Jungle Cruise, la recensione del film Disney con The Rock ed Emily Blunt

Arriva in sala il nuovo live-action Disney ispirato alla famosa attrazione dei parchi a tema, un'avventura ricca di azione e divertimento.

Jungle Cruise, la recensione del film Disney con The Rock ed Emily Blunt
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Siamo agli inizi del XX secolo, a ridosso della Prima Guerra Mondiale. Il conflitto armato è però lontano nel Vecchio Continente, mentre la storia del nuovo Jungle Cruise di Jaume Collet-Serra (L'uomo sul treno, il prossimo Black Adam) è interamente ambientata in America del Sud, nella folta Foresta Amazzonica. Protagonisti della vicenda sono la Dottoressa Lily Houghton (Emily Blunt) e suo fratello McGregor (Jack Whiteall), che giungono sul posto alla ricerca del leggendario Albero della Vita, che secondo delle nuove ricerche di Lily dovrebbe realmente esistere e permettere alla medicina del tempo di evolvere con grandi benefici.

Per inoltrarsi nella giungla alla ricerca dell'artefatto i due chiedono l'aiuto di quello che è considerato il miglior traghettatore e avventuriero sulla piazza, il Capitano Frank Wolff interpretato da un mastodontico Dwayne "The Rock" Johnson in stile Steamboat Willie, un aiuto necessario per riuscire a sopravvivere ad animali feroci, a un ambiente torrido e ostile e soprattutto a una spedizione rivale dell'Impero Tedesco guidata dal mercenario Aguirre (Edgar Ramirez) e dall'aristocratico e perfido Principe Joachim (Jesse Plemons). L'avventura alla ricerca dell'Albero della Vita ha così inizio.

Jungle Cruise: Una movimentata crociera nella giungla

Che Disney abbia finalmente capito come rendere appetitosi e funzionali i suoi live-action? Forse è presto per dirlo ad alta voce ma sembrerebbe di sì, soprattutto guardando al bel Crudelia di Craig Gillespie e a quest'ultimo Jungle Cruise, uscito a distanza di un paio di mesi dall'adattamento del classico animato.

L'ispirazione è certamente diversa, basandosi almeno concettualmente sull'omonima attrazione dei parchi a tema Disney, eppure la sensazione è che anche questa volta, per scopo, forma e intenzioni, lo studio abbia nuovamente centrato il bersaglio qualitativo a cui stava puntando.
In questo senso, il merito principale della discreta riuscita del lungometraggio è ascrivibile all'insieme e non alle parti, a un sopraffino lavoro di miscellanea tra tanti topos narrativi ed elementi cinematografici presi a man bassa e con cognizione da alcuni dei titoli di genere più amati e celebrati dell'ultimo ventennio. Analizzata nella sua evidente semplicità, la struttura di Jungle Cruise appare infatti come l'unione tra La Mummia (la dottoressa alla ricerca di un artefatto, il professionista chiamato ad accompagnarla, il fratello maldestro) e Pirati dei Caraibi, con una particolare strizzata d'occhio al quarto capitolo del franchise, dove Jack Sparrow andava alla ricerca della Fonte dell'Eterna Giovinezza - e più o meno siamo lì. C'è divertimento, c'è azione e anche diversi elementi fantasy, ma soprattutto c'è una scrittura che nella sua ricercata (e forse obbligata) superficialità riesce comunque a non sfigurare più del dovuto davanti ai suoi predecessori, risultando estremamente godibile per quanto concerne i dialoghi, ovviamente inquadrati all'interno del target di un progetto mainstream a tutti gli effetti, rivolto ai casual viewers e senza particolari ambizioni di sorta se non quelle di incassare, incassare, incassare - divertendo.

Al netto di un comparto visivo ben confezionato, sia dal punto di vista degli effetti speciali che della fotografia commerciale "giallo-verde" dello spagnolo Flavio Labiano, Jungle Cruise intrattiene e incuriosisce per questo suo intrigante mix tra mistero e avventura che richiama alla mente anche Indiana Jones di Steven Spielberg, con cui però non condivide la sopraffina dimensione qualitativa e autoriale, risultando prima di tutto derivativo e dunque non originale e in secondo luogo artificioso e tematicamente (ma anche idealmente) posticcio.

Questo per altro è un problema che i live-action Disney non si portano dietro sempre e comunque, in questo caso però sì ed è impossibile non notarlo, seppure non sia una problematica fondamentale in grado di minare nel profondo la riuscita e la piacevolezza pop di un film nato e pensato per non essere altro che un giocattolone in movimento scriptato sulla solita - ma questa volta più immediata - formula dell'intrattenimento generico. In aggiunta, ma era quasi inevitabile, la mano di Collet-Serra è qui il più delle volte anonima eccetto in qualche interessante passaggio d'azione, dove si nota effettivamente una sua presa di posizione artistica rispetto al resto.

Dicevamo però dell'insieme, e di questo fanno ovviamente parte gli interpreti, primo fra tutti un gigioneggiante e intraprendente The Rock, anche produttore del progetto con la sua Seven Bucks. L'attore è terribilmente a suo agio nei panni di Wolff e su schermo ha una chimica recitativa davvero inattesa con Emily Blunt, che vediamo qui in una delle sue parti più "accese" e divertite, sicuramente migliore in questi toni rispetto alla languidezza e alla semi-compostezza di Mary Poppins, almeno per quanto riguarda il cinema studio prettamente commerciale.

Bravo e simpatico anche Whiteall nel ruolo del fratello della dottoressa Houghton, anche al centro di un coming out a lungo chiacchierato e che possiamo confermarvi essere una scena decisamente riuscita. A peccare sono soprattutto i villain, e questo nonostante il personaggio di Plemons sia come suo solito assurdo e sopra le righe, peccato però che la storia non gli conceda il giusto spazio per brillare, aprendo lo scenario e la run time soprattutto al trio protagonista (anche rispetto a un Paul Giamatti onestamente rumoroso).
In definitiva, quella di Jungle Cruise è un'avventura che vi consigliamo sinceramente di vivere sul grande schermo e circondati da amici o parenti, così da godere appieno di un titolo consapevole della sua natura e destinato ad appassionare non poco il pubblico più giovane, quello pre-adolescenziale, come fosse davvero il nuovo Pirati dei Caraibi. Che poi riesca effettivamente ad avere lo stesso successo o emulare il percorso di culto de La Mummia è tutto da vedere, specie in questi tempi pandemici, ma la carte in regola per divenire una gradevole hit estiva le ha davvero tutte e nei limiti del dovuto, anche se le concessioni potevano essere comunque di più.

Jungle Cruise Jungle Cruise di Jaume Collet-Serra si rivela un altro godibile e riuscito live-action targato Disney Pictures, un mix funzionale nella sua totale e voluta derivazione tra Pirati dei Caraibi, La Mummia e qualche elemento di Indiana Jones - pur non condividendo con quest'ultimo l'ovvia dimensione autoriale e qualitativa. Ci troviamo davanti a un titolo mainstream e consapevole della sua natura commerciale che sa divertire, appassionare e intrattenere per la sua intera (o quasi) durata, perdendo un po' di verve in corsa ma risultando sempre una visione piacevole che sicuramente affascinerà e catturerà con il suo immaginario esotico soprattutto i più giovani. Funziona il cast, funzionano i dialoghi e funziona a tratti anche l'azione, questo nonostante la mano di un regista dinamico come Serra sia qui stata essenzialmente smorzata e resa più anonima del previsto. Una hit estiva da guardare col sorriso.

7

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