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Kadaver, la recensione dell'horror Netflix

In un futuro post-apocalittico, il proprietario di un hotel organizza una prelibata cena per i disperati che popolano le strade, ma niente è come sembra.

recensione Kadaver, la recensione dell'horror Netflix
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Il mondo come lo conosciamo è ormai un lontano ricordo. Le conseguenze di una devastante guerra nucleare hanno infatti ridotto il pianeta in rovina, con i pochi superstiti che vagano per le strade alla ricerca dello scarso cibo rimasto e di un posto sicuro dove dormire. Tra questi vi è la famiglia composta da Leonora, suo marito Jacob e la figlia Alice, che trova momentaneo rifugio in un appartamento nel quale i proprietari si sono suicidati.
Tra la miseria imperante, si erge in mezzo alla città un lussuosissimo albergo con centinaia di stanze che sembra non aver risentito della situazione corrente. Proprio qui il gestore Mahias decide di organizzare una festa nella quale invitare, previo l'acquisto di un modico biglietto, i disperati che si aggirano nelle rovine.
Leonora, allettata dalla promessa di una lauta cena, convince i propri cari a partecipare all'evento.

The show must go on

Il regista e sceneggiatore Jarand Herdal, autore di videoclip musicali al suo secondo lungometraggio, dimostra di aver imparato la lezione dopo il mediocre esordio con il fantascientifico Everywhen (2013) e mette qui in campo una personalità forte e sanguigna, sfruttando lo spesso abusato incipit post-apocalittico per inscenare un moderno horror dalle notevoli suggestioni visive.
Disponibile come original nel catalogo Netflix, Kadaver appare come una sorta di contemporanea rivisitazione di un grande cult degli anni '90, ossia il Delicatessen (1991) di Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro, non solo dal punto di vista narrativo ma anche per la similare cupezza fotografica e nell'uso acceso dei colori.
Certo, se prima ci trovavamo davanti a un'ispirata commedia grottesca, qui i toni virano invece ben presto sui territori dell'orrore più classico e il pubblico viene lentamente trascinato in un incubo parzialmente prevedibile ma comunque accattivante nei suoi molteplici risvolti.

Un futuro da evitare

Con il background su quanto ha condotto la società sull'orlo del collasso lasciato in secondo piano e affidato perlopiù a brevi articoli di giornale, ciò che conta a livello tematico è la disintegrazione della morale in una realtà priva di speranza, dove l'individuo viene annullato in favore di una collettività fittizia finendo per vestire o i panni della vittima o quelli del carnefice.
Un confine in alcuni casi molto sottile, come sottolineato da diversi passaggi, in cui indossare una maschera può annullare l'io e indirizzare in quel bivio tra la vita e la morte.
Un futuro letteralmente spaventoso, qui incarnato da un microcosmo che riprende in vesti distinte per mezzi ma simili nel contenuto la macabra rivelazione di un altro cult-movie, questa volta degli anni '70, come 2022: i sopravvissuti (1973).
Kadaver ha il merito di generare un'atmosfera torbida e strisciante senza mai fare ricorso a facili jump-scare o a un'inutile violenza, solo accennata fuori campo e comunque presente nelle sue drammatiche diramazioni psicologiche, e riesce a cogliere al meglio le sfumature dell'ambiente principe dove è ambientata la pressoché totalità del film.

Un albergo/magione sulla scia dell'Overlook Hotel dove i lunghi piani di scale e i macabri dipinti appesi alle pareti danno vita a una tensione crescente e implacabile e dove il pericolo può nascondersi letteralmente dietro ogni angolo.
L'avvolgente colonna sonora a tema e un impianto di stampo parzialmente teatrale in alcune scene madri riescono a tenere sempre alto l'interesse fino ai titoli di coda, merito da condividere con un cast in gran forma guidato da un'intensa Gitte Witt.

Kadaver Partendo da uno spunto semplice ma intuitivo, il regista e sceneggiatore norvegese Jarand Herdal firma un raffinato horror sociale sulla fine dei tempi. Ambientato in un futuro post-apocalittico, Kadaver vede un gruppo di disperati partecipare a una cena tenuta in un lussuoso albergo, dopo la quale gli astanti assisteranno a uno spettacolo del tutto particolare che potrebbe cambiare le loro vite per sempre. Un'ora e mezza visivamente affascinante e popolata da una tensione genuina e avvolgente, plasmata su un'atmosfera che schiva i facili trucchetti per generare una tensione crescente e subdolamente maliziosa all'interno di un luogo fisico nel quale il pericolo è sempre in agguato. Le solide performance del cast e una regia attenta in egual misura allo stile e al messaggio completano un quadro non banale che, pur al netto di alcune soluzioni derivative, sa come e dove colpire.

7

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