Venezia 70

Recensione L'angelo del male

Al Festival di Venezia il Capolavoro di Jean Renoir tratto dal romanzo di Zola

recensione L'angelo del male
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Il capostazione Ribaud è sposato con la bella Severine, donna infelice e che aspirava a una vita da gran dama ma che, visti i miseri guadagni del marito, deve accontentarsi delle attenzioni di un vecchio amico di famiglia, Grandmarin, nobiluomo dalle enormi ricchezze. Un giorno Ribaud, in un impeto di gelosia, uccide l'amante della moglie, facendo ricadere la colpa su qualcun altro, aiutato in questo dalla falsa testimonianza di Jacques Lantier, un ferroviere, da sempre innamorato di Severine. Proprio quest'ultima, cogliendo la palla al balzo e innamoratasi apparentemente anche lei di Jacques, propone al ferroviere di uccidere Ribaud...Nel 1938 il grande maestro francese Jean Renoir scelse di adattare per il grande schermo una delle opere più belle e famose dell'esimio scrittore suo connazionale Émile Zola. La bestia umana, questo il titolo originale tradotto in italiano con un più semplicistico L'angelo del male, è ancor oggi considerato uno dei capolavori del regista transalpino, con un'interpretazione magnifica di uno dei massimi interpreti del cinema francese qual'era il grandissimo Jean Gabin (Il porto delle nebbie, Il commissario Maigret).

La bestia umana

Menage a trois, dramma umano, parabola sugli istinti e percorso di una mentalità malata rendono L'angelo del male un'opera cruciale della Settima Arte, con una tensione, sessuale e psicologica, di grande impatto fino all'incredibile e scioccante finale. Una tragedia terrena dall'inusitata potenza giocata sul filo del giallo / thriller, di amori improvvisi e passionali, delitti indotti dalla gelosia, con personaggi in lotta contro il proprio essere ed alla ricerca di una vita migliore. La figura di Jacques, che ha uno scompenso psichico ereditario, è la più riuscita dell'intero carnet, complice anche una perfetta aderenza al personaggio di Gabin, in una delle prove più sofferte della sua lunga carriera. Un film sulla vita, ma soprattutto sulla morte, intesa non soltanto come quella fisica di alcuni dei protagonisti, ma come decadenza dei valori e dei sentimenti qui quasi sempre soggiogati dagli interessi personali, esempio più emblematico proprio nella figura della bella Severine (interpretata dalla sempre splendida Simone Simon). Fortemente espressionista nella regia, Renoir (qui come spesso nei suoi lavori anche in veste di attore, in un ruolo secondario) firma un'opera di decadente romanticismo, allegorica, girata con un perfetto tempismo delle inquadrature, ricche di pathos in più occasioni, che osserva attraverso la tarla ereditaria di Jacques come sia impossibile cambiare in qualsiasi modo il destino di una persona.

L'angelo del male Capolavoro espressionista, una storia di amore e morte diretta magnificamente da Renoir. Un Jean Gabin strepitoso, accompagnato dalla suadente bellezza di Simone Simon, in un macchiavellico menage a trois che sfodera tutte le bassezze dell'animo umano, fino a sfociare in un finale tragico ricco di significati.

9

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