Justice League, la recensione del film di Zack Snyder

Per il team di supereroi DC è finalmente giunto il momento di approdare al cinema dopo mesi di fuoco, in un film che convince.

recensione Justice League, la recensione del film di Zack Snyder
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Che lo si voglia o meno, la DC al cinema è ormai divenuta sinonimo di sisma, inteso sia come fattore divisivo che come terremoto mediatico. Ponendosi infatti inizialmente come paladina della gravità drammatica avversaria della "cialtroneria Marvel", la società, insieme alla Warner, si era prefissata un obiettivo molto chiaro: dare spessore e profondità a storie e personaggi per combattere con metodo diversificato la formula nemica, così da offrire ai fan e al pubblico prodotti cinecomic più maturi e dal taglio adulto. "Via l'ironia!", dicevano, "perché un supereroe dovrebbe far ridere?". E la domanda, di per sé, sarebbe anche giusta, in quanto negli anni i titoli di successo DC non avevano mai sfruttato la ricerca spasmodica della battuta per piacere, arrivando comunque a farlo. Parliamo però dei Batman di Tim Burton e della trilogia di Christopher Nolan, sostanzialmente film differenti ma comunque sullo stesso tipo di personaggio, che sì, non doveva far ridere. Ma Il cavaliere oscuro rappresenta solo ed esclusivamente se stesso, anche se in linea generale il coacervo di super DC ha meno spirito rispetto al parterre della Casa delle Idee, partendo proprio dall'austero Superman, archetipo indiscusso di giustizia ed eroismo. E addentrandosi nello sviluppo dell'Universo Esteso, la società decise con L'Uomo d'Acciaio di Zack Snyder di puntare su di una narrazione nolaniana per rilanciare al cinema il buon Clark Kent, in un'operazione che, appunto, si rivelò un enorme punto interrogativo, con diversi buchi nella scrittura di David Goyer ma una regia portentosa di Snyder.

Forse proprio per questo affidarono da lì in poi la curatela dell'Universo DC a lui, lasciandogli le redini di un progetto così colossale e a lungo atteso, percorso che lo portò alla regia del tanto criticato Batman v Superman: Dawn of Justice, comunque un film dall'impianto epico importante dove la muscolarità dell'azione era palpabile a ogni colpo. I problemi, da quel momento in poi, anche e soprattutto con il discutibilissimo Suicide Squad, sarebbero risieduti in cut improponibili e sfasamento della storia, considerata da molti fin troppo seria e da altri più che giusta, ma già dal cinecomic di David Ayer si comprendeva la volontà della DC di tornare sui propri passi, alla ricerca di un'ironia perduta. La nuova direzione si è quindi intrapresa con Wonder Woman, origin story della Warner DC ormai divenuta in brevissimo tempo esempio di emancipazione e potere femminile, capace (con tutti i suoi problemi) di miscelare egregiamente maturità a venature comedy, vincendo sicuramente la sfida dei toni. E forse lo studio ci avrà anche messo quattro anni per capire come sfruttare al meglio proprio la commedia all'interno di un loro cinecomic, ma il Justice League di Snyder, per questo e altri motivi, è davvero un film riuscito e inaspettato.

Eroi riuniti!

Questo primo e attesissimo crossover tra i super DC è purtroppo nato e cresciuto in un clima di scetticismo generale, data l'indecisione della compagnia sull'impostazione tonale del proprio Universo. Tra le mani di Chris Terrio e forte dei rimaneggiamenti strutturali ad opera di Joss Whedon (accreditato solo come sceneggiatore), il film di Zack Snyder riesce però a centrare un equilibrio ormai poco sperato e che proprio per questo sorprende. Innanzitutto c'è da dire che non era per niente facile riuscire a gestire tre nuovi supereroi all'interno di un gruppo senza mai averli presentati degnamente prima. Una sfida, questa, che hanno tutti vinto con intelligenza, inserendo accenni di background di Flash, Aquaman e Cyborg in modo da introdurli funzionalmente all'interno dell'Universo senza dover obbligatoriamente passare dalle loro origini, che verranno poi approfondite nei successivi film stand-alone. E ognuno di questi personaggi rappresenta sostanzialmente uno specifico aspetto della squadra, messa insieme da Batman in vista di un'imminente invasione aliena. Ovviamente il Cavaliere di Gotham è il leader: carismatico, aperto al confronto e unico essere umano del team, anche se per sua stessa ammissione "Superman è più umano di lui", o meglio era, dato che anche la morte dell'Uomo d'Acciaio sarà parte centrale della storia. Su Batman era facile scivolare, visto l'amore sconfinato dei fan tout-court del personaggio, che saranno però felici di ritrovare un Affleck davvero credibile e sincero nel ruolo, tanto da Wayne che nei panni del Pipistrello. C'è poi Wonder Woman, l'unica donna del gruppo, idealizzazione assoluta di bellezza e potere, intelligente, raffinata e forse cuore della Lega, interpretata egregiamente da una splendida Gal Gadot, che qui convince sempre di più nel ruolo. In verità entra un po' in overacting nelle scene dibattute con lo stanco Bruce Wayne di Ben Affleck, ma è normale data la sua poca dimestichezza con un piglio drammaturgico più ricercato.

