Jack Reacher 2: Punto di non ritorno, la recensione

Dopo La prova decisiva, ecco arrivare nelle sale il sequel di Jack Reacher, Punto di non ritorno. Cruise sulle orme di Mission: Impossible.

Jack Reacher 2: Punto di non ritorno, la recensione
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Fa l'autostop come il Rambo di Sylvester Stallone: ciò la dice lunga sulla caratterizzazione di un personaggio - il giustiziere solitario Jack Reacher - volutamente ispirato agli action heroes anni '80. E il sequel de La prova decisiva, ovvero Jack Reacher 2: Punto di non ritorno, accentua l'anima retrò di una saga ispirata ai romanzi del britannico Lee Child (pseudonimo di Jim Grant). Dimenticate la connotazione da poliziesco hard boiled del primo capitolo. Il sequel con Tom Cruise nuovamente nei panni dell'ex investigatore militare strizza l'occhio agli spy movie della serie Mission:Impossible, con la star di Top Gun impegnata a rispolverare mosse e intuizioni del "vecchio" alter ego Ethan Hunt. Stavolta Reacher deve scagionare dall'accusa infamante di spionaggio il maggiore Susan Turner (la Cobie Smulders di The Avengers). Nel farlo, si ritroverà invischiato in traffici illeciti compiuti in territorio di guerra da contractor privati alle dipendenze del Governo. Come se non bastasse, l'ex decorato dovrà proteggere da mercenari addestrati una giovane che ritiene essere la propria figlia.


In fuga per tre

Tom Cruise si conferma action man a tempo indeterminato, attempato eroe d'azione che non cede dinanzi all'inevitabile e disgraziato avanzare dell'età che afflige i comuni mortali. Picchia duro, giustizia di notte (e pure di giorno), randella h24. Però, proprio per non scadere nel fantasy - è pur sempre un uomo di 50 anni che spesso combatte contro giovani più alti e nerboruti - stavolta le prende anche. Vistosi ematomi coprono la faccia di Reacher, che a più riprese necessità dell'aiuto della "cazzutissima" maggiore Turner oppure di un diversivo per scampare alla furia omicida dell'esaltato killer col volto di Patrick Heusinger. Le sequenze action vengono sfumate da siparietti comici che hanno luogo tra i tre protagonisti in fuga, in cui emergono inusuali (almeno per il genere e per il carattere da lupo solitario del protagonista) elementi del romance, contribuendo a far sì che Jack Reacher 2: Punto di non ritorno viri in direzione diametralmente opposta al primo capitolo, evitando così nocivi effetti déjà-vu, sebbene siano onnipresenti gli ingredienti "a là Reacher": una rissa in un fast food, i motel malfamati, gli inseguimenti e le indagini.

Hardy Tom

In Jack Reacher 2: Punto di non ritorno l'attore di Jerry Maguire incarna il senso di giustizia (e i colpi) dello Steven Seagal prima maniera, l'allergia al sistema del Clint Eastwood ispettore Callaghan, la profonda distonia con ciò che lo circonda del reduce dal Vietnam John Rambo. Ha il sapore di un revival action, questo secondo capitolo della saga. Si nutre delle scazzottate vecchia maniera e dei clichè dei film di genere anni '80, del rifiuto per gli effetti digitali a favore di sequenze d'azione realizzate in maniera artigianale. E proprio l'idiosincrasia con la Hollywood moderna è il tratto somatico che più caratterizza il film di Edward Zwick. Con un Tom Cruise in versione last action heroes che, nonostante i graffi e i lividi, guarda ancora da lontano il viale del tramonto.

Jack Reacher: Punto di non ritorno Jack Reacher 2: Punto di non ritorno è il film ideale per chi è alla ricerca di un action solido e vecchia maniera. Tom Cruise non è più il "supereroe" del passato, ma non ha paura di mostrare i propri limiti fisici dovuti all'avanzare dell'età. Il sequel sull'eroe d'azione nato dalla penna di Lee Child coniuga elementi dello spy movie con un'estetica da film di genere anni '80.

6.5

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