Recensione Joy

David O. Russell riunisce i suoi attori preferiti (Jennifer Lawrence, Robert De Niro e Bradley Cooper) per portare al cinema il Sogno americano visto attraverso gli occhi della determinata Joy.

Recensione Joy
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Da bambini tutti noi abbiamo idee raggianti riguardo al futuro, mille progetti, risposte articolatissime alla domanda "cosa vuoi fare da grande?". Joy ha sempre avuto la passione di inventare oggetti, creare cose, fare galoppare la sua fantasia 'pratica'. Ma il divorzio dei suoi genitori, quando era ancora piccola, ha in qualche modo inibito questa sua peculiarità ed ha finito per sprecare la sua giovinezza e il suo talento appresso ad impieghi insoddisfacenti, una famiglia allargata e complicatissima e uno strambo matrimonio. La sua occasione di riscatto? La fortuita idea di creare e commercializzare un particolare tipo di scopettone per le pulizie, un "magical mop" in grado di far felici tutte le casalinghe... lei in primis, se le vendite si dimostreranno favorevoli. Da lì a diventare regina delle televendite, però, di acqua sotto i ponti ne passerà parecchia...

"Squadra vincente non si cambia"?

Liberamente (molto liberamente) ispirato alla vita di Joy Mangano, il nuovo film del celebre regista David O. Russell vede tra i suoi protagonisti vecchie conoscenze del cineasta, con cui hanno condiviso i suoi più grandi successi: Jennifer Lawrence nei panni della protagonista, Robert DeNiro in quelli del caustico padre Rudy e infine Bradley Cooper come Neil Walker, impresario televisivo che lancerà (seppur riluttante) Joy nell'Olimpo dello shopping telematico.
Si tratta quindi di un film a carattere biografico, seppur senza alcuna pretesa di veridicità vista la tendenza a romanzare molti degli avvenimenti che vediamo nel corso delle due ore della sua durata. L'intento più che altro, è quello di ritrarre un perfetto esempio di self-made man (o meglio, woman) alle prese con le difficoltà della vita e alla scoperta di quanta tenacia nasconde dentro di sé, pur di arrivare al riscatto sociale ed economico che insegue. Tema, potremmo dire, cardine di molto cinema americano, declinato questa volta al femminile con un bel cast ma con poche idee vincenti.

Joy Molto ben recitato (da segnalare, in particolare, l'intensa prova della Lawrence, che può finalmente archiviare il pessimo Una folle passione al fianco dello stesso Cooper e il gravoso impegno con Hunger Games per guardare serenamente al futuro) ma girato senza particolari vezzi, Joy è, a conti fatti, solo un ennesimo film sull'American Dream, decisamente privo di qualsivoglia elemento particolarmente distintivo o meritevole se non i nomi in cartellone. Senza nulla togliere ai notevoli risultati conseguiti dalla Mangano nella sua carriera, ci si chiede perché al pubblico dovrebbe interessare la vita dell'"inventrice del mocio" oltretutto raccontata basandosi esclusivamente sulla bravura degli interpreti che reggono una pellicola altrimenti piuttosto soporifera, soprattutto nella sua prima parte.

6

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