John Wick 3 - Parabellum, la recensione: sterminio senza quartiere

Azione stupefacente e un mondo criminale sempre più approfondito e affascinante: il ritorno dell'assassino di Keanu Reevs non delude le aspettative.

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Dove eravamo rimasti? Alla fine del secondo capitolo, per vendicarsi del tradimento di Santino d'Antonio, John Wick aveva infranto una delle sacre regole del Continental: non concludere gli affari all'interno dell'Hotel. Ucciso il mafioso italiano davanti agli occhi di Winston, a John è toccato il destino peggiore: la Scomunica, l'esclusione cioè da ogni edificio del Continental, e una taglia da 14 milioni sulla testa. Unico favore da parte di Winston, Direttore dell'Hotel di New York: concedere un'ora di tempo a John per preparare il suo piano di fuga da ogni sicario od organizzazione criminale della Grande Mela.
Così ritroviamo il nostro eroe: in fuga sotto la pioggia battente in una città umida e sovrastata dalle luci al neon. Con lui, il suo nuovo cane, ma il tempo stringe e deve pensare a mettere al sicuro l'amico felpato, ricucire le ferite ancora aperte e prendere seri provvedimenti. La situazione è complessa, le vie di fuga ridotte: come fare? I sessanta minuti diventano velocemente trenta, mentre la burocrazia del Continental ci avverte a cadenza regolare: "La scomunica di John Wick sarà attiva tra...". (dieci minuti).

Prima di tutto, un'assicurazione: ne ha una nella Biblioteca Nazionale. Una sorta di passaporto legato alle sue origini, più assurde di quanto possiate immaginare (fidatevi). Dopo un primo, sanguinoso ed eccezionale scontro, c'è bisogno di un medico, ma farsi aiutare con una taglia sulla testa non è così semplice. A John Wick bastano però una camicia, una giacca e una cravatta per tornare come nuovo, pronto a schivare sicari e criminalità organizzata, un mondo oscuro che attende solo che la caccia abbia inizio...

L'azione prima di tutto

L'incipit di John Wick 3 - Parebellum è decisamente folgorante. Ha un ritmo in crescendo inarrestabile, un'adrenalina pompata ad alta pressione in sala, che anche il pubblico sente scorrere nelle vene, eccitato, confuso, estasiato. Si riprendono le fila esattamente da dove la storia si era interrotta e non si infrangono le promesse di una corsa contro il tempo, che anzi è ben scandita da tutto l'impianto registico.
Un lavoro assolutamente monumentale sulla suspense, rotta solo ed esclusivamente da scontri corpo a corpo o armati di una perfezione coreografica impressionante, anche più dei precedenti. E questo terzo capitolo del sicario interpretato dal sempre in parte Keanu Reeves è più o meno tutto costruito in questo modo, almeno fino a quando non decide di mostrare il fianco alla sua più grande debolezza, che è l'elemento narrativo.

Non un problema, a dire il vero: bisogna sempre capire cosa abbiamo davanti, e il franchise di John Wick si basa su di un uomo che fa una strage per una macchina e un cane, con un tessuto sintattico ridotto davvero all'osso - inizialmente -, tutto concentrato su combattimenti e sparatorie.
La storia è davvero l'ultima delle criticità di un prodotto del genere, che guarda con aria reverenziale e anche divertita agli action frastornanti ma scomposti degli anni '80 e '90, riscrivendone prontamente il DNA tecnico e stilistico in un compendio di brillante azione e body count simile a pochi.

Più dei suoi predecessori, Parabellum si avvicina a un certo tipo di cinema molto più consapevole di sé, grande specchio occidentale dei The Raid di Gareth Evans, con cui condivide soprattutto il gusto della messinscena coreografica e della violenza nella risoluzione degli scontri. Sempre con gli stessi film di cui sopra, John Wick 3 spartisce anche il gusto dell'assurdo, di una trama veloce ma molto articolata, piena di personaggi, situazioni, dinamiche narrative mai sofisticate ma godibili.