Ma questi eroi già li conosciamo e abbiamo avuto ampiamente modo di confrontarci con loro, possibilità invece mancate con le new-entry come Barry Allen aka Flash, il più giovane della squadra e puro (purissimo!) comic rilief del film. Nei panni del personaggio troviamo un gigioneggiante e divertito Ezra Miller, davvero a suo agio come spalla comica a tutto tondo del crossover. Se ne ha, sono infatti davvero poche le linee di sceneggiatura che consentono a Flash di essere preso sul serio e al contrario davvero moltissime quelle che ci permettono di eleggerlo come grande vincitore del film insieme all'Aquaman di Jason Momoa, dal canto suo un adone acquatico dalla potenza davvero distruttiva, sempre rabbioso e accigliato ma dallo stile unico. Proprio lui sarà al centro di alcune delle migliori sequenze action del film, che però, bisogna dirlo, non entusiasmano mai come sperato, a volte troppo caotiche e spesso strutturalmente confuse, anche se mai brutte. E per finire c'è il dibattutissimo Cyborg di Ray Fisher, che invece fuori dai trailer e all'interno del contesto Justice League vs. Steppenwolf ha un suo perché, specie nella scrittura, unico eroe del team a presentare problematiche esistenziali che vengono inoltre affrontate in modo meno sciocco di quanto si possa pensare. E sullo Steppenwolf di Ciaran Hinds c'è invece pochissimo da dire. Pensato male e sviluppato ancora peggio in CGI, il villain è solo l'ombra cinematografica della sua controparte fumettistica, una vera e propria macchietta nemica senza mordente, più una comparsa che un antagonista, forse il punto più basso delle nemesi dell'Universo Condiviso, il che è un grandissimo peccato.

Alchimia e sorprese

Data l'inutilità di Steppenwolf, non aspettatevi grandi piani o scontri etici-filosofici addobbati da azioni spettacolari, perché il vero punto forte del film è l'alchimia dei protagonisti. Quando sono insieme infiammano davvero lo schermo tra battute pungenti e tag team fantastici, come il sopito bromance tra Flash e Cyborg o il cameratismo macho tra Batman e Aquaman. Funzionano e sorprendono in un blockbuster divertente e di grande intrattenimento come mai un film DC era stato finora, dando una chiara visione della direzione che la Warner dovrà intraprendere per rilanciare al meglio il proprio universo cinematografico. Nella regia, inoltre, Justice League è Zack Snyder al 100%, il che è una grandissima vittoria per un uomo e un artista dato troppe volte per sconfitto ma che ha sempre trovato la forza di rialzarsi. La mano di Whedon c'è ed è percepibile, certo, ma è una carezza leggera che non segna in modo marcato il risultato finale voluto dal regista di Watchmen, che speriamo abbia modo di continuare la sua corsa in casa DC dopo un ritrovato equilibrio psicologico. Tutto si unisce e si compenetra discretamente, insomma, anche le musiche dalle tonalità forti ma fiabesche di Danny Elfman, che con fare citazionista inserisce all'interno della colonna sonora il suo indimenticabile score del Batman anno 1989, aprendo così la caccia all'easter egg sonoro. E poi Affleck aveva ragione: è bello constatare come molte sorprese non siano state rovinate dai vari trailer e da anticipazioni considerate troppo spoilerose. Prendiamo ad esempio il racconto della Prima Venuta di Steppenwolf: si vedeva abbastanza ma non troppo, e infatti proprio in quel contesto c'è forse una delle più grandi soddisfazioni del cinecomic, un qualcosa di preventivabile ma inatteso che alza in parte l'asticella di un sano fomento da fan. Imitando poi qui un po' sfacciatamente i Marvel Studios, alla fine anche la Warner ha deciso di inserire le scene post-credits, ben due e una migliore dell'altra, queste vere e significative aggiunte firmate Whedon.

Justice League, se vogliamo, è in conclusione una sorta di marvelizzazione del DCEU, ma con un'anima forte e indipendente che batte ancora insistente sul dramma dei supereroi, edulcorando però la precedente cupezza di toni con aggiunte commediate che sono nella loro praticità l'inizio della quadratura di un cerchio a lungo rimandata. Pur con le dovute riserve, nel film di Snyder c'è praticamente tutto quello che ha reso il genere cinecomic il colosso mediatico-culturale che è oggi, e sarebbe assurdo non riconoscere i grandi meriti che un titolo così travagliato e preventivamente disprezzato porta con sé. Il ritmo viene magari spezzato da cut discutibili e c'è una narrazione fin troppo veloce, ma questi problemi sono però nati dalla volontà dello studio di ridimensionare la durata del film, la cui run-time è stata tagliata di ben 50 minuti, residuati che ritroveremo magari in una versione home video dedicata e che andrà forse a migliorare un film già di per sé davvero molto buono che rende una sperata e dovuta Giustizia alla Lega DC. E per il momento tanto basta per dirsi soddisfatti.

Justice League Divertente, spettacolare e con un equilibrio di toni e situazioni inaspettato, questo Justice League è punto di incontro tra comicità e gravità drammatica, tra una necessaria direzione futura e un passato dal quale attingere con coscienza. L'incontro sul grande schermo dei supereroi DC sancisce una profonda alchimia tra i personaggi, punto centrale del film e plus valore della produzione, forte anche di una regia al 100% Snyder coadiuvata dalla scrittura filosoficamente più sobria e attenta alla battuta di Chris Terrio e Joss Whedon, legata sostanzialmente ai massimi canoni odierni di un cinecomic-blockbuster. Sorprenderà i detrattori stanchi della cupezza DC e magari farà discutere le fila di appassionati invece convinte della maturità Warner nemica della Marvel, ma una cosa è certa: con le dovute riserve, il film è senza dubbio una grande vittoria.

7

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