Recensione Jem e le Holograms

Ve lo ricordate il cartone animato di Jem? Se la risposta è sì, forse sarebbe meglio per voi non avvicinarvi alla versione cinematografica...

recensione Jem e le Holograms
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Nell'era cinematografica in cui le idee originali faticano a nascere e trasformarsi in dei successi, sempre più spesso ci troviamo davanti a Studios che cercano di portare sul grande schermo vecchi successi del passato: che si tratti di libri, fumetti, favole o giocattoli poco importa, basta che funzioni. E, in molti casi, dobbiamo ammettere che questo meccanismo ha davvero portato dei buoni risultati, con franchise che si sono presto trasformati in indiscussi successi internazionali. Ma non si può certo dichiararla una regola, perché prima o poi qualcosa andrà storto... sì, stiamo parlando proprio di Jem e le Holograms, adattamento del 2015 (arrivato però nei cinema italiani soltanto adesso) ispirato al celebre prodotto Hasbro da cui era stata tratta una iconica serie animata. I presupposti del passato portavano tutti a pensare a un grande successo, anche perché Jem era già all'epoca, seppur esteticamente caratterizzata da un look forte e deciso, simbolo del messaggio alla base di ogni produzione teen (e non solo) contemporanea: quello dell'emancipazione femminile, del credere sempre in se stessi e accettarsi con le proprie diversità, del valore dell'onestà e dell'integrità nel processo di crescita personale. Ma lo faceva in modo originale e appassionante: "Era assolutamente imprevedibile. Non seguiva nessuna regola né andava nella direzione tipica dei cartoni animati. Il robot audiovisivo Sinergy (chiamato Energy nella versione italiana della serie) trasformava Jem e le Holograms in eccitanti avatar e loro cantavano e suonavano, lottavano contro le Misfit e vivevano grandi avventure. Andavano dappertutto. Questo genere di coraggio era una cosa che gli altri cartoni animati semplicemente non offrivano, per questo mi colpiva da bambino. È stato fonte d'ispirazione e mi ha formato durante la crescita", confessa il regista Jon M. Chu. Ma come prendere una icona del passato e renderla allettante non solo per un pubblico di intramontabili nostalgici? Semplice... aggiungendoci YouTube.

Star per caso

Dopo la morte del padre, Jerrica (Aubrey Peeples) e sua sorella Kimber (Stefanie Scott) si sono trasferite a vivere con la zia in un paesino di provincia. Qui sono cresciute insieme a Shana e Aja (Hayley Kiyoko) come una strana e affiatata famiglia, legata dalla passione per la musica. Ognuna di loro ha uno spiccato talento per qualcosa e un suo stile e carattere ben definito, che spesso si scontra con quello delle altre, ma riescono sempre a trovare il modo di ritornare in sintonia. Una sera Jerrica registra il video di un suo brano che Kimber decide di postare su YouTube a sua insaputa: nel video Jerrica indossa una parrucca rosa e si fa chiamare con il nome di Jem, così come amava chiamarla sempre suo padre. Nel giro di una notte il video diventa virale e tutti vogliono scoprire il segreto che si nasconde dietro Jem. Così le quattro ragazza vengono catapultate a Los Angeles dove, guidate dagli addetti della Starlight Music, si trasformano in una rock band al femminile dal look stravagante, capace di far impazzire le folle.

Succede sempre così

Potremmo non scrivere nulla di più eppure siamo sicuri che riuscireste a capire la totale evoluzione della trama. Infatti Jem e le Holograms non si lascia sfuggire nessuno dei colpi di scena e delle risoluzioni classiche di questo tipo di film: la solitudine dovuta all'allontanamento da casa, il distacco dalla sua famiglia per colpa della fama, il nascere di un amore all'interno di un ambiente apparente ostile, il conflitto con chi ti consiglia di non essere te stesso... dobbiamo continuare? Che cosa è rimasto dell'originale Jem e le Holograms in questo progetto? Qualche striscia di ombretto fucsia, le parrucche colorate, gli orecchini a stella e Sinergy e potrebbero anche bastare, visto che stiamo parlando di un adattamento e non di una riproduzione fedele della serie animata, se non fosse che tutti questi richiami sono inseriti nella storia in modo decisamente sbagliato. Dietro le avventure di Jem c'erano delle motivazioni valide che la spingevano a comportarsi in un determinato modo, a scegliere di assumere un'identità segreta che la distinguesse dalla Jerrica di tutti i giorni. Jem aveva dei valori in cui credere, delle convinzioni e una passione che sono completamente spariti in questo film. La Jerrica del cinema non cerca la fama, viene costretta ad essa dal comportamento della sorella: appare quasi disinteressata a tutto quello che la circonda, vittima degli eventi, interessata solo a inseguire il ricordo di suo padre in una sorta di surreale caccia al tesoro atemporale. E, man mano che la sua ricerca va avanti, perdiamo di vista ogni richiamo a Jem, la vera Jem di cui tutti ci eravamo innamorati, ritrovandoci incastrati in una narrazione che non ci appassiona, non ci scuote, non ci stupisce, ma è solo una collezione di clichè, sorrisi e canzonette cantate per esprimere ogni apparente conflitto emotivo. L'interesse si riaccende in quelle poche scene in cui, tra una giacca con le spalline, una ciocca di capelli colorati e tanti glitter, riusciamo a rivedere il fantasma di quello che era... ma, proprio come un'apparizione soprannaturale, il tutto dura troppo poco per essere sicuri che sia successo davvero.

Jem e le Holograms Se questo film non si chiamasse Jem e le Holograms non ci sarebbero problemi: si tratterebbe di una scialba storia per teenager, con all’interno tutti gli elementi che tanto piacciono al target. Non troppo brillante, non troppo originale, nemmeno troppo straziante, ma qualcosa di già visto molte volte, con canzoni orecchiabili e scene musicali piacevoli da vedere, ma che non ti rimangono nella mente. Ma in questo Jem e le Holograms manca completamente Jem, la gemma che avrebbe portato tutto al successo... e scusate se è poco.

5

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