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Kardec, la recensione del film originale Netflix

Il filosofo francese Rivail si appassiona allo spiritismo e, sotto lo pseudonimo di Kardec, ne diventa il massimo divulgatore a livello mondiale.

recensione Kardec, la recensione del film originale Netflix
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Parigi, 1852. Hippolyte Léon Denizard Rivail è un insegnante e letterato francese che sceglie di abbandonare la scuola in cui insegna dopo le ingerenze ecclesiastiche, con la figura del vescovo locale che instaura, come ordinato dal governo, l'ora di religione. Ritiratosi dall'insegnamento e dedicatosi a lezioni private, che gli fruttano però scarsi guadagni per poter continuare la vita agiata insieme all'amata moglie Amelie, l'uomo si fa affascinare dal fenomeno dei "tavoli girevoli", tramite i quali diversi medium sostenevano di entrare in contatto con le anime dei defunti.
Inizialmente scettico contro ogni teoria che esulasse dal razionale, il protagonista partecipa ad alcune sedute e finisce per ricredersi completamente, diventando un vero e proprio alfiere dello spiritismo, allora frequente tema di discussione tra i filosofi e nobili parigini.
Dopo aver scoperto, tramite uno di questi "dialoghi coi morti", di essere stato un druido di nome Kardec in una vita passata, Rivail ne assume il nome come pseudonimo e inizia a pubblicare dei libri di grande successo che però, al contempo, gli attirano le ostilità da diverse parti e chiunque la pensi come lui inizia a essere vittima di una nuova, moderna ma non meno pericolosa, inquisizione.

Il luogo del delitto

In tutta la sua carriera il regista brasiliano Wagner de Assis è sempre stato attirato da personalità eccentriche aventi a che fare con il mondo del paranormale e del mistero: dall'esordio, il cui titolo già dice tutto, A Cartomante (2004), fino al più recente A Menina Índigo (2016) incentrato su una bambina indaco, il nostro ha sempre voluto raccontare storie che esulassero da vicende comuni. Nel suo ultimo lavoro, reso disponibile nel catalogo Netflix come originale, de Assis ha rivolto la sua attenzione a una figura realmente esistita, quella del letterato francese Rivail divenuto famoso presso il pubblico dell'epoca con lo pseudonimo di Kardec e ritenuto ufficialmente il fondatore e codificatore dello spiritismo.

Ci troviamo perciò di fronte a un'opera biografica che, nonostante batta bandiera sudamericana, è ambientata nella capitale francese, con le scene in esterno girate proprio in loco. Un effetto parzialmente straniante, se ascoltato in lingua originale, quello di sentir parlare personaggi transalpini con l'idioma portoghese, ma a cui ci si abitua ben presto con lo scorrere degli eventi.

La vita degli spiriti

Eventi che, pur riprendendo abbastanza fedelmente i passaggi chiavi della vita di Kardec, non vengono resi con la giusta passione da una regia fin troppo timida e canonica, incapace di far esplodere le necessarie emozioni soprattutto nella fase finale del racconto, quella dalle potenzialità più tensive purtroppo inespresse a livello narrativo. Le quasi due ore di visione si fanno perciò apprezzare più per l'intento divulgativo che per il puro impatto cinefilo, più affine a una produzione televisiva che alle atmosfere per il grande schermo.
La scoperta dello spiritismo, del quale il protagonista da primo degli scettici diventa il più grande e appassionato sostenitore, avviene in tempi relativamente rapidi, ma lo scavo psicologico nella gestione dei personaggi è comunque di discreto livello e può contare sulle buone performance del cast, con Leonardo Medeiros nel ruolo principale e Sandra Corveloni, ricordata dal pubblico cinefilo per il suo ruolo nel premiato Linha de Passe (2008), nei panni della tenace e inseparabile moglie.
Tra l'ostracismo della Chiesa e i pericoli derivanti da un'inquisitrice isteria di massa, l'ultima mezz'ora tenta di aggiungere un po' di pepe a uno svolgimento altrimenti fin troppo verboso, ma il risultato complessivo per quanto gradevole e scorrevole non trova mai la giusta zampata visionaria per coinvolgere pienamente.

Kardec Hippolyte Léon Denizard Rivail, maggiormente conosciuto con lo pseudonimo di Allan Kardec, era una figura dalle mille potenzialità che avrebbe forse meritato un biopic più coraggioso e meno "scolastico". Il filosofo francese, da primo degli scettici a fondatore dello spiritismo, può contare sulla convincente interpretazione di Leonardo Medeiros, vero e proprio punto di forza di un'operazione canonica che nella prima parte si affida quasi unicamente alla forbitezza dei dialoghi, cedendo di fatto alla verbosità, e tenta nella seconda metà di aumentare la dose tensiva, finendo però castrata da una messa in scena sviluppata per la maggior parte in interni e di fatto priva del necessario spettacolo a tema. E se la visione può risultare interessante ai fini conoscitivi di un personaggio poco noto al grande pubblico, dal punto di vista prettamente cinematografico risulta fin troppo annacquata per convincere appieno.

5.5

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