Recensione L'Altra Donna del Re

Due sorelle innamorate dello stesso uomo, ma cosa succede se quell'uomo è un Re?

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Anne (Portman) e Mary (Johansson) sono due nobili fanciulle inglesi in età da marito e il loro ambizioso padre, Sir Thomas (Rylance), sobillato dallo zio, il duca di Norfolk (Morrisey), decide di usarle come "chiave" per accedere ai favori del Re facendo in modo che quest'ultimo si infatui prima dell'una e poi dell'altra. Enrico VIII (Bana) però ha un animo volubile e, dopo, aver concupito Mary, la abbandona per dedicarsi solo ad Anne. Ma questa, usando le sue arti seduttive, lo indurrà a divorziare dalla regina Caterina d'Aragona (Torrent), dando così luogo allo scisma Anglicano e prendendosi il suo posto nella storia.

La triste vicenda di Anna Bolena è già stata oggetto di innumerevoli riduzioni sia cinematografiche che televisive, a partire dalla seminale opera di Lubitsch datata 1920, fino a recenti TV movie di dubbia qualità. In questa ennesima versione il regista, Justin Chadwick, qui alla prima regia cinematografia, decide di staccarsi dalla vicenda reale, costruendo un bel dramma fanta-storico. In L'Altra Donna del Re lo spunto dato dagli intrighi di Enrico VIII serve come catalizzatore per raccontare il rapporto fra due sorelle, entrambe belle, entrambe intelligenti, ma molto diverse dal punto di vista umano. Laddove Anne è ambiziosa fino all'arroganza, Mary è umile e sa benissimo fin dal principio che la strada intrapresa dalla sorella non ha ritorno; ma per il comportamento di entrambe il film ci fornisce un'interessante spiegazione. Sia Mary che Anne alla fine sono vittime, prima ancora che del Re, della loro famiglia, che le manovra spietatamente per ottenere onore e ricchezza, venendo così a trovarsi rinchiuse fra due fuochi. C'è dunque un'ambiguità di fondo (chi è il vero cattivo? il Re sanguinario, od il machiavellico zio?) che il regista riesce a gestire bene mantenendo uno stile asciutto e composto, limitandosi a seguire il fluire degli eventi senza mai fare scelte di campo. Nella classicità della regia è impossibile non notare la lezione di Shekar Kapur che, con i suoi due film dedicati ad Elisabetta I, è sicuramente stato uno dei maggiori ispiratori per Chadwick; troviamo così una messa in scena patinata ma mai eccessivamente di maniera, con ottime ricostruzioni storiche, soprattutto per quanto riguarda gli abiti, e una direzione della fotografia che, probabilmente, rappresenta l'aspetto più riuscito del film. Il regista, infatti, non cade quasi mai nel comune errore di sovraesporre le ambientazioni (soprattutto quelle in interni), riuscendo ad ottenere una luce soffusa e sempre soffocata che contribuisce molto all'immedesimazione nell'Inghilterra del XV secolo. Abbiamo così splendidi scorci della campagna inglese contrapposti ai grigi palazzi del potere, dove arcigni porporati tessono i loro intrighi.Peccato però che questa attenzione per i particolari scenici non sia corrisposta da un'altrettanto curata struttura della vicenda. Ad una prima parte tutto sommato avvincente e non banale si contrappone infatti un finale stanco e privo di spunti che si rifugia nei classici temi cari al cinema storico, l'eccesso di ambizione, il peso del potere, il rapporto combattuto fra amore e ragion di stato e via così; peccato perché la vicenda offriva molte possibilità di riflessione ed il regista pare, in alcuni momenti, anche intenzionato a raccogliere la sfida ma getta troppo facilmente la spugna, preferendo andare sul sicuro con un paio di scene di pianti in più o con qualche esecuzione sulla pubblica piazza. E' qui che L'Altra Donna del Re cade: pur riuscendo ad offrire un intrattenimento più che dignitoso, non riesce a passare la linea che divide i semplici drammi in costume (come il già citato Elizabeth, od Orgoglio e Pregiudizio) dalle grandi opere pur andandoci vicinissimo. Una regia meno controllata ed un maggiore coraggio in fase di sceneggiatura avrebbero potuto per davvero portare il film verso vette quasi inviolate. Il proto-femminismo di Anne e Mary, così come la deviata ambizione della loro famiglia, sono tematiche interessanti e profonde che avrebbero meritato più spazio ed un approfondimento maggiore di quello che possono darci due o tre dialoghi singhiozzanti.Complessivamente però possiamo dire che questo film è un'opera onesta, forse un po' codarda ma che sicuramente è in grado di divertire per le sue due ore di durata, ed è questa la cosa più importante per un film del genere.

La Portman e la Johansson, seppur impacciate nelle prime scene e quasi desiderose di interpretare l'una il ruolo dell'altra, dimostrano, con l'avanzare del film, una notevole empatia riuscendo a tratti a commuovere ed a rendere abbastanza credibile il loro rapporto di amore ed odio. Gli altri comprimari si dimostrano all'altezza a partire da Eric Bana che, svestiti per una volta i panni dell'eroe d'azione, si cala in una parte sicuramente non facile ma cui dedica il necessario impegno; anche Morrisey sa essere efficace nel ruolo del malvagio duca di Norfolk, così come il resto della famiglia Boleyn. Bravissima invece la Torrent che, con la sua Caterina d'Aragona, riesce a rubare la scena anche alla due protagoniste dando veramente prova di eleganza e presenza cinematografica.

L'altra donna del re L’Altra Donna del Re è un drammone storico senza troppe pretese, piacevole da guardare, ma che sicuramente non ricorderemo a lungo. Le due protagoniste sono affiatate e molto brave, e la ricostruzione storica è curata in maniera non comune. Chi ha amato i vari Elizabeth e simili apprezzerà anche questo film, tutti gli altri sicuramente non rimpiangeranno il prezzo del biglietto.

7

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