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Jo Pil-ho: L'alba della vendetta, la recensione del film originale Netflix

Un poliziotto corrotto si trova invischiato in un giro pericoloso nell'action-thriller diretto da Lee Jeong-Beom, già autore del cult The man from nowhere.

recensione Jo Pil-ho: L'alba della vendetta, la recensione del film originale Netflix
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Jo-pil Ho è un agente corrotto del distretto di Ansan: l'ufficiale non esita infatti a usare le proprie conoscenze per organizzare, in complicità con piccoli criminali che sono poi i reali esecutori, svariate rapine e ottenere un guadagno sicuro in quanto protetto dalla legge che egli stesso rappresenta.
In Jo Pil-ho: L'alba della vendetta gli Affari Interni gli sono però "addosso" da tempo e stanno cercando in ogni modo di smascherarlo. Quando il protagonista si trova a dover recuperare nel minor tempo possibile un'ingente cifra, decide che il luogo migliore in cui compiere il furto sia un magazzino della polizia nel quale sono momentaneamente custoditi i soldi sporchi, oggetto di indagini, della più ricca compagnia del Paese.

Con la collaborazione di Han Ki-Chul, un ragazzo con qualche precedente che ha tirato in più occasioni fuori di galera, l'uomo prepara il piano in ogni minimo dettaglio ma è ignaro che qualcun altro abbia fatto irruzione la sera stessa nella struttura, distrutta poco dopo da una devastante esplosione nella quale Han Ki-Chul perde la vita.
Ben presto il poliziotto scoprirà che dietro tutto vi sono proprio i proprietari della suddetta società, pronti a tutto pur di far sparire ogni prova, e si troverà invischiato in un giro pericoloso nel quale rimane coinvolta anche la giovanissima Mi-na, ragazza dal carattere ribelle nonché ex fidanzata del defunto.

Bad police

Non siamo ai livelli del cattivo tenente interpretato da Harvey Keitel nel classico di Abel Ferrara, ma certamente il protagonista di Jo Pil-ho: L'alba della vendetta non si può certo dire un modello da seguire: proprio sulla graffiante e amorale caratterizzazione del personaggio principale si concentra così l'ambiguità di un film stratificato e non sempre di facile assimilazione. Lee Jeong-Beom, regista di cult del calibro di The man from nowhere (2010) e No tears for dead (2014), offre qui una visione sporca e impietosa di una società intera che penzola di fronte al Dio denaro, elemento che muove per gran parte della visione le mosse delle figure coinvolte, siano questi i puri villain (dal carattere quasi caricaturale) o gli stessi, cosiddetti, "buoni".
E proprio seguendo questa scia anche la narrazione opta per soluzioni meno immediate del previsto, lasciando la vendetta del titolo all'intenso finale (che viaggia su soluzioni ardite che potrebbero sfiorare il ridicolo) e riempendo il precedente minutaggio con un grigiore umano squallido e brutale, tra medici che praticano aborti in cliniche illegali e boss di compagnie per cui la vita umana vale meno di zero.

Soldi sporchi

La duplicità del conflitto interiore che riguarda l'ufficiale al centro del racconto, che si riscontra anche nell'epilogo tra sogno e realtà che lascia volutamente aperte più possibilità, permette al contempo di creare notevoli sfumature nella gestione delle dinamiche interpersonali, con una particolare attenzione per il ruolo di Mi-na, che imbastisce ulteriori spunti che guardano a grandi buddy-movie del passato come Leon (1994), qui in un'ottica assai meno iconica. Tra citazioni a classici indigeni come il dramma in costume The Throne (2015) o a serie animate cult quali L'attacco dei giganti, le oltre due ore di Jo Pil-ho: L'alba della vendetta (disponibile nel catalogo Netflix come originale) viaggiano così tra un'ironia nera e quasi grottesca e un'anima action che, pur concentrandosi in particolar modo nella convulsa e succitata conclusione, dispensa una notevole dose di violenza, con il sangue sparso a fiotti e imprevedibili colpi di scena che aumentano ulteriormente la drammaticità dell'insieme, gettando qua e là anche qualche spunto di riflessione sul rapporto tra la gioventù coreana e i "cosiddetti adulti" che dovrebbero fungere ad esempio.
La suggestiva colonna sonora, crescente di pari passo con l'enfasi che avvolge i protagonisti, e una solida mano in fase di regia fanno chiudere un occhio su alcune evidenti forzature e momenti "di calo" che smorzano parzialmente il ritmo.

Jo Pil-ho: L'alba della vendetta Un action/thriller in cui l'azione si limita a sortite sporadiche, ma di ferale e gustosa violenza, e l'attenzione si concentra soprattutto sulla sporcizia morale che dilaga ovunque, sia nelle alte sfere commerciali che tra gli stessi distretti di polizia. E non è un caso che il protagonista sia proprio un agente corrotto, fattore che permette di rimarcare questa ambiguità fino all'evento chiave, nell'ultima parte, che si riconcilia ai più classici canoni del genere. Jo Pil-ho: L'alba della vendetta mette di nuovo in mostra il mestiere ormai consolidato dello specialista Lee Jeong-Beom, già regista tra gli altri del notevole The Man From Nowhere (2010) e anche autore della sceneggiatura, il quale sceglie in quest'occasione un approccio meno immediato che, come un diesel, parte lento per poi esplodere nel finale. Le due ore di visione risentono in parte di questa lentezza iniziale, e alcune forzature non sono sempre credibili, ma il film possiede comunque degli innegabili punti di forza proprio nelle sue scelte scomode.

6.5

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