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L'angelo, la recensione del film originale Netflix

La vera storia di Ashraf Marwan, membro del governo egiziano e spia per il Mossad, è al centro del thriller diretto da Ariel Vromen.

recensione L'angelo, la recensione del film originale Netflix
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Tra gli anni '60 e '70 la situazione in Medio Oriente è critica, con potenziali focolari di conflitto tra i Paesi arabi e le mire espansionistiche di Israele. Ashraf Marwan, genero del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, contatta i servizi segreti israeliani per fornire informazioni sensibili, ma le sue reali motivazioni rimangono ancora ignote.
Quando Nasser muore gli succede Anwar Sadat e Ashraf riesce a sgominare un forte giro di corruzione all'interno del proprio governo, guadagnando sempre più fiducia da parte del nuovo chief-in-commander. In L'angelo, con il passare dei mesi e degli anni l'uomo continua il suo personale doppio gioco e, quando si agitano venti di guerra in seguito all'invasione da parte dello Stato sionista di territori egiziani, le sue soffiate diventano fondamentali al fine di causare, o forse evitare, una possibile escalation.
Tra le stesse fila del Mossad vi sono però due differenti fazioni, che giudicano in maniera diametralmente opposta le informazioni fornitegli, Ashraf si trova così coinvolto in un intrigo internazionale sempre più pericoloso.

L'eroe dei due mondi

Il vero Ashraf Marwan, morto in circostanze sospette il 27 giugno del 2007, è considerato, caso unico, eroe nazionale sia in Egitto che in Israele e la sua storia è stata raccontata per la prima volta nel libro The Angel: The Egyptian Spy Who Saved Israel di Uri Bar-Joseph, esperto di sicurezza nazionale e in particolare del conflitto arabo israeliano. Lo scrittore ha raccolto una serie di reportage su questo personaggio carismatico, totalmente fuori dai canoni, le cui gesta, rimaste nascoste per diverso tempo, hanno evitato la perdita di migliaia di vite umane.
Quest'incredibile vicenda è diventata un film nell'adattamento firmato da Ariel Vromen, già dietro la macchina da presa degli efficaci thriller The Iceman (2012) e Criminal (2016), disponibile ora nel catalogo Netflix come originale.
Nonostante la produzione a stelle e strisce, L'angelo risulta sobrio ed efficace, senza inutili spettacolarizzazioni di sorta, sia nella componente narrativa che nella relativa messa in scena, instaurando con lo scorrere dei minuti un quadro sempre più complesso e variegato.
Anziché spaesare lo spettatore, l'impianto trova un efficace equilibrio trascinandolo nelle dinamiche geopolitiche dell'epoca, inserendo anche la presenza di figure chiave quale Gheddafi o l'allora presidente egiziano.

Attenti al lupo

Oltre a una fedeltà storica apparentemente rispettata con dovizia d'intenti, le due ore di visione convincono anche nell'anima puramente di genere, con le dinamiche da thriller spionistico rispettate in pieno, fra tranelli, potenziali tradimenti e situazioni sempre più rischiose che si susseguono nel corso degli anni, procedendo su un percorso cronologico retto solcato solo da un paio di flashback - atti a delineare meglio i contorni della complessa partita politica sul tavolo.
Così, dopo un prologo nel quale un gruppo di terroristi sembra prossimo a far esplodere un aereo di linea, l'attenzione si sposta sul personaggio principale, mostrato sia nel privato che nel pubblico, capace di creare un più che discreto legame empatico con l'osservatore grazie anche all'ottima performance di Marwan Kenzari, attore olandese di origini tunisine le cui qualità son già state apprezzate nell'acclamato Wolf (2013) e negli hollywoodiani Ben-Hur (2016) e Seven Sisters (2017).
La buona ricostruzione ambientale, la fotografia parzialmente sporca che riporta al cinema degli anni '70, un ritmo privo di tempi morti e una colonna sonora mai invasiva - che anzi ben sottolinea gli stati emotivi delle varie scene madri - abbelliscono ulteriormente un titolo che nella sua immediatezza, elemento non sempre scontato in pellicole di questa tipologia, intrattiene con semplicità fino ai titoli di coda.

L'angelo Evita didascalismi e inutili lungaggini questo thriller tratto da una storia vera e ispirato alla "vita spionistica" di Ashraf Marwan, genero del Presidente egiziano e futuro membro del governo, che agì come informatore per il Mossad israeliano al fine di evitare una possibile guerra tra i due Paesi. Nonostante i fondi a stelle e strisce, l'operazione mostra un'invidiabile sobrietà stilistica nella messa in scena e nella gestione del racconto, raccontando una pagina sconosciuta ai più con estrema semplicità. Si rivela efficace anche negli istinti puramente di genere, aderendo in pieno ai canoni degli spy-movie vecchia scuola. L'angelo beneficia dunque di un ricercato equilibrio e, grazie a una realizzazione tecnica priva di sbavature e alle solide interpretazioni del cast (su tutte quella del protagonista Marwan Kenzari), svolge il suo doppio compito d'intrattenere e di divulgare con naturalezza.

7

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