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Jonas, la recensione del film Netflix a tema LGBT

Il regista francese Christophe Charrier firma un intenso thriller drammatico a tema LGBT, dove la verità si nasconde in un trauma del passato.

Jonas, la recensione del film Netflix a tema LGBT
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Jonas è un adolescente che frequenta il primo anno di liceo. Un ragazzo timido, che ha difficoltà a relazionarsi con gli altri, la cui vita cambia dopo l'incontro con Nathan, un nuovo studente che diventa anche suo compagno di banco. Jonas si sente subito attratto dal coetaneo e inizia con lui una relazione che viene spesso presa di mira dagli altri studenti, tra battute e scherzi di cattivo gusto. Nel frattempo il protagonista ha paura di dichiarare la propria omosessualità ai genitori, timoroso dell'impatto che il suo coming-out potrebbe avere nelle dinamiche familiari.
Diciotto anni più tardi Jonas lavora come infermiere in ospedale ma la sua vita sentimentale è complicata: tradisce spesso il suo attuale fidanzato, che dopo l'ultima scappatella lo caccia di casa, e prende parte a zuffe in locali gay che gli causano non pochi problemi con la legge. Qualcosa si è rotto in lui dopo gli eventi del passato, e con il trascorrere dei minuti si scopriranno quali eventi lo hanno portato a un'esistenza incerta e sempre sull'orlo dell'abisso.

Un amore mai dimenticato

Una tesa incursione a tema LGBT quella del regista francese Christophe Charrier, anche autore della sceneggiatura, che in Jonas mette in mostra uno stile piacevolmente aspro capace di restituire con efficacia il turbamento interiore del protagonista. Il titolo, ora disponibile in esclusiva nel catalogo di Netflix come originale, è stato inizialmente pensato per il piccolo schermo e ha vinto ben tre premi al Festival della TV di La Rochelle: miglior regia, miglior film e miglior colonna sonora. Riconoscimenti più che condivisibili per una pellicola che si prende i propri tempi nell'esposizione dell'enigma alla base drammatica del racconto, che scorre su due diversi piani temporali. Nel primo assistiamo al coming-out e alla scoperta della sessualità tra i banchi di scuola, nel secondo - il presente effettivo - osserviamo come i traumi subiti abbiano condotto il protagonista a un'instabilità emozionale, con il colpo di scena finale che rivela infine l'arcano.

Tra passato e presente

Charrier opta per una messa in scena asciutta ma non meno emozionante, evitando derive gratuite (l'erotismo rimane sempre e comunque in forma platonica) e concentrandosi sulla forza del messaggio da trasmettere, senza facile retorica. In Jonas infatti, pur al netto di lievi sbavature nel tratteggio di alcune figure secondarie, la storia punta su una verosimiglianza di fondo che permette di entrare in empatia con il protagonista e con il suo dilemma esistenziale. Il contesto urbano (molte scene sono girate di notte) si pone quale ideale palcoscenico per la sua ricerca/redenzione, sempre a caccia di una sorta di ipotetico perdono e di un nuovo inizio.
L'insieme punta su un marcato minimalismo di toni e atmosfere, con una sinuosa colonna sonora che sfrutta al meglio i passaggi di collegamento tra le varie fasi clou, preferendo concentrarsi principalmente sulla psicologia della figura principale, un'anima dannata alla ricerca della luce.
La sentita performance di Félix Maritaud deriva anche dal vissuto dell'interprete, ex-attore pornografico e apertamente omosessuale - visto anche in 120 battiti al minuto (2017) e nel recente Lux Æterna (2019) di Gaspar Noé - che si cala anima e corpo in un ruolo sfaccettato e dalle molteplici sfumature introspettive.

Jonas Pensato per il piccolo schermo, arriva nel catalogo Netflix questo film francese che tratta l'omosessualità e il coming-out in fase adolescenziale in un contesto aspramente drammatico, seguendo le vie del thriller introspettivo. Jonas, scritto e diretto da Christophe Charrier, vive su una tensione emotiva costante che traghetta il disperato protagonista alla scoperta dei propri demoni in un potenziale percorso di redenzione, alternando i due rispettivi piani temporali con la corretta efficacia espositiva. Una regia essenziale e graffiante, unita all'intensa interpretazione di Félix Maritaud, rendono gli ottanta minuti di visione un viaggio stratificato e mai gratuito che riflette coscientemente su tematiche delicate.

7

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