Recensione L'altra faccia del diavolo

L'esorcismo di William Brent Bell

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Già da diversi mesi prima che arrivasse nelle nostre sale cinematografiche, se ne era parlato molto, sia sul web che sulla carta stampata, perché a quanto pare in possesso dei requisiti necessari per poter spaventare non poco il più che smaliziato spettatore d'inizio XXI secolo, il quale troppe demoniache nefandezze ha avuto modo di vedere sullo schermo dai tempi dell'intramontabile L'esorcista che, firmato nel 1973 dal maestro della Settima arte William Friedkin, è stato seguìto anche da tre sequel rispettivamente a firma di John Boorman (L'esorcista 2-L'eretico, 1977), William Peter Blatty (L'esorcista 3, 1990) e Renny Harlin (L'esorcista-La genesi, 2004).
Sequel tutti inferiori al prototipo, come pure le più o meno apprezzabili imitazioni che vanno dai nostri L'anticristo di Alberto De Martino e Chi sei? - il primo risalente al 1974 e il secondo all'anno successivo - a esempi più recenti del calibro di The exorcism of Emily Rose di Scott Derrickson, che ha fuso nel 2005 horror e vicenda giudiziaria, e Il rito di Mikael Håfström, datato 2011 e interpretato dall'immenso Anthony Hopkins.
Ma, diretto da William Brent Bell, che in fatto di racconti di paura su celluloide già curò nel 2006 Stay alive, The devil inside (come s'intitola in patria il film), più che ai titoli citati potrebbe essere accostato a L'ultimo esorcismo, realizzato nel 2010 da Daniel Stamm sotto la produzione di Eli"Hostel"Roth.

William Brent Bell activity

Ed è lo stesso Matthew Peterman che scrisse insieme al regista il citato lungometraggio costruito sul mix di videogiochi e sterminio di teen-ager ad affiancarlo nuovamente in fase di sceneggiatura per concepire la vicenda della giovane Isabella Rossi, che, con le fattezze della brasiliana classe 1984 Fernanda Andrade, approda a Roma per studiare gli esorcismi e realizzare un documentario su di essi.
Vicenda che parte dal 30 Ottobre del 1989, quando la madre Maria, cui concede anima e corpo la Suzan Crowley de I misteri del giardino di Compton House, massacrò tre ecclesiastici; per poi spostarsi nella Roma del 2009, con la ragazza che, seguìta dall'onnipresente operatore di ripresa, incontra i due giovani sacerdoti Ben Rawlings e David Keane, i quali, interpretati dal Simon Quarterman de Il Re Scorpione 2-Il destino di un guerriero e dall'Evan Helmuth visto in L'amore in gioco, praticano esorcismi supportati dall'aiuto di strumenti tecnico-medici.
Quindi, con la capitale tricolore a fare da scenario, la vediamo assistere al primo esorcismo della sua vita e rimanerne inquietata, mentre pensa anche e soprattutto ad andare a trovare la madre nell'ospedale psichiatrico cattolico Centrino, dove è stata rinchiusa in seguito al triplice omicidio. Il reale intento di Isabella, infatti, che trova la donna piena di tagli che si è provocata da sola, è quello di capire se sia mentalmente instabile o effettivamente posseduta da una forza demoniaca.

L'ultimo esorcismo?

Come c'era da aspettarsi, allora, a dominare sono le riprese prevalentemente eseguite tramite camera a mano, ormai principale marchio di riconoscimento di tutti gli horror in salsa mockumentary nati prendendo come punto di riferimento il tanto osannato (ingiustamente) The Blair witch project-Il mistero della strega di Blair, concepito nel 1999 da Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez.
Horror in salsa mockumentary al cui interno rientrano sia la discutibile saga Paranormal activity che discreti prodotti del calibro di ESP-Fenomeni paranormali, a firma dei Vicious brothers; oltre, appunto, al succitato film di Stamm, che, prima de L'altra faccia del Diavolo, affrontò l'exorcism-movie ricorrendo al taglio del finto documentario, ovvero facendo credere allo spettatore che ciò che sta vedendo altro non siano che immagini reali.
Solo che qui abbiamo imponenti edifici, lunghi corridoi e strade vaticane, mentre lì era stata privilegiata l'ambientazione rurale, con risultati, però, che lasciavano alquanto a desiderare, in particolar modo a causa di un finale che rischia di rimanere tra i più ridicoli della storia della celluloide.
E, senza abbandonarci a troppi giri di parole, possiamo tranquillamente affermare che anche in questo caso non è che ci troviamo a livelli superiori, in quanto, sebbene il movimento sia tutt'altro che assente, la noia sembra essere destinata a regnare quasi sovrana per i totali 83 minuti di visione.
Chi è particolarmente attratto dalla materia trattata potrebbe magari trovare qualche motivo d'interesse all'interno dei vari discorsi snocciolati dai due preti, ma, tra corpi che si contorcono e che non esitano a sfoggiare volgarità verbali imposte dall'entità satanica e qualche piccolo evento shock tirato in ballo per lo più man mano che ci si avvicina all'epilogo, non sembra esservi proprio nulla di nuovo sotto il sole.
Fino all'immancabile chiusa improvvisa (ormai prevedibile), tipica degli elaborati di questo genere, i quali, a dispetto delle intenzioni volte al realismo, non solo peccano spesso di comicità involontaria, ma finiscono per apparire molto più artificiosi di tanti prodotti di paura hollywoodiani maggiormente improntati sulla spettacolarità (L'esorcista stesso).

L'altra faccia del diavolo Dopo il brutto L’ultimo esorcismo (2010) di Daniel Stamm, ad affrontare l’exorcism-movie facendo ricorso al look del finto documentario alla The Blair witch project-Il mistero della strega di Blair (1999) provvede William Brent Bell, già responsabile del teen horror Stay alive (2006), in cui alcuni ragazzi trovavano la morte nella stessa maniera dei personaggi di un videogioco riguardante un’antica duchessa sanguinaria. Ma, sebbene non poche siano state le voci diffuse che lo volevano quale prodotto destinato a garantire notevoli spaventi, l’insieme non fatica ad apparire piuttosto noioso e decisamente poco originale. Permettendoci ancora una volta di rimpiangere il caro vecchio L’esorcista (1973) di William Friedkin, capace veramente di trasmettere paura e di impressionare lo spettatore ancora oggi, a circa quarant’anni dalla sua realizzazione. Insomma, la faccia del Diavolo non è un'altra, è quella che già conoscevamo.

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