Journey to the West 2, Stephen Chow e Tsui Hark per la prima volta insieme!

Il monaco Tang e i suoi tre discepoli, tra cui il Re Scimmia, sono a caccia di demoni in Journey to the west: the demons strike back.

recensione Journey to the West 2, Stephen Chow e Tsui Hark per la prima volta insieme!
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Vedere lavorare insieme due grandi maestri come Stephen Chow e Tsui Hark era un sogno ad occhi aperti per ogni asianofilo che si rispetti, e pochi mesi fa la speranza si è concretizzata in realtà nella genesi di Journey to the West: the demons strike back, sequel del film diretto quattro anni prima dallo stesso Chow e tratto dal classico letterario cinese Viaggio in Occidente. Questa volta il geniale attore/autore di cult come Kung Fusion (2004) e Shaolin Soccer (2001) si "limita" soltanto alla sceneggiatura e alla produzione, lasciando all'altrettanto stimato collega l'onore di sedersi dietro la macchina da presa. La storia, ambientata qualche tempo dopo l'originale, vede il monaco Tang in viaggio insieme a tre discepoli: il re scimmia Sun Wukong, il maiale Zhu Wuneng e il demone fluviale Sha Wujing. I demoni infatti hanno scelto di accompagnare Tang e di aiutarlo nella caccia ai loro simili per cercare di espiare i peccati commessi in passato. Il viaggio del variegato quartetto li porterà ad affrontare numerose insidie e nemici sempre più potenti e pericolosi.

Sense of wonder

Segue le linee guida del film precedente ma se ne distacca al contempo, riportando sì in vita il geniale umorismo di Stephen Chow (la cui impronta in fase di scrittura regala passaggi esilaranti) ma adattandolo allo stile spettacolare di Tsui Hark che non si pone limiti nell'utilizzo di effetti speciali che, pur realizzati con un CG di qualità altalenante, regalano picchi di visionaria grandezza nelle quasi due ore di visione. Journey to the West: the demons strike back è un gigantesco e coloratissimo baraccone, una vera e propria festa per lo sguardo che ammalia e cattura con innocua semplicità, lasciando che siano le immagini, più che la trama, a trainare realmente il racconto sulle strade di un contagioso divertimento. Emergono interessanti e comiche sfumature nel rapporto contrastato tra il monaco e i tre mostruosi allievi, in particolare con la figura di quel Re Scimmia villain dell'originale Journey to the west: conquering the demons (2013), e la narrazione è sempre in grado di offrire colpi di scena in serie prima della resa dei conti finale, in cui ancora una volta si opta per una titanica grandezza della messa in scena. Ma il film tutto è ricco di scene che intrattengono; quasi si assistesse ad uno scatenato cartone animato dove ogni cosa può letteralmente succedere, basti vedere l'accesa battaglia contro un folto gruppo di splendide donne ragno o ancora il balletto "inscenato" da Tang per ingraziarsi un sovrano locale: tutti piccoli tasselli di un mosaico che più che una vera e propria coesione d'insieme si pone di liberare un'irrefrenabile e straripante energia cinematografica dove l'unico ostacolo, abilmente superato, è la mancanza d'immaginazione.

Journey to the West: the demons strike back Il sequel dell'apprezzato Journey to the West: conquering the demons (2013) vede la prima, preziosissima, collaborazione tra Stephen Chow (factotum a tutto tondo dell'originale e qui solo produttore e sceneggiatore) e Tsui Hark (in cabina di regia), due dei più grandi maestri del cinema cinese. Il risultato è una spettacolare avventura dalla forte impronta comica che, pur non aggiungendo nulla di realmente nuovo in fase narrativa, sa coniugare un'esaltante spettacolo (capace di nascondere una CG non sempre all'altezza) ad un copioso numero di risate, lasciando il giusto spazio anche al comparto emozionale nell'intenso epilogo. Journey to the west: the demons strike back è un'opera visionaria che avvince e intrattiene puntando su un senso di (auto)ironica meraviglia che rende giustizia all'opera letteraria di partenza, il grande classico Viaggio in Occidente.

7.5

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