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Jailbreak, la recensione dell'action movie disponibile su Netflix

Un team di poliziotti deve proteggere, all'interno di un carcere, un testimone chiave da un'orda di prigionieri in sommossa.

recensione Jailbreak, la recensione dell'action movie disponibile su Netflix
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La polizia cambogiana ha appena arrestato un gangster conosciuto col soprannome di Playboy, unico membro maschile della celeberrima gang della Farfalla. La leader dell'organizzazione criminale ha intenzione di eliminare l'ex-socio per paura che questi riveli la sua identità, tuttora sconosciuta, e per farlo promette una lauta ricompensa ai prigionieri del carcere locale dove Playboy sarà presto rinchiuso. In Jailbreak tre agenti indigeni e un ufficiale vissuto per gran parte della sua vita a Parigi hanno il compito di scortare il testimone all'interno della struttura ma poco dopo il loro arrivo ha luogo una sommossa: attraverso l'uso delle arti marziali i Nostri dovranno proteggere Playboy a ogni costo prima dell'arrivo dei soccorsi.

Colpo dopo colpo

Jimmy Henderson, nome inglese ma nazionalità italiana, ha trovato terreno fertile in Cambogia dove prosegue da diversi anni una fortunata carriera registica. Il suo ultimo lavoro, presentato al Far East Film Festival 2017, segna uno spartiacque nel cinema indigeno un po' come fece The Raid - Redenzione (2011) per la scena indonesiana, proponendosi come primo action movie nazionale rivolto a un pubblico globale. E già nella struttura narrativa Jailbreak (disponibile su Netflix) ricorda il cult con protagonista Iko Uwais, sostituendo al palazzone abbandonato una struttura carceraria da percorrere in lungo e in largo per compiere la missione affidata dai superiori. Quattro agenti, tre uomini e una donna (interpretata dalla campionessa di MMA Tharoth Sam), si trovano ad affrontare decine e decine di avversari attraverso stretti corridoi o all'interno delle celle carcerarie in un'apoteosi action filmata con un notevole dinamismo stilistico, con inquadrature sempre capaci di cogliere la solidità dei combattimenti a mani nude e un paio di piani sequenza di notevole fattura. La tecnica marziale in questione, sconosciuta finora al grande pubblico occidentale, è quella del bokator, che predilige secchezza e sobrietà a virtuosismi fini a se stessi ma capace di coinvolgere ugualmente grazie all'atletismo dei giovani interpreti, le cui sfide sono spesso accompagnate da un'incalzante e piacevole colonna sonora. La trama, volutamente risicata, intrattiene grazie a una comicità semi demenziale che porta un po' di leggerezza tra una tenzone e l'altra.

Jailbreak Sorta di versione cambogiana del primo The Raid, Jailbreak è un action movie duro e puro che a dispetto di una trama palesemente approssimativa offre un sano spettacolo di genere, facendo conoscere per la prima volta al pubblico internazionale l'arte marziale indigena del bokurat, al centro della maggior parte del minutaggio nei furiosi e avvincenti scontri a mani nude tra i quattro poliziotti protagonisti e l'intera popolazione carceraria in sommossa. Il regista Jimmy Henderson, italiano a dispetto del nome anglofono, dirige con stile e inventiva centrando sempre il giusto punto di vista per riprendere le secche e trascinanti coreografie, trovando adeguato carisma fisico e attoriale nelle performance del cast.

7

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