Nel nuovo capitolo diretto con mano sicura e molto virtuosa da Chad Stahelski - ormai una grande sicurezza -, tutta la portentosa grammatica action del progetto divide la scena e le tempistiche con l'approfondimento del mondo criminale di John Wick, portandolo a un altro livello, ancora più in alto, addirittura all'apice di questa sofisticata piramide gerarchica.

Pegni e alleanze

Se nel secondo film ci veniva presentata l'impalcatura italiana del Continental, mettendo al centro del racconto un diretto membro della Grande Tavola, qui si passa alle torride ma affascinanti tinte del Marocco, di Casablanca, dove ovviamente c'è ad aspettarci tutta una costruzione orientaleggiante e di arabica opulenza. Si scava inoltre nella dinamica dei Pegni, a quanto pare alla base concettuale di tutto l'universo criminale del franchise, tanto che si incappa in un bel discorso minaccioso e semi-perentorio di un nuovo personaggio (il capo della "Zecca del Crimine" interpretato da Jerome Flynn) che scandisce precisamente quanto l'oro e il sangue siano merce di scambio e di fedeltà.
Andando oltre, si dà ancora più carattere e consistenza a tutto questo mondo suburbano di sicari e organizzazioni segrete, passando dall'introduzione dei Giudicatori fino a quello che dovrebbe essere il Capo dei Capi, ma contiamoci anche la splendida Sofia di Halle Berry, incredibile assassina vicina a John che non ha nulla da invidiargli in senso guerriero.

La Berry ha fatto un lavoro pazzesco in termini d'azione, fianco a fianco a Reeves, tanto da diventare quasi protagonista quando combatte insieme ai suoi cani (sequenze davvero micidiali!).
Tra pegni e alleanze, insomma, il divertimento della scoperta è assicurato e il ritmo trova una giusta pausa, per poi riprendere con inseguimenti in moto in piano sequenza e sparatorie impossibili che regalano uno sterminio spettacolare e truculento dopo l'altro.

Si percepisce la stessa e chiara intenzione di un Christopher McQuarrie che passa da un capitolo all'altro di Mission Impossible: si vuole esagerare e crescere, e si nota tanto nell'impianto cinematografico quanto nello stesso modello narrativo, che vuole raccontare di più rispetto al passato, piuttosto che attendere la mattanza e tirare in ballo solo frasi di circostanza o d'effetto (non che non ce ne siano, sia chiaro).

Parabellum dunque funziona, sorprende e diverte proprio per questo: perché sa precisamente cosa fare, quando spingere l'acceleratore dell'azione e quando frenare per addentrarsi con decisione nell'Universo dei Continental e in tutte quelle strutture che ne compongono e ne mantengono intatto l'organismo. Saprà lasciarvi senza fiato e felici, entusiasti di un prodotto puramente action e clamorosamente d'azione che ormai non teme concorrenza, pur costando di meno e con ambizioni dichiaratamente meno elevate. John Wick 3 è qui per continuare a servire il suo pubblico, ancora una volta senza deludere le aspettative.

John Wick 3 - Parabellum John Wick 3 - Parabellum è un film in cui l'azione torna a essere grande protagonista: in tutta la sua esagerazione, in ogni sua forma, in qualunque contesto. È un'opera che sfrutta l'architettura dell'ambiente, le tecniche militari e il CQC come grande fonte di ispirazione e motore coreografico del film. Non c'è sequenza che non sorprenda, non c'è sparatoria che non lasci frastornati: tutto più lungo, tutto più complesso rispetto al passato. Un lavoro tecnico, questo, merito di Chad Stahelski e della sua direzione illuminata in questo genere, che valorizza ogni scontro, sparatoria o inseguimento come se fosse l'unico. Il ritmo è per questo molto deciso e sostenuto, anche se il film trova volentieri il tempo di riprendere fiato con sprazzi narrativi forse un po' lunghi ma interessanti, atti all'approfondimento del mondo criminale del franchise, della sua gerarchia e delle sue dinamiche. Per essere il terzo capitolo di una saga basata su di un assassino in cerca di vendetta per il proprio cane, la crescita è stata esponenziale e volontariamente esagerata, volta a una benvenuta esasperazione action alla The Raid. Ecco perché di John Wick non ne avremo mai abbastanza.

8

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