ROMA 2012

Recensione Jimmy Bobo: Bullet to the Head

Tra Rocky e Rambo, c'è Jimmy Bobo!

Recensione Jimmy Bobo: Bullet to the Head
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Scrittore, regista e produttore di alcuni tra i più celebrati progetti cinematografici appartenenti al mondo del western più classico e del thriller ricco di azione: il nome di Walter Hill è uno di quelli che ha fatto la storia del cinema, con una carriera radicata nel tempo. Regista di una ventina di film a soggetto e collaboratore della HBO (suo il pilota di Deadwood), è da sempre elogiato dalla critica per il suo stile molto viscerale e davvero unico. Moltissimi i titoli di spicco della sua filmografia: L'eroe della strada (il suo debutto alla regia nel 1975), 48 Ore, Ancora 48 Ore, I guerrieri della notte, I Guerrieri della palude silenziosa e alcuni altri tra i più innovativi film d'azione a Hollywood. Tutte informazioni fondamentali per avvicinarsi a Bullet to the Head con la giusta dose di venerazione e interesse, soprattutto visto che il regista era ormai lontano dal grande schermo da anni. E se tutto ciò non dovesse bastare, l'attore protagonista della pellicola è Sylvester Stallone: cosa ne verrà fuori dall'incontro tra queste due icone classiche del cinema d'azione?

La strana (classica) coppia

Jimmy Bobo (Sylvester Stallone) è un noto sicario di New Orleans, ha una sua strana morale e un modo d'agire molto diretto, soprattutto quando si tratta di difendere qualcosa di personale o di vendicare il suo partner, ucciso da uno spietato killer. Seguendo le tracce di Keegan (Jason Momoa) si ritrova costretto a collaborare con il detective di Washington Taylor Kwon (Sung Kang), un poliziotto della nuova generazione, tutto morale e tecnologia. Posizionati ai due lati opposti della immaginaria linea della giustizia, i due dovranno imparare a fidarsi l'uno dell'altro, almeno fino a quando non riusciranno a catturare la loro preda e difendere quello che più amano. Cosa succederà dopo? Questa è un'altra storia.

Il buono, il brutto e il cattivo

La sceneggiatura di Bullet to the Head è tratta dalla graphic novel Du Plomd Dans La Tète, scritta da Matz (pseudonimo di Alexis Nolent) e illustrata da Colin Wilson, una storia che ha subito appassionato lo sceneggiatore Alessandro Camon: "L'ho amata subito. La premessa centrale del romanzo è molto forte. Il conflitto fra i due protagonisti non è semplicemente uno scontro di personalità. Infatti ognuno vorrebbe uccidere l'altro. Ma questo scenario ha offerto l'opportunità di una grande commedia al fianco di un dramma intenso". Un accostamento di generi che bene viene espresso dall'impostazione della narrazione, che si muove con eleganza tra l'azione estrema, il poliziesco e l'ironia scaturita da personaggi che sanno come essere perfettamente integri senza prendersi troppo sul serio. E qui risulta innegabile la maestria registica di Walter Hill che, persino nell'era in cui ogni ritorno al passato appare una macchietta dell'originale, riesce a confezionare una pellicola in un compiuto stile classico, ma che non appare mai fuori moda. Sarà merito dell'ambientazione naturale di una città come New Orleans, la fotografia patinata sporcata da un palpabile senso fumoso, la famigliarità che tutti i componenti sembrano avere con la pellicola... o semplicemente i suoi protagonisti. Con un attore come Sylvester Stallone è impossibile bloccare i rimandi mentali con i grandi film d'azione degli anni 80 e il paragone, seppur involontario, con i personaggi di Rocky o Rambo è istintivo. È attorno al suo personaggio che gira l'intera pellicola e, nonostante non sia più un disilluso giovane attore sbarcato a Hollywood, Stallone riesce a gestire a pieno il peso della storia. Ben piantato all'interno della psicologia del sicario deciso ma con un ben celato cuore tenero, si alterna tra i più dinamici combattimenti e la naturale comicità scaturita dallo scontro di due personalità settate in periodi storici completamente diversi. Il dibattito scenico tra Jimmy Bobo e Taylor Kwon sembra venir fuori dai vecchi libri di storia del cinema, quando le chiacchierate in macchina tra improvvisati e momentanei partner, che normalmente sarebbero stati acerrimi nemici, erano la punteggiatura nella sceneggiatura di un buddy movie. Qualcosa che molti film nel passato recente hanno cercato di imitare invano e che, invece, Walter Hill riesce e riportare in scena con la più nostalgica convinzione. E se l'accoppiata Stallone/Kang costituisce la base emotiva della narrazione, Jason Momoa contribuisce invece a quell'aspetto prettamente fisico che regala adrenalinici momenti di gioia cinematografica. Magari tra le sue possenti mani pistole e serramanico sembrano poco adatti e un po' ridicoli, ma basta avvicinarsi al combattimento finale per assaporare una scena degna del migliore mash-up tra Game of Thrones e Rambo: favolosa!

Jimmy Bobo: Bullet to the Head Bullet to the Head è puro intrattenimento old fashioned, dove armi, inseguimenti e relazioni emotive vivono in equilibrio tra loro, senza mai sforare. Una miscela che solo un regista di grande esperienza come Walter Hill, supportato da un cast che non è certo alla sua prima esperienza di genere, poteva realizzare e rendere modernamente divertente.

7

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