Recensione Journey to the West

Stephen Chow e il suo particolare prequel del classico Il viaggio in Occidente

recensione Journey to the West
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Amato e conosciuto anche in Italia, soprattutto per i suoi due cult più famosi, Shaolin Soccer e Kung Fusion (penalizzati nel nostro paese da discutibili scelte di doppiaggio che ne hanno ben più che travisato il senso originale), Stephen Chow si ritrova nuovamente alle prese con una trasposizione filmica de Il viaggio in Occidente, forse il più grande classico della letteratura cinese. Dopo aver interpretato proprio il famoso re scimmia nel dittico di A chinese odissey, l'autore / attore di Shanghai decide questa volta di mettersi dietro la macchina da presa per raccontare in Journey to the west una particolarissima re-interpretazione della fonte originaria, affidando il ruolo di protagonista alla stella nascente Wen Zhang (già fattosi notare in due film con Jet Li, Ocean Heaven e Badges of fury) e puntando sulla fascino e la femminilità della splendida Shu Qi (The transporter, A beautiful life).

Alla ricerca del Re Scimmia

Il giovane Sanzang è un cacciatore di demoni che interviene in un piccolo villaggio costiero, vittima dell'attacco di un potente demone pesce. Sanzang utilizza, con scarso successo, metodi non violenti per cercare di redimere le diaboliche creature, seguendo le indicazioni del suo anziano maestro. Per porre fine alla minaccia demoniaca è però necessario l'intervento della bella Duan, infallibile cacciatrice. La donna, attratta dai modi gentili di Sanzang, si innamora di lui non venendo però ricambiata. Le loro vicende saranno comunque destinate ad incrociarsi ancora nella caccia ad altri demoni e nella ricerca del leggendario Re Scimmia, considerato il più potente della sua razza e unico essere vivente in grado di contrastare la malvagità di un suo simile reo di orribili massacri.

Illuminazione

Journey to the West, accompagnato dall'esplicativo sottotitolo Conquering the demons, è un film che colpisce, sorretto per buona parte della sua durata dalla grande ispirazione comica di Chow per poi deflagrare in un finale intenso che tra azione e dramma lascia senza fiato, arrivando addirittura a commuovere. Un percorso di maturazione in salsa comedy, con alcune sequenze assolutamente irresistibili in grado di strappare copiose risate, che ci mostra i primi passi compiuti dal monaco Sanzang prima delle avventure che avrebbe poi vissuto nell'iconico romanzo. Potendo contare su un budget più che discreto Chow punta su una spettacolarizzazione volutamente pacchiana, resa piacevole da ambientazioni suggestive (alcune delle quali ricreate al computer) e un variopinto cromatismo, con effetti speciali simpaticamente esagerati che raggiungono l'apice negli scoppiettanti venti minuti finali, nei quali il Re Scimmia si mostra in tutta la sua ineluttabile potenza. Con un'ottima cura per la caratterizzazione dei personaggi secondari e una simpatica, seppur improbabile, evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, il racconto offre pillole di saggezza, solo apparentemente nascoste dietro il tono "leggero", che si rifanno alla cultura buddista e che non potranno che entusiasmare gli orientofili più accaniti. Con uno sguardo alla società cinese contemporanea in salsa pop che fa capolino in alcune scene e una sequela pressoché continua di gag e dialoghi gustosamente (auto)ironici, il regista confeziona un omaggio del tutto unico alla fonte originaria, potendo contare inoltre sull'ottima alchimia tra Wen Zhang e Shu Qi, tra le interpreti più affascinanti del cinema cinese.

Journey to the West Stephen Chow si limita questa volta al solo ruolo di regista per un'altra incursione nel mito, proponendo un particolare prequel cinematografico del classico Il viaggio in occidente. Journey to the West è un film ricco, non sempre perfetto ma capace di divertire a più riprese e di spiazzare con un finale esplosivo e tragico che non lascia indifferenti.

7.5

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