Recensione Jurassic World

A ventidue anni dall'inizio della saga e quattordici da quel Jurassic Park III che lasciò a dir poco 'freddini' i fan ecco arrivare un nuovo, spettacolare episodio della saga creata da Steven Spielberg e Michael Crichton.

Recensione Jurassic World
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Ventidue anni dopo, il sogno di John Hammond diventa realtà. Ai giorni nostri il Jurassic Park, opportunamente ribattezzato Jurassic World, è in piena operatività e gode di grande salute: con migliaia di avventori al giorno è la nuova Disneyland. Con qualcosa in più, però: qui non ci sono attori dentro a pupazzi, qui ci sono veri dinosauri, riportati in vita grazie alle meraviglie dell'ingegneria genetica. Certo, i precedenti, disastrosi fallimenti e incidenti raccontati nei primi tre film della saga hanno lasciato un segno ma sembra che la cosa sia stata messa a tacere nel modo più proficuo per la InGen, che nel corso degli anni ha portato avanti la ricerca riuscendo non solo a ripopolare il parco, mettendolo "in sicurezza" ma anche a creare diverse nuove specie, magari ibridandole tra loro. L'uomo si è dimostrato superiore a Dio e alla Natura, insomma, o almeno così sembra. Tutto fila apparentemente liscio finché un brutto giorno l'esemplare sperimentale dell'ultima razza creata, l'Indominus Rex, riesce a fuggire dal suo "recinto" in cemento armato, creando non pochi problemi di sicurezza che innescheranno una reazione a catena potenzialmente catastrofica. Mentre nel Parco si diffonde il panico, un manipolo di impiegati (a vario titolo) del Parco si fa avanti per contenere la minaccia, salvare quanti più turisti possibili e portare a casa la pelle...

Welcome (back) to Jurassic Park

A quasi un quarto di secolo dall'inizio della saga e a quasi tre lustri da quello che pensavamo sarebbe rimasto l'ultimo capitolo, ecco tornare i dinosauri di Michael Crichton per una nuova, emozionante avventura. Questa volta il tutto è nelle mani di Colin Trevorrow, regista dell'apprezzato Safety Not Guaranteed e ora uomo di fiducia di Steven Spielberg per traghettare la saga verso le nuove generazioni (e al contempo far rivivere le emozioni "di una volta" a coloro che con Jurassic Park ci sono cresciuti). Lo fa pescando a piene mani nel nostalgico ricordo di una Isla Nublar perduta e ritrovata, debitamente "aggiornata" ma ancora estremamente fedele alla sua idea iniziale. Lo stupore, la meraviglia, la potenza dello spettacolo della Vita sono negli occhi dei visitatori del Parco ma anche nei nostri, che la visione sia in stereoscopia (particolarmente spettacolare, anche se immersiva solo a tratti) o meno: ma come ci fa notare la protagonista Claire Dearing, direttrice operativa della struttura, al giorno d'oggi i dinosauri non sono più una "novità" come negli anni '90, e quindi via alla tecnologia più sfrenata e alle ultime trovate scientifiche, alla CGI di massimo impatto (per noi al di qua dello schermo) e alla bioingegneria maggiormente audace. Tanto da creare ibridi incredibili e ancor più pericolosi dei "soliti", o arrischiarsi nel cercare di ammaestrare (con risultati dubbi: "non è una questione di comando, quanto di fiducia") alcune feroci razze come quella dei Velociraptor.

