisito” (quale Juno, per l’appunto) ma sviluppa una storia a sé stante, concentrando in essa molti dei temi che fecero la fortuna del film di Jason Reitman - le relazioni tra adolescenti et similar - ma reggendosi unicamente sulle proprie fondamenta, senza copiare né riciclare nulla.
La macchina da presa oscilla, scruta, penetra a fondo nelle emozioni dei personaggi, li accompagna in ogni loro minimo gesto, senza essere invasiva ma solo partecipe di ciò che succede, dando vita ad uno spettacolo che, come detto, non provocherà un effetto folgorante ma che non farà certamente rimpiangere i soldi del biglietto.

L'arte di cavarsela Piacevole sorpresa l’opera d’esordio di Gavin Wiesen, interpretata dai talentuosi Freddie Highmore ed Emma Roberts e dal quasi dimenticato Michael Angarano. Erroneamente pubblicizzato come un prodotto sulla falsa riga di Juno, il film è in realtà una coinvolgente storia d’amore tra due teen-ager priva di inutili sentimentalismi e di momenti zuccherosi. Nella sua breve durata di 1h e 26’ scorre via senza che neanche ci si faccia caso, rimanendo piacevolmente impresso nella memoria degli spettatori.

6.5

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