Kids in Love, la recensione del film con Cara Delevingne su Prime Video

Nel coming-of-age diretto da Chris Foggin il giovane Jack si innamora della bella Evelyn, una ragazza già fidanzata della quale diventa il migliore amico.

recensione Kids in Love, la recensione del film con Cara Delevingne su Prime Video
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Raccontare i giovani d'oggi, così come per quelli di ieri, non è mai un'impresa semplice, con molteplici rischi all'orizzonte.
O si scade in uno sguardo paternalistico che si distacca dall'effettiva realtà delle cose oppure si scende a compromessi nella tessitura sentimentale del racconto, spesso tendente a forzature che semplifichino il lieto fine delle prolifiche commedie romantiche a tema. Kids in Love vorrebbe forse scomodare fin dal titolo un quasi omonimo cult come il Kids (1995) di Larry Clark e Harmony Korine, seppur l'amore presente nel titolo segna un netto distacco da atmosfere ben più drammatiche e complesse.
Eppure nei novanta, scarsi, minuti di visione, insieme a diverse ingenuità comunque perdonabili a un'opera prima - la pellicola segna l'esordio dietro la macchina da presa dell'inglese Chris Foggin - si intravedono alcuni barlumi di lucidità che offrono un ritratto parzialmente sincero di un ipotetico coming-of-age di un adolescente odierno.
Il tutto potendo contare su un cast giovane e fresco dove spiccano, in ruoli dal diverso spessore, le presenze femminili di Alma Jodorowsky e Cara Delevingne.

La regola dell'amico

La storia vede per protagonista il giovane Jack, un ragazzo che dopo aver conseguito il diploma ha deciso di prendersi un anno sabbatico per comprendere cosa desideri realmente fare nella propria vita.
Un giorno, mentre si trova a distribuire volantini in compagnia del suo migliore amico, si arma di coraggio e decide di presentarsi alla bella Evelyn, la ragazza dei suoi sogni.
Questa, nonostante sia già fidanzata, lo invita a un appuntamento in un pub la sera successiva e da lì tra i due ha inizio un solido rapporto di amicizia, che porta Jack a trascorrere spesso le serate fuori dalla propria dimora, dormendo in una casa "comune" insieme a Evelyn e al suo gruppo di amici.
Jack però cova ben altri sentimenti per lei e a lungo andare la situazione rischia di diventare insostenibile.

L'importanza dello sguardo

Quello che emerge maggiormente è la cura per le immagini, filtrata attraverso uno sguardo pop e moderno che si riflette anche nella copiosa colonna sonora che accompagna gran parte del minutaggio.
Presentato da Draka Distribution in prima visione esclusiva nel catalogo di Amazon Prime Video, Kids in Love soffre dell'eccessivo ricorso a un immaginario facile e immediato, dove i colori e le note finiscono spesso per guadagnare spazio sul contesto e sul cuore del racconto, ma si risolleva tramite alcuni risvolti di sceneggiatura che bramano una marcata verosimiglianza, tra pub pieni di gente e feste danzerecce nelle quali i personaggi si scatenano.
La giovane età del regista, poco più che trentenne ai tempi delle riprese - il film è datato 2016 - deve aver sicuramente influito sulla scelta di location e situazioni e lo sguardo accondiscendente verso il tribolato protagonista permette una potenziale presa empatica nei confronti di un'ampia fetta di spettatori, che potranno rispecchiarsi in gioie e dolori tipici della cosiddetta "regola dell'amico".

Tra litigi, rappacificazioni ed esplosioni d'amore, una manciata di passaggi costruiti ad hoc guastano il ricercato tentativo di realismo, ma in fin dei conti il coming-of-age vissuto da Jack e le vicende di quel microcosmo nel quale è entrato come mina vagante finiscono per risultare discretamente appassionanti.
Certo, i paragoni fatti da uno dei produttori con un grande classico come Il laureato (1967) lasciano il tempo che trovano, ma di capolavori come quello di Mike Nichols non se ne vedono certo tutti i giorni.

Kids In Love Di frecce al proprio arco ne ha diverse, alcune andate a segno e altre fuori bersaglio: Kids in Love è un coming-of-age lontano dalla stucchevolezza delle commedie romantiche più diffuse che cerca di delineare un ritratto lucido e verosimile dell'adolescenza contemporanea. Se l'immaginario in questione ha dei punti di forza nel modo in cui viene espresso, con un'estetica pop e colorata e una colonna sonora onnipresente a caratterizzare il percorso emotivo del protagonista, sono altresì evidenti una manciata di forzature atte a far deragliare il tutto sul binario narrativo più consono e necessario. Il regista Chris Foggin, di qualche anno più vecchio del giovane cast, tenta di offrire uno sguardo sincero e genuino, riuscendovi a corrente alternata e dando alla luce un film gradevole ma mai memorabile.

6

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