Recensione Jolly killer

Un sanguinolento Pesce d'Aprile in dvd!

Recensione Jolly killer
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Prendiamo la Carrie dell'omonimo horror diretto da Brian De Palma attingendo dalle pagine di Stephen King e, privatala dei poteri psicocinetici, trasformiamola in un personaggio maschile.
Otteniamo, con ogni probabilità, lo sfigato occhialuto Marty, il quale, con le fattezze del Simon Scuddamore morto per overdose (ma pare si sia trattato di un suicidio) prima ancora che il lungometraggio venisse diffuso nelle sale cinematografiche americane, finisce sfigurato dall'acido nitrico a causa di un brutto scherzo giocatogli dai perfidi compagni di classe il 1 Aprile, ovvero il giorno del suo compleanno.
D'altra parte, era April fool's day il titolo di lavorazione del lungometraggio diretto a sei mani, nel 1986, da George Dugdale, Mark Ezra e Peter Mackenzie Litten, destinato a proseguire con il gruppetto di antipatici ex studenti che, anni dopo la chiusura della scuola, ricevono un misterioso invito per un party all'interno della stessa; dove, proprio in occasione del giorno del Pesce d'Aprile, ad attenderli si trova un individuo travestito da jolly che potrebbe essere il povero Marty, soprattutto perché il suo unico interesse sembra essere quello di eliminarli uno alla volta.

Il dvd

Sulla carta, quindi, nient'altro che il tipico plot - per mano degli stessi registi - volto a fare da esile pretesto per l'ennesima mattanza di giovinastri in vena di sesso, droga e incoscienza che, da sempre, ha rappresentato il canovaccio alla base dei titoli rientranti nel filone slasher, soprattutto in seguito al successo ottenuto dalla serie Venerdì 13.
Ma Jolly killer, che, oltre a recuperare dalla saga jasoniana il musicista Harry Manfredini, presenta una messa in scena degli omicidi e uno sviluppo narrativo piuttosto simili a quelli che caratterizzarono il sottovalutato Venerdì 13: Il terrore continua, dell'anno precedente, non rientra affatto tra i meno interessanti lavori facenti parte del sottogenere dell'horror costruito su vicende che prevedono la fantasiosa uccisione di un gruppo di persone in uno spazio più o meno chiuso.
Perché, tra corrosive docce a base di acido, budella pronte a esplodere e perfino una coppia fulminata dal giullare assassino, tramite energia elettrica, nel pieno di una copula piuttosto focosa, non solo non è certo la fantasia dei delitti a risultare assente nel corso degli oltre ottantacinque minuti di visione, ma una sciatteria più volte pronta ad emergere rischia, paradossalmente, di rappresentare uno dei maggiori pregi dell'operazione.
Già, perché, come avveniva in diverse produzioni di genere horror del compianto Dick Randall (qui anche presente in una breve apparizione), da Pieces a Non aprite prima di Natale!, il tutto, con l'evidente intenzione di camuffare la pochezza di budget, si svolge all'interno di uno spazio circoscritto, accennando soltanto il paesaggio che si trova al di là del territorio della scuola del massacro.
Uno stratagemma che fa di necessità virtù, trasformando la pochezza scenografica in un involucro a suo modo claustrofobico dal quale i protagonisti - tra cui la Caroline Munro di Maniac - non sembrano riuscire a trovare una via d'uscita.
Fino a un atipico finale che, forse senza neppure volerlo, riesce nell'impresa di permettere di giustificare le poco credibili reazioni e situazioni raccontate durante la pellicola... cosa che non accade mai in altri prodotti analoghi che sfruttano, come di consueto, attori trentenni per calarli nei panni di teen-ager in cerca di divertimento e pericolo.
Cosa state aspettando? Recuperate il dvd edito da Pulp Video, corredato di trailer originale e still gallery nella sezione extra.

Jolly killer La fascetta riporta “Dagli autori di Venerdì 13”, ma, in realtà, dalla serie slasher che ha per protagonista Jason Voorhees il film recupera soltanto il musicista Harry Manfredini. Anche se l’insieme, in maniera evidente, attinge non poco da quanto raccontato nella saga della maschera da hockey, regalando uno spettacolo piuttosto splatter che, orchestrato a dovere per quanto riguarda i sanguinolenti omicidi, diverte e coinvolge efficacemente lo spettatore, complici oltretutto gli indispensabili citazionismi. Un insieme che, tra l’altro, manifesta un’atmosfera più vicina all’horror anni Settanta che Ottanta, tanto da convincerci a pensare che sarebbe ora che gli venisse riconosciuto quello status di cult dello slasher mai raggiunto (chissà per quale motivo) neppure ai tempi in cui imperversava in formato vhs sui polverosi scaffali delle videoteche frequentate dai più esigenti fan del genere.

6

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