Recensione Kingsglaive: Final Fantasy XV

Un soldato e una giovane principessa sono l'ultima speranza per porre fine alla guerra in Kingsglaive: Final Fantasy XV, film in CG made in Square-Enix.

recensione Kingsglaive: Final Fantasy XV
Articolo a cura di

Il regno magico di Lucis, protetto da un sacro cristallo dotato di inimmaginabile potere, è preso di mira dall'impero di Nifelheim, pronto a tutto pur di entrarne in possesso, dando il via ad una guerra in corso ormai da decenni. Regis, regnante di Lucis, ha a sua disposizione una gruppo di soldati d'élite conosciuti come Kingsglaive, impegnati dal sovrano nelle missioni più pericolose e a protezione della città di Insomia, luogo dove ha sede la corte. Ma di fronte all'inesorabile avanzata del nemico il re è costretto ad accettare una tregua, dovendo sottostare a diverse condizioni: oltre ar cedere tutte le terre al di fuori di Insomia alle forze invaditrici, il giovane primogenito ed erede al trono dovrà sposarsi con Lady Lunafreya, principessa di Tenebrae da anni prigioniera di Nifelheim. La sospirata tregua è però in realtà soltanto un sotterfugio per portare ancora più sangue e distruzione e soltanto il coraggioso Nux, membro tra i più dotati dei Kingsglaive, potrà porre fine una volta per tutte al conflitto e riportare l'equilibrio.

Fantasia al potere

Premessa di partenza: in quanto analisi prettamente riferita all'ambito cinematografico non ci concentreremo troppo a fondo sui riferimenti col parallelo videogioco di prossima uscita, salvo dire che gli eventi che accadono nelle due ore di visione son ben più che collegati con la produzione ludica, come la scena dopo i titoli di coda tende a ricordarci. Dopo questa doverosa precisazione, soffermiamoci quindi sulle qualità a se stanti di Kingsglaive: Final Fantasy XV, terzo esperimento compiuto da Square Enix nel campo dei film in computer grafica dopo il fallimentare (al botteghino) e sottovalutato Final Fantasy: The Spirits Within (2001) e lo "spin-off" dell'omonimo episodio Final Fantasy VII: Advent Children (2005), con cui questi condivide il team creativo e il regista Takeshi Nozue. Ci troviamo di fronte ad un'opera a suo modo rivoluzionaria nel campo prettamente visivo, con un magistrale utilizzo del motion capture e degli effetti computerizzati capaci di creare personaggi credibili per gesta e movenze, tali da renderli ad un occhio disattento quasi indistinguibili da individui in carne ed ossa e dotati di un character design che strizza e non poco l'occhio ad alcuni odierni divi hollywoodiani (alcuni utilizzati nel doppiaggio in lingua inglese come Sean Bean, Aaron Paul e Lena Headey) . Il notevole realismo utilizzato per l'imprinting delle numerose figure principali e secondarie che popolano il racconto si perde parzialmente in un classico impianto di matrice videoludica, realizzato ad ogni modo con dovizia di sorta e una costante ricerca di roboante spettacolo, con un inizio ad altissimo tasso d'azione che mette già le carte in tavola per quanto assisteremo nel proseguo degli eventi. Va subito detto che, nonostante il tutto sia stato pensato come un'operazione fruibile anche dagli spettatori estranei alle dinamiche della saga, la trama si rivela parzialmente ostica per i neofiti anche a causa di un'eccessiva fretta nell'introdurre il background del contesto storico / sociale, fretta che rimarrà un'eterna costante fino all'epilogo. Questo senza dubbio permette al ritmo di non scadere in tempi morti di sorta, con situazioni in cui abbondano eroismo, coraggio e sacrificio e che sanno ben coinvolgere il pubblico di riferimento, ma al contempo non concede il corretto spazio introspettivo ai protagonisti che, alla fine di tutto, rimangono figure dalle grandi potenzialità qui soltanto abbozzate. Non mancano citazioni ed omaggi al classico universo di Final Fantasy, dalle magie ad alcuni mostri storici (behemoth in primis) che rubano la scena agli umani in più occasioni sino ad i font utilizzati per espletare i cambi di location, e riferimenti più prettamente basati sul mondo della Settima Arte nipponica come la resa dei conti degli ultimi venti minuti che strizza piacevolmente l'occhio al filone kaiju eiga, con creature gigantesche a darsele di santa ragione tra le rovine di una città devastata in un vero e proprio piacere per gli occhi tanto caotico quanto avvincente che a tratti sfiora un certo senso dell'epica (spinto e non poco dalla maestosa colonna sonora di John R. Graham e Yoko Shimomura). Ci troviamo quindi dinanzi ad un titolo fortemente imperfetto ma comunque capace di conquistare i fan e di attrarre, con le dovute precauzioni, anche chi non avvezzo a joypad e console.

Kingsglaive: Final Fantasy XV Arduo scindere Kingsglaive: Final Fantasy XV dalla sua controparte videoludica, nonostante sulla carta il progetto sia stato pensato come produzione a se stante per tutti i tipi di pubblico. Difficilmente però chi non avvezzo alla saga apprezzerà la produzione allo stesso modo di un fan sfegatato e in questo limite sta tutta l'essenza di una visione a tratti trascinante e ricchissima di riferimenti interni all'universo di FF, ma eccessivamente bramosa di voler raccontare una corposa storia di guerra ed intrighi in un minutaggio limitato e concentrato troppo sulla pura e spettacolare azione. Visivamente abbagliante, con un gigantesco salto qualitativo nell'uso realistico della computer grafica e del motion capture per definire sia i personaggi umani che le creature mostruose, il film non lesina in sequenze di coinvolgente impatto scenico (magnifico il caos esplosivo e belligero della resa dei conti finale) ma non trova adeguato riscontro in una narrazione ancora troppo legata al media di partenza.

6.5

Quanto attendi: Kingsglaive: Final Fantasy XV

Hype
Hype totali: 20
80%
nd