Recensione Juno

Una gravidanza adolescenziale raccontata con piglio irriverente e sarcastico

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Juno (Page), in un momento di noia, decide di fare sesso con il suo fidanzatino (Cena), in modo tale da potersi fregiare del titolo di "ragazza sessualmente attiva". Le cose però non vanno come dovrebbero e la sedicenne Juno si ritrova incinta. Su consiglio dell'amica Leah (Thirby), decide così di abortire in una clinica privata ma, una volta sul posto, non trova il coraggio e scappa via. Dopo essersi consigliata con i genitori (Janney e Simons), opta per dare il nascituro in adozione ad una ricca coppia che non può avere figli (Garner e Bateman). Ma, mese dopo mese, Juno si accorgerà che la vita da sogno che prospettava per il suo bambino mostra delle crepe, e comincerà a domandarsi quale sia il vero senso della maternità.

Opera seconda di Rietman (già autore del piacevole Thank You for Smoking), Juno è un film dalla genesi complessa; nato dalla prolifica mente della blogger americana Diablo Cody (premiata con l'Oscar proprio per la sceneggiatura di questo film), è stato distribuito inizialmente in sole 1000 copie su tutto il territorio statunitense, riscuotendo comunque un buon successo, talmente imprevisto da costringere la FOX Searchlight a stampare nuove bobine per ridistribuire il film in maniera più consistente. Successo strano ed inaspettato questo di Juno, prima di tutto per la tematica che tratta, quell'aborto che in questi giorni scalda gli animi di giornalisti e politici, e in secundis per la vérve intellettual - ironica che soggiace a tutta la vicenda raccontata. Rietman, nel raccontare la storia di Juno,, abbandona ogni pretesa di realismo, costruendo un'America di provincia coloratissima e quasi caricaturale, dove le stagioni si susseguono in maniera perfetta e tutti i personaggi rappresentano una sfaccettatura diversa della società del Grande Paese. C'è la ragazza perfettina a cui piacciono i prof, c'è lo studente un po' sfigato, il padre alternativo e, infine, c'è Juno, sarcastica, graffiante e terribilmente politically uncorrect che, quando scopre di essere incinta, prova ad impiccarsi con una corda di liquirizia. Ottimi poi i titoli di testa girati in cel shading e rotoscoping (una tecnica che consiste nell'applicare disegni bidimensionali sui corpi degli attori per renderli simili a cartoni animati) e belle le scenografie, che ritraggono perfettamente l'America profonda del midwest (il film è tutto ambientato in Minnesota).Se la regia non delude, facendo bene il suo lavoro senza artifici eccessivi, è la sceneggiatura che davvero stupisce, anche nell'adattamento italiano, con continui botta e risposta che, in alcuni casi, faranno davvero la storia del movie quoting; vi citiamo solo uno scambio di battute fra Juno e Leah, in cui la seconda, rispondendo a Juno che si chiede come fare ad abortire, le dice "non preoccuparti, sollevare dei pesi ti farà sicuramente bene" e la aiuta a sollevare una poltrona! La sceneggiatrice, dunque, si dimostra sanamente priva di peli sulla lingua e dotata di un senso dello humor nero del tutto fuori parametro. Diablo Cody è riuscita, infatti, a costruire a tavolino dei personaggi che, pur nel loro essere stereotipi, sono vivi; ed è davvero incredibile come lo slang usato dai ragazzi sia, per una volta, davvero simile a quello che si sente parlare nelle strade, segno che l'autrice della storia è molto vicina sia alle tematiche trattate che al mondo reale dei giovani. Molto molto bella anche la colonna sonora, giocata fra atmosfere neo-country e la musica rock dei Sonic Youth, che riesce a dare al film quell'atmosfera onirica e trasognata impossibile da riprodurre.Interessante è anche lo sguardo sostanzialmente femminista che permea tutta la vicenda: i personaggi maschili (con l'esclusione del padre di Juno) sono sempre piuttosto stupidotti o dei bambinoni mai cresciuti, incapaci di affrontare responsabilità pesanti come la paternità ed il matrimonio. Ed è molto significativa da questo punto di vista la chiosa della storia (che qui ovviamente non anticipiamo), agrodolce al punto giusto, che riesce a riflettere in modo non banale sui rapporti di forza fra uomo e donna.

Ellen Page con Juno firma il suo ruolo più importante, offrendoci un'interpretazione partecipata e completa sotto ogni aspetto, dando prova di una maturità artistica e personale davvero significativa. Molto bravi anche tutti i comprimari, a partire dall'imbranato fidanzato Cena, fino alla fragile ed iperprotettiva Garner, cheq riesce finalmente a staccarsi dai ruoli di eroina d'azione (Alias, Daredevil) ai quali pareva essere destinata in eterno. Le interpretazioni migliori tuttavia, escludendo quella della Page, sono da ricercarsi negli interpreti della famiglia di Juno a partire dal padre, che Simmons costruisce con molta ironia ed una buona dose di mestiere; brava anche la Janney, che riesce nel difficile compito di interpretare la matrigna della protagonista senza finire nel cliché di Cenerentola, ma anzi mostrando un personaggio assolutamente complesso e dalle mille sfaccettature.

Juno Juno è un ottimo film. Divertente, graffiante e molto figlio dei nostri tempi. Jason Rietman, Diablo Cody ed Ellen Page sono, ognuno nel proprio campo, tre artisti da tenere sicuramente d’occhio nel futuro; il loro stile personalissimo unito all’indubbio talento di cui dispongono li rende, ad oggi, la punta di diamante del cinema indipendente americano. Peccato perderseli.

8

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