Recensione L'amore e altri luoghi impossibili

Scialbo dramma familiare, inedito in sala, con protagonista Natalie Portman

Recensione L'amore e altri luoghi impossibili
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Inedito in sala (non solo in Italia, è stato distribuito infatti soltanto nei cinema russi), e uscito direttamente per il mercato home video, L'amore è altri luoghi impossibili è un film del 2009 diretto Don Roos, autore in passato di titoli non propriamente indimenticabili come Bounce (2000) e Happy Endings (2005). La pellicola è tratta dall'omonimo libro di successo pubblicato tre anni prima, dal quale Roos aveva già curato una trasposizione teatrale oltreceano. Per la riproposizione su grande schermo il regista ha scelto di richiamare la sua attrice feticcio, la Lisa Kudrow di Friends (presente già dal suo esordio dietro la macchina da presa con The Opposite of Sex - L'esatto contrario del sesso), e ha pensato in questo caso di scegliere come protagonista Natalie Portman, attrice ormai affermata che, nonostante abbia superato i trent'anni, ha sempre il volto di una ragazzina.

Amore che viene, amore che va

Volto che in teoria sarebbe stato perfetto per interpretare il ruolo di Emilia, giovane avvocato che dopo essere entrata a far parte di un importante studio si innamora di Jack (Scott Cohen), uno dei suoi superiori. L'uomo è però sposato e con un figlio, ma la ragazza non si dà per vinta e inizia con lui un'avventura clandestina che dura diverse settimane, finché ella non rimane incinta. Jack, il cui matrimonio era già in crisi, decide di divorziare e sposarsi con Emilia, ma la convivenza subisce un duro colpo quando la figlia frutto della loro relazione muore per SIDS (Sindrome della morte improvvisa del lattante) dopo soli tre giorni di vita. Emilia, incapace di riprendersi dal lutto, si trova in una situazione difficile tra una progressiva crisi coniugale e il controverso rapporto di amore e odio col figliastro.

La fiera delle banalità

Banale e soporifero, L'amore e altri luoghi impossibili è il classico prodotto per casalinghe annoiate in cerca di emozioni alla facile portata, ma si rivela un film assolutamente inconsistente e ripetutamente fastidioso. Don Roos (a cui si deve non a caso la sceneggiatura di un altro "cult" strappalacrime quale Io e Marley), non certo aiutato dalla struttura narrativa del romanzo originario, dirige un dramma che vive di stereotipi e luoghi comuni inanellando una sequela di malriuscite esplosioni emotive che non appaiono mai sincere, bensì artefatte e costruite per far presa su un certo tipo di pubblico, prettamente femminile, che con queste storie ci va a nozze. Un concentrato di disperazione e incomunicabilità in un vero e proprio bignami del genere, con tanto di canzoncine romantiche a sottolineare i momenti più intensi, che trova la sua punta di diamante in una protagonista paranoica e insicura che col suo comportamento, in parte comprensibile, mette in crisi la sua vita e il suo matrimonio. Ma nonostante il tono apparentemente cupo, la pellicola non lesina in una discesa buonista che cede al più scontato dei lieto-fine quasi che tutto quello a cui prima si sia assistito non fosse mai successo, prendendo in giro lo spettatore. Con alcuni passaggi chiave depotenziati del loro impatto emotivo (la marcia delle persone reduci dalla perdita di un figlio in primis) al racconto non rimane che concentrarsi sul rapporto tra i tre protagonisti principali, Emilia, Jack e il bambino, senza però dare ai rispettivi personaggi un carattere credibile. Ed è un peccato perché la Portman, pur lontana assai dalla descrizione di Emilia nel libro, dimostra una convincente forza drammatica purtroppo soffocata dall'aria pateticamente patinata dell'operazione.

L'amore e altri luoghi impossibili Un film per spettatrici dalla lacrima facile, incapace di tessere una solida base narrativa e che si barcamena su schemi ripetuti e banali, sfociando a più riprese in un patetismo retorico fastidioso e artefatto. L'unico sussulto emotivo lo procura l'interpretazione di una brava Natalie Portman, purtroppo vittima di un'operazione che fa piangere in tutti i sensi possibili...

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