Recensione Jack e Jill

Quando la "coppia" scoppia...

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In patria, Adam Sandler - un po’ come il Mike Myers di Austin Powers - è (giustamente) considerato un guru della comicità demenziale, capace di mantenersi su una media costante di 100 milioni di dollari di incasso per ogni film grazie a un umorismo polivalente per ogni fascia di pubblico, dall’adulto all’adolescente fino al bambino. Insomma, basta il suo nome su una locandina per attirare la gente al cinema.
Assai diversa è però la considerazione che si ha di lui qui in Italia, dove, seppur non meno famoso, non ha mai raggiunto una vera e propria affermazione artistica né cifre oltremodo eclatanti al botteghino - basti pensare che le pellicole più riuscite nelle quali l’abbiamo visto sinora (Terapia d’urto (2003), L’altra sporca ultima meta (2005), Cambia la tua vita un click (2006) e Io vi dichiaro marito e marito (2007), tanto per citare qualche titolo) non sono mai andate oltre l’ordinario - riuscendo ad essere classificato dai più soltanto come un popolarissimo “cretino”.
Ma, al di là di quello che è il pensiero collettivo, le risate procurateci da Sandler nell’arco di questi ultimi dieci anni ci inducono a pensare di trovarci davvero di fronte a un fenomeno comico o, come detto, a un guru della commedia. Non tanto perché la sua comicità sia diversa da quella di altri colleghi nostrani o d’oltreoceano, ma proprio per il fatto che Sandler è riuscito, durante la sua carriera, a crearsi un’immagine di sé che trova nell’autoironia il suo fattore vincente, anche senza il bisogno di pronunciare battute.

INSEPARABILI...(?)

Pellicola, questa che segna la settima collaborazione tra Sandler e il regista Dennis Dugan, con la quale il comico brookliniano decide di portare all’eccesso il tasso di autoironia della sua immagine rendendola non solo componente primaria di se stesso ma vero e proprio cavallo di battaglia dell’intero racconto.
Racconto che prende in esame le vicende del pubblicitario Jack Sadelstein, il quale si vede costretto, quest’anno come ogni anno, a ospitare la sorella gemella Jill per il Giorno del ringraziamento, sottostando al suo carattere esuberante e ai continui guai che questa gli procura.
In un turbinio di situazioni stravaganti e ai limiti del tragicomico, il rapporto tra Jack e Jill subirà tuttavia un significativo cambiamento, che porterà i due fratelli a scoprire parti delle rispettive personalità che non avrebbero mai pensato di possedere.
Le premesse sono chiare: benché Jack e Jill, come qualsiasi altra commedia interpretata da Adam Sandler dall’inizio della sua carriera, si proponga agli spettatori solo e soltanto per quello che è, ovvero nient’altro che un divertissement per famiglie, nasconde un intento ben più sofisticato, che racchiude in sé un po’ tutto il senso del nostro precedente discorso. Ambisce, cioè, a una sorta di rivisitazione/innovazione dell’immagine di Sandler, che, per l’occasione, si sdoppia interpretando sia il personaggio di Jack che quello della sorella Jill, imbattendosi in un esperimento curioso e potenzialmente interessante ma che finisce per assomigliare a una brutta copia carbone di quello tentato - invano - da Eddie Murphy con Il professore matto (1996).
Non è tanto la sua doppia interpretazione a non convincere, quanto l’intero impianto narrativo della pellicola, che propone gag e situazioni ultra note non destando quasi mai il minimo sussulto e affidandosi più all’effetto sorpresa rappresentato dai personaggi “esterni” che non alla verve comica del protagonista.

ADAM & AL

Di questo, la pellicola soffre parecchio, perché i momenti veramente riusciti non sono infatti quelli con al centro le acrobazie di Sandler bensì le varie parentesi che vedono l’entrata in scena - anche solo per pochi istanti - degli appena citati personaggi “esterni”, come ad esempio l’ex cestista Shaquille O’Neill, Johnny Depp e soprattutto Al Pacino, che interpreta se stesso rivestendo un ruolo fondamentale ai fini della storia e rivelando un talento comico fino ad ora poco sfoggiato.
E, a questo punto, sorge quantomeno spontanea una domanda: visto che il vero pregio dell’intero film risiede proprio nel personaggio di Pacino, non era molto più semplice affidare a lui il ruolo di uno dei protagonisti - attuando un procedimento molto simile a quello del riuscito Terapia d’urto che vedeva la star (in quel caso un gigantesco ed irriverente Jack Nicholson) contro il giovane comico di successo (Sandler) - lasciando da parte l’esperimento del “doppio”?
Allora sì che questa sarebbe stata veramente una commedia coi fiocchi e non un poco sensato escamotage per rilanciare la carriera di Sandler dopo le recenti brutte - e assai poco redditizie, almeno da noi - prove rappresentate da Funny People (2009), Un weekend da bamboccioni (2010) e Mia moglie per finta (2011), alle quali Jack e Jill si va purtroppo ad accodare.

Jack e Jill Dalla settima collaborazione tra il regista Dennis Dugan e l’attore Adam Sandler nasce una commedia che adotta gag risapute e situazioni comiche incapaci di andare oltre il comune stereotipo. Il doppio ruolo interpretato da Sandler funziona poco e annaspa, ragion per cui lo spettatore si trova costretto a cercare il vero divertimento nei camei d’eccezione di Shaquille O’Neill, Johnny Depp e di un Al Pacino in versione comica che sarebbe stato l’ideale spalla del protagonista al posto della sua "nemesi" femminile.

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