Sia lode ad Ian Malcolm

"Come volevasi dimostrare" il buon Ian Malcolm aveva e avrà sempre ragione nel dubitare del concetto stesso del Jurassic Park: prima o poi accadrà qualcosa di imprevisto e, almeno, a Disneyland i Pirati dei Caraibi non si mangerebbero i turisti al primo inconveniente. Purtroppo l'Indominus Rex mostra non solo ferocia ma anche arguzia, e i tanti interessi che smuove il Jurassic World saranno d'ostacolo nel porre un freno alla drammatica escalation che vivrà il sito. Solo la prontezza di alcuni uomini del personale, in particolare lo scavezzacollo, ex-marine e ora "addestratore" di raptor Owen Grady, riuscirà a portare a casa qualche risultato.
Quello di Trevorrow è sicuramente un sequel, ma ha in sé anche il germe del remake, volendo riproporre molte delle situazioni e dei personaggi del primo film in versione aggiornata, dai modelli dei dinosauri ai "safari", alle "giostre" e alle varie attrazioni: il mitico cancello, ad ogni modo, è rimasto al suo posto, a ricordarci che l'avventura è sempre lì, di casa, che ci aspetta.

In bilico tra passato, presente e futuro

Anche la mano registica è chiaramente ispirata ai fasti Spielberghiani, anche se forse avremmo preferito meno reverenza e qualche originalità in più da quel punto di vista: sarebbero bastati i numerosi riferimenti al Classico per far contenti i fan, e magari qualche ritorno eccellente dal vecchio cast, dal quale invece abbiamo solo B.D. Wang ancora nei panni del Dottor Wu, personaggio certamente né centrale né tanto meno amato. Che fine hanno fatto Alan Grant, Ellie Settler, Ian Malcolm, Lex e Tim? Non ci è dato sapere. Anche se forse sarebbe stato più interessante avere i due fratelli a dirigere il parco, magari con qualche divergenza amministrativa, rispetto al personaggio (bene incarnato nel suo arco "evolutivo" da Bryce Dallas Howard) di Claire, che passa da essere una fredda calcolatrice ad una donna d'azione. Del resto, anche Owen, per quanto simpatico e guascone, non è un personaggio che funziona altrettanto bene quanto lo Star-Lord che ha regalato la prima, vera fama al suo interprete Chris Pratt, ma ce ne faremo una ragione. E possiamo tranquillamente sorvolare su tutti gli altri personaggi, compresi i due nipoti di Claire, Zack e Gray, così come i personaggi interpretati dagli sprecatissimi Vincent D'Onofrio, Omar Sy e Irrfan Khan. Si tratta di semplici macchiette con scopi ben precisi all'interno della trama, ma purtroppo oltre ad essere banali sono anche mal gestiti (Khan in particolare). Sì, ci sono diversi problemi di script, a partire da situazioni e comportamenti poco sensati da parte dei personaggi, fino alle premesse stesse di alcuni accadimenti, davvero difficilmente credibili. Si richiede molto, insomma, alla pazienza dello spettatore di fronte a situazioni poco plausibili, molto più che nei precedenti episodi. Ma se quello che ci si aspetta non è l'intrigo ma l'emozione, quella è di altissimo livello: non si sono mai visti tirannosauri, raptor, triceratopi, pteranodonti così belli al cinema. E, inutile dirlo, i veri protagonisti sono loro, che si diano battaglia o che scorrazzino per il Parco alla ricerca di qualche "goloso" spuntino.

Jurassic World È valsa la pena aspettare così tanto per tornare al Jurassic Park? Sì e no: Jurassic World è assolutamente spettacolare e continua nel solco della tradizione spielberghiana, riportando anche alla mente gli interrogativi etici che hanno entusiasmato tanti ragazzi cresciuti col mito dei dinosauri e della scienza, coi suoi limiti e i suoi apparenti “miracoli”, ma al contempo non dice nulla di nuovo, anzi sembra perdersi per strada qualcosa nel suo abbandonarsi a personaggi creati con lo stampino, errori di fondo e nel suo ripetersi e farsi semplicemente più rutilante e grandioso. Bigger, senza dubbio, come un Indominus Rex in confronto a un già maestoso T-Rex. Ma certamente non better: il T-Rex (il Jurassic Park originale) è tutt'altra cosa: il Classico non si batte.

6.5